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Sentenza

Sentenza n. 3886/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5

per la riforma della sentenza del T.a.r. per la Campania, Sezione Sesta, n. 4919 del 30 agosto 2023, resa inter partes, concernente un provvedimento di demolizione di opere edilizie abusive e ripristino dello stato dei luoghi.

Giustizia amministrativa202402602

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza comunale di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi relativa a un manufatto abitativo di circa 80 mq realizzato senza titolo edilizio, con sanzione pecuniaria in caso di inottemperanza

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

In primo grado il ricorrente aveva impugnato l'ordinanza di demolizione, i verbali di accertamento e i verbali di sequestro, deducendo difetto di istruttoria, carenza di motivazione e mancato bilanciamento tra interessi pubblici e privati, nonché mancata valutazione di una sanzione diversa dalla demolizione. In appello ha censurato la sentenza del TAR sostenendo, anzitutto, che il vincolo paesaggistico non comportasse un divieto assoluto di edificabilità e lamentando il difetto di istruttoria; ha poi dedotto l'illegittimità della demolizione per la pendenza del sequestro penale; infine ha contestato la sproporzione della sanzione demolitoria rispetto alla gravità dell'abuso, invocando una diversa graduazione della risposta sanzionatoria e richiamando anche violazione delle norme sul procedimento, difetto di motivazione, eccesso di potere, erroneità dei presupposti, legittimo affidamento e proporzionalità.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto integralmente l'appello e confermato la sentenza del TAR. Quanto al primo motivo, ha rilevato che il manufatto, realizzato senza alcun titolo, aveva consistenza plano-volumetrica significativa: circa 80 mq, con altezza al colmo di circa 4,30 metri, altezza alla gronda di circa 3,45 metri, zatterone, infissi, tramezzature e predisposizione degli impianti. Tali caratteristiche giustificano la sanzione demolitoria. Quanto al sequestro penale, ha affermato che la sottoposizione dell'immobile a sequestro non incide sulla legittimità dell'ordinanza di demolizione, ma può determinarne soltanto una temporanea inefficacia esecutiva, fino al dissequestro; spetta all'interessato chiedere all'autorità giudiziaria penale il dissequestro necessario per ottemperare. Quanto alla proporzionalità, ha ribadito che la repressione degli abusi edilizi è attività vincolata e che l'ordinanza di demolizione costituisce atto dovuto, corrispondente all'interesse pubblico al ripristino dello stato dei luoghi, senza necessità di una specifica comparazione con l'interesse privato o di graduazione discrezionale della sanzione in relazione alla gravità dell'abuso. L'appellante è stato condannato alle spese del grado, liquidate in € 3.000, oltre accessori se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 27 d.P.R. 380/2001

    Il TAR ha ritenuto applicabile la disciplina repressiva edilizia, in relazione all'intervento realizzato senza titolo e alla trasformazione d'uso del terreno; il Consiglio di Stato ha confermato il rigetto dell'appello sulla base della consistenza dell'opera e della natura dovuta della demolizione.

  • artt. 27 ss. d.P.R. 380/2001

    La realizzazione senza titolo di un manufatto di significativa consistenza plano-volumetrica legittima l'adozione dell'ordine di demolizione.

  • art. 85 disposizioni attuative del codice di procedura penale

    Il destinatario dell'ordine di demolizione deve chiedere al giudice penale il dissequestro dell'immobile per poter procedere all'ottemperanza; il sequestro non rende illegittima l'ordinanza, ma ne può temporaneamente impedire l'esecuzione.

  • art. 3 l. 241/1990

    La motivazione dell'ordine demolitorio risulta soddisfatta dall'accertamento dei presupposti di legge per l'adozione della misura repressiva.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito il presupposto per disporre l'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi dell'appellante.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, insieme alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell'oscuramento dei dati identificativi dell'appellante.

Massime di principio

  • La realizzazione senza titolo di un manufatto edilizio dotato di significativa consistenza plano-volumetrica e destinazione abitativa giustifica l'ordine di demolizione; la natura e l'entità dell'opera escludono che si tratti di un intervento edilizio di modesta rilevanza sottratto alla sanzione demolitoria.
  • Il sequestro penale dell'immobile abusivo non determina l'illegittimità dell'ordinanza amministrativa di demolizione. Esso può incidere soltanto temporaneamente sull'esecutività dell'ordine, fino alla cessazione del vincolo, spettando al destinatario chiedere al giudice penale il dissequestro necessario per ottemperare.
  • La repressione degli abusi edilizi è esercizio di attività vincolata: accertata la realizzazione abusiva, l'ordinanza di demolizione costituisce un atto dovuto e non richiede una specifica ponderazione dell'interesse pubblico al ripristino con l'interesse privato alla conservazione dell'opera.
  • L'ordine di demolizione di un abuso edilizio non è illegittimo per il solo fatto che l'interessato invochi una sanzione meno afflittiva o una diversa graduazione della risposta amministrativa, quando ricorrono i presupposti per la demolizione.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneProporzionalità e ragionevolezzaEfficacia ed esecutorietà

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