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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7349/2025 del 21/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato le richieste di affidamento in prova al servizio sociale e di detenzione domiciliare. Il motivo unico denunciato in Cassazione era il vizio di motivazione ai sensi dell'art. 47 Ord. pen.: secondo la difesa il Tribunale avrebbe fondato il rigetto esclusivamente sul passato criminoso e non avrebbe valutato adeguatamente gli elementi positivi prodotti (nuovo domicilio dichiarato in udienza, offerta di lavoro da parte del fratello Nicola con prospetto di assunzione a tempo indeterminato part-time, e disponibilità dell'Associazione "Centro Zenith" ad accogliere il condannato). La difesa contestava inoltre la rilevanza attribuita a precedenti denunce del fratello e la mancata considerazione dell'assenza di legami dell'istante con la criminalità organizzata e dell'esiguità della pena residua.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto corretta la motivazione del Tribunale di sorveglianza, che non si è limitato a richiamare i precedenti penali ma ha posto in rilievo, come elemento dirimente, lo stato di sostanziale irreperibilità del ricorrente, non superato dalle indicazioni fornite in udienza poiché prive di riscontro documentale. Il Tribunale aveva inoltre considerato inconcludenti le proposte risocializzanti (accoglimento da associazione e offerta di lavoro dal fratello), anche alla luce di informative di polizia e di pendenze recenti. Conseguentemente la Corte ha confermato il rigetto delle istanze e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 47 Ordinamento penitenziario

    La Corte interpreta l'art. 47 come norma che richiede una valutazione prognostica complessiva della personalità e delle condizioni attuali del condannato per l'ammissione all'affidamento in prova, precisando che gravità del reato e precedenti non sono di per sé decisivi in senso negativo ma che devono essere ponderati insieme a condotta attuale, pendenze, informative di P.S., reperibilità e concrete prospettive di reinserimento. Inoltre sottolinea che la continua reperibilità del soggetto è requisito essenziale e la sua irreperibilità può essere valutata negativamente ai fini della concessione della misura.

Massime di principio

  • La condizione di irreperibilità o di "senza fissa dimora" può essere giudicata decisiva e ostativa per l'affidamento in prova: è indispensabile dimostrare documentalmente la reperibilità e il domicilio.
  • Offerte di lavoro o disponibilità di associazioni sono utili ma devono essere documentate concretamente e tempestivamente; produzioni tardive o prive di riscontro possono essere ritenute inconcludenti.
  • Precedenti e reati commessi non comportano automaticamente l'esclusione dalla misura alternativa, ma pesano insieme a pendenze recenti e informative di polizia nel giudizio prognostico.
  • La collaborazione con il servizio sociale è fondamentale: comportamenti che ostacolano la valutazione (es. far "perdere le tracce") possono essere valutati negativamente.
  • In sede di impugnazione in Cassazione, le critiche di merito di natura fattuale difficilmente scalfiscono una motivazione ben articolata; occorre dimostrare un vizio logico-giuridico specifico nella valutazione.
  • La valutazione prognostica richiede un bilanciamento fra elementi negativi (pendenze, irreperibilità) ed elementi positivi (attaccamento familiare, concrete prospettive lavorative), ma la documentazione e la coerenza temporale delle prove offerte sono determinanti.

Testo integrale

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