Sentenza n. 1018/2026 - Palermo, Sezione 3
per l'ottemperanza alla Sentenza n. 1545/2024 (R.G. 5840/22) del Tribunale di Palermo, sezione Lavoro, pubblicata il 09.04.2024 , e notificata il 09.04.2024, passata in giudicato.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario di Palermo che aveva riconosciuto il diritto alla Carta Docente per gli anni scolastici 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza, ai sensi dell'art. 114 c.p.a., per ottenere l'esecuzione della sentenza passata in giudicato del Tribunale di Palermo, sezione Lavoro, che aveva accertato il suo diritto a ottenere la Carta Docente, per un importo annuo di 1.500 euro relativamente agli anni scolastici 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022, oltre interessi e rivalutazione. L'inadempimento dell'amministrazione è stato dedotto nonostante la notifica del titolo e l'inutile decorso del termine previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso nei limiti indicati in motivazione, ritenendo sussistenti i presupposti dell'ottemperanza: il titolo era passato in giudicato e il termine dilatorio per l'adempimento era inutilmente decorso. Ha ordinato al Ministero di dare integrale esecuzione alla sentenza, provvedendo al pagamento delle somme riconosciute, entro sessanta giorni dalla notificazione o comunicazione della decisione. Per l'eventuale ulteriore inerzia, ha nominato commissario ad acta il responsabile pro tempore della DGOSV del Ministero, con facoltà di delega, assegnandogli ulteriori sessanta giorni su istanza di parte. Ha inoltre disposto, ai sensi dell'art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., una penalità di mora pari agli interessi legali sulle somme dovute, decorrente dalla comunicazione o notificazione dell'ordine e fino all'effettivo pagamento oppure, in mancanza, fino alla scadenza del termine assegnato per l'adempimento spontaneo. Il TAR ha precisato che l'incarico di commissario ad acta costituisce munus obbligatorio, non rifiutabile né comprimibile da disposizioni interne dell'amministrazione, e che il commissario deve depositare gli atti esclusivamente tramite il Processo Amministrativo Telematico. Ha avvertito, inoltre, che i ritardi nell'esecuzione del titolo e della sentenza possono comportare responsabilità amministrativa. Il Ministero è stato condannato alle spese di lite, liquidate in 552 euro oltre accessori.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Disciplina il giudizio di ottemperanza e consente al giudice di ordinare l'esecuzione del giudicato, nominare un commissario ad acta e applicare la penalità di mora prevista dal comma 4, lett. e).
art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Consente di disporre una penalità di mora a carico dell'amministrazione inadempiente; nel caso concreto è stata determinata nella misura degli interessi legali sulle somme dovute.
art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Prevede il termine dilatorio per l'adempimento delle amministrazioni alle condanne al pagamento di somme di denaro; il suo inutile decorso è stato ritenuto presupposto per l'ottemperanza.
art. 1, comma 121, l. n. 107/2015
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Costituisce la base normativa del diritto alla Carta Docente riconosciuto dal giudicato posto in esecuzione.
art. 5-sexies, comma 8, l. n. 89/2001
può essere applicata per analogia anche alle altre condanne al pagamento di somme di denaro
La regola sull'assenza di compenso per il commissario, prevista per determinate condanne pecuniarie, è stata applicata analogicamente anche al giudizio di ottemperanza relativo a una diversa condanna al pagamento di somme.
art. 1, comma 777, lett. l), l. n. 208/2015
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Richiamato quale disposizione che ha previsto la formulazione applicabile dell'art. 5-sexies, comma 8, l. n. 89/2001.
art. 26 c.p.a.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Richiamato per la regolazione delle spese del giudizio secondo il principio di soccombenza.
art. 91 c.p.c.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Richiamato quale base della condanna alle spese in favore della parte vittoriosa.
Massime di principio
- Il giudizio di ottemperanza è esperibile per ottenere l'esecuzione di una sentenza passata in giudicato che imponga a una pubblica amministrazione il pagamento di somme di denaro, quando il termine previsto per l'adempimento sia inutilmente decorso dopo la notifica del titolo.
- In presenza dei presupposti dell'ottemperanza, il giudice amministrativo può ordinare all'amministrazione il puntuale e integrale adempimento del giudicato, fissando un termine e nominando, per l'eventuale inerzia, un commissario ad acta con un ulteriore termine per provvedere su istanza di parte.
- Il munus di commissario ad acta, quale ausiliario del giudice, ha natura intrinsecamente obbligatoria e non può essere rifiutato o limitato da disposizioni interne dell'amministrazione di appartenenza.
- La penalità di mora prevista dall'art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. può essere determinata, per l'inadempimento di un obbligo pecuniario risultante dal giudicato, in misura pari agli interessi legali sulle somme dovute, con decorrenza dall'ordine giudiziale di pagamento fino all'adempimento o alla scadenza del termine assegnato per l'esecuzione spontanea.
- La disciplina sull'assenza di compenso per il commissario ad acta prevista dall'art. 5-sexies, comma 8, l. n. 89/2001 può essere applicata per analogia anche ai giudizi di ottemperanza relativi ad altre condanne al pagamento di somme di denaro, quando il commissario nominato sia un dirigente dell'amministrazione obbligata e l'attività rientri nell'onnicomprensività della retribuzione dirigenziale.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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