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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19367/2026 del 27/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso denunciava: (I) violazione di legge e vizio di motivazione relativamente alla sussistenza delle esigenze cautelari, sostenendo che il significativo decorso del tempo dall'epoca dei fatti avrebbe attenuato o escluso la pericolosità, senza pericolo di fuga o di inquinamento probatorio; (II) violazione di legge in tema di adeguatezza e proporzionalità della misura cautelare, lamentando mancanza di motivazione nella scelta della misura meno afflittiva e impossibilità di collocare temporalmente e territorialmente i fatti per carenza di data/luogo (vizio dell'imputazione); inoltre si contestava la valutazione delle intercettazioni relative alla cosiddetta "droga parlata" e la credibilità del collaboratore deceduto D'Agostino.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che le censure costituiscono mera ricomposizione di valutazioni di merito e non un effettivo confronto con la ratio decidendi del provvedimento impugnato. Ha ritenuto corretta e logicamente motivata la valutazione del Tribunale che, alla luce della natura e delle modalità del traffico di stupefacenti, ha riscontrato un pericolo concreto e attuale di reiterazione non escluso dal decorso del tempo. Ha inoltre considerato adeguata e proporzionata la scelta degli arresti domiciliari con controllo elettronico (misura meno afflittiva rispetto alla detenzione in carcere), motivata con riferimento alla gravità dei fatti, alla personalità dell'indagato, alla sua età e alle modalità concrete della condotta. Le censure sulla indeterminatezza spazio-temporale dell'imputazione e sulla qualità della droga sono state ritenute non idonee a incidere sulla tenuta logica della motivazione cautelare. Conseguentemente la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende e ha disposto la trasmissione degli atti per gli adempimenti di cui all'art. 28 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma che definisce le esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento probatorio, di reiterazione). La Corte ha interpretato che la verifica in Cassazione è limitata alla correttezza giuridica e alla coerenza logico-argomentativa della motivazione sulla sussistenza di tali esigenze, senza poter rivalutare autonomamente gli elementi di fatto.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Disciplina i criteri per la scelta della misura cautelare. La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia adeguatamente valutato i criteri di adeguatezza e proporzionalità nella scelta degli arresti domiciliari con controllo elettronico come misura meno afflittiva rispetto alla detenzione.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Elenca i motivi di ricorso per cassazione. La Corte ha applicato autonomamente il principio per cui le censure che si risolvono in una diversa valutazione dei fatti non integrano i motivi di legittimità, rendendo il ricorso inammissibile.

  • art. 28 cod. proc. pen.

    Norma che dispone gli adempimenti per l'esecuzione dei provvedimenti cautelari; la Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla cancelleria per gli adempimenti esecutivi.

  • Corte costituzionale, sent. n.186/2000

    Corte cost., sent. n.186/2000

    Richiamata sul punto della responsabilità nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha rilevato che non sussiste assenza di colpa che giustifichi diversa statuizione sulla sanzione per il ricorrente.

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 2, n.27866/2019; Sez. F, n.47748/2014)

    Sez. 2, n.27866 del 17/06/2019 (Mazzelli); Sez. F, n.47748 del 11/08/2014 (Contarini)

    Precedenti richiamati per il principio secondo cui il sindacato di legittimità sulle misure cautelari è limitato alla verifica della correttezza giuridica e della coerenza logico-argomentativa, escludendo la rinnovazione del giudizio di merito.

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non è sedi di rinnovazione del giudizio di merito: per impugnare con successo una decisione cautelare occorre dimostrare un vizio di legge o una manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione, non semplicemente proporre una diversa valutazione dei fatti.
  • Il mero decorso del tempo tra i fatti e la richiesta della misura cautelare non è, di per sé, idoneo ad escludere le esigenze cautelari: il giudice deve valutare la persistenza della pericolosità in relazione alla natura e al contesto del reato e agli elementi investigativi specifici.
  • La proporzionalità della misura cautelare può giustificare l'applicazione di misure meno afflittive (es. arresti domiciliari con braccialetto elettronico) rispetto alla detenzione in carcere se adeguatamente motivate con riferimento a gravità del fatto, personalità dell'indagato e modalità della condotta.
  • Le contestazioni sulla genericità spazio-temporale dell'imputazione incidono solo se dimostrano che la mancanza di specificità ha effettivamente pregiudicato la tenuta logica della motivazione cautelare; altrimenti non sono sufficienti a infirmare la misura.
  • Per contestare le valutazioni probatorie (es. affidabilità di collaboratori o interpretazione di "droga parlata") occorre indicare elementi specifici che dimostrino l'errore valutativo o la manifesta illogicità, altrimenti si cade nella mera alternativa valutativa non sindacabile in Cassazione.

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