Sentenza n. 3249/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Lazio che aveva accolto l'opposizione di terzo dell'aggiudicataria, riformando la precedente sentenza relativa all'annullamento della procedura per l'affidamento di concessioni demaniali marittime e alla posizione della concessionaria del lotto n. 14
Esito
Favorevole al resistente (stazione appaltante)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società concessionaria ha appellato la sentenza del TAR Lazio che aveva accolto l'opposizione di terzo proposta dall'associazione risultata aggiudicataria della procedura relativa al lotto n. 14. In primo grado la società aveva impugnato il bando e gli atti della procedura per l'affidamento di 37 concessioni demaniali marittime sul litorale di Roma Capitale, deducendo, tra l'altro, la violazione dell'art. 103, comma 2, del d.l. n. 18/2020, della disciplina regionale del Lazio sulle concessioni demaniali marittime e, in particolare, degli artt. 46, 47 e 53-bis della l.r. Lazio n. 13/2007, nonché l'illegittimità dell'indizione della gara in assenza dell'approvazione del Piano di utilizzo degli arenili comunale. Il TAR aveva annullato la procedura e riconosciuto la conservazione temporanea dell'efficacia della concessione fino a 90 giorni dopo la cessazione dell'emergenza sanitaria, respingendo invece la pretesa di ulteriore proroga della concessione. L'associazione aggiudicataria aveva successivamente proposto opposizione di terzo ex art. 108 c.p.a.; il TAR l'aveva accolta, ritenendo che l'art. 19, comma 3, del regolamento regionale n. 19/2016 consentisse procedure competitive transitorie anche nelle more dell'approvazione del PUA comunale. In appello la società ha contestato l'accoglimento dell'opposizione di terzo, chiedendo la riforma della sentenza e la declaratoria di inammissibilità o il rigetto dell'opposizione. Il Consiglio di Stato non ha esaminato tali motivi di merito, ritenendo l'appello privo di interesse attuale.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha dichiarato l'appello inammissibile per difetto di interesse ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a. La sentenza del TAR del 2022, non appellata nella parte rilevante, aveva stabilito con efficacia di giudicato interno che la concessione della società era cessata definitivamente il 29 giugno 2022, ossia 90 giorni dopo la cessazione dello stato di emergenza sanitaria. La società non poteva quindi ricavare alcun vantaggio dall'eventuale accoglimento dell'appello contro la sentenza resa sull'opposizione di terzo: anche l'eventuale annullamento della procedura del 2020 non avrebbe fatto rivivere una concessione ormai scaduta né avrebbe legittimato la permanenza della società sull'area demaniale. La società era pertanto qualificata come occupante sine titulo e priva di un collegamento stabile e giuridicamente tutelato con l'area. Il provvedimento comunale che aveva consentito agli operatori materialmente presenti di proseguire temporaneamente l'attività per la stagione balneare 2025 è stato ritenuto inidoneo a fondare un interesse alla decisione, avendo natura provvisoria e non potendo legittimare la contestazione della procedura del 2020. L'inammissibilità ha esonerato il Collegio dall'esame dei motivi di merito. Le spese del grado sono state integralmente compensate.
Norme richiamate
art. 108 c.p.a.
Disciplina l'opposizione di terzo proposta dal soggetto titolare di una posizione autonoma incompatibile con gli effetti della sentenza pronunciata inter alios.
art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a.
Consente di dichiarare l'inammissibilità del ricorso o dell'appello per difetto di interesse.
art. 103, comma 2, d.l. n. 18/2020
È stato invocato per la conservazione temporanea dell'efficacia delle concessioni durante l'emergenza sanitaria e per i 90 giorni successivi; nel caso concreto tale conservazione è stata ritenuta cessata il 29 giugno 2022.
art. 1, comma 1, d.l. n. 221/2021, convertito dalla l. n. 11/2022
Ha rilevanza per la determinazione della cessazione dello stato di emergenza sanitaria al 31 marzo 2022 e, conseguentemente, della scadenza della concessione 90 giorni dopo.
art. 1, commi 682 e 683, l. n. 145/2018
La domanda di estensione della durata della concessione fondata su tali disposizioni era stata respinta dal TAR; tale statuizione non è stata impugnata e si è consolidata.
art. 182, comma 2, d.l. n. 34/2020
La domanda di estensione della concessione fondata su tale disposizione era stata respinta dal TAR e la relativa statuizione è divenuta coperta da giudicato interno.
art. 19, comma 3, regolamento regionale Lazio n. 19/2016
Secondo la sentenza del TAR resa sull'opposizione di terzo, consente procedure competitive transitorie per l'assegnazione delle concessioni anche nelle more dell'approvazione del PUA comunale.
Massime di principio
- L'impugnazione è inammissibile per difetto di interesse quando, anche in caso di accoglimento, il ricorrente non potrebbe conseguire alcun vantaggio concreto e attuale nella propria sfera giuridica.
- Il concessionario demaniale il cui titolo sia definitivamente scaduto con efficacia di giudicato interno non conserva un interesse giuridicamente tutelato a contestare le vicende della procedura relativa alla medesima area, anche se continui a detenerla materialmente.
- Il giudicato interno formatosi sulla scadenza del titolo concessorio impedisce di rimettere in discussione, in un successivo grado o giudizio, la permanenza della posizione sostanziale del concessionario e rende irrilevante l'eventuale annullamento di atti successivi o collegati.
- Un'autorizzazione amministrativa provvisoria, adottata per garantire la continuità stagionale di attività e servizi nelle more delle nuove assegnazioni, non attribuisce un titolo stabile sull'area né fonda l'interesse a contestare una precedente procedura di gara.
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