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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10097/2024 del 08/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 31/05/2023 del Tribunale di Palermo che rigettava la richiesta di riesame relativa al decreto di sequestro preventivo del 11/05/2023, finalizzato alla confisca per sproporzione, per la somma di euro 22.420,00. Il ricorrente deduceva: (i) violazione del principio del ne bis in idem cautelare e del diritto di difesa, sostenendo che la stessa somma era già stata oggetto di precedenti decreti di sequestro e in parte restituita; (ii) violazione di legge per insussistenza dei presupposti del sequestro (art. 321 c.p.p.), contestando il fumus commissi delicti e il periculum in mora e sostenendo la lecita provenienza della somma (vincite di gioco e somme riconducibili alla sorella).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso nel suo complesso: il primo motivo è stato ritenuto infondato perché il principio di preclusione ("ne bis in idem cautelare") opera solo quando si tenta di applicare la stessa tipologia di misura sullo stesso bene con identiche premesse giuridiche o fattuali; qui i sequestri avevano finalità diverse (sequestro per profitto ex art.240 c.p. vs sequestro per sproporzione ex art.85-bis DPR 309/1990) e uno degli annullamenti era per vizio formale, che non impedisce la rinnovazione della misura. Il secondo motivo è stato ritenuto inammissibile perché si trattava di censure di merito sulla motivazione del Tribunale, non sindacabili in Cassazione salvo vizio di legge; inoltre le censure generiche sul diritto di difesa sono state ritenute inammissibili per mancata specificazione. Il ricorso è stato quindi respinto e il ricorrente condannato alle spese, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990

    Disciplina il sequestro preventivo finalizzato alla confisca cd. per sproporzione; la misura anticipo della confisca 'allargata' richiede specifici presupposti (es. qualità di condannato per taluni delitti e sproporzione del patrimonio rispetto al reddito/attività).

  • art. 240 cod. pen.

    Prevede la confisca del profitto del reato; il sequestro finalizzato alla confisca per profitto ha diversa natura e presupposti rispetto al sequestro per sproporzione.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Stabilisce i presupposti per il sequestro preventivo (fumus commissi delicti e periculum in mora); il ricorrente contestava l'insussistenza di tali requisiti.

  • art. 309 cod. proc. pen., commi 9 e 10

    Regolano l'annullamento delle ordinanze cautelari e i limiti alla rinnovazione; la Corte ha chiarito che l'annullamento per vizi formali (es. mancanza di motivazione) non impedisce la rinnovazione della misura ai sensi delle previsioni vigenti.

  • art. 322 cod. proc. pen.

    Riguarda il riesame delle misure cautelari; in specie è il procedimento con cui il Tribunale ha riesaminato il primo sequestro.

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Disciplina i requisiti formali del ricorso per cassazione, imponendo l'enunciazione specifica dei motivi con l'indicazione degli elementi di fatto e di diritto; doglianze generiche vengono dichiarate inammissibili.

  • art. 591 cod. proc. pen.

    Prevede le cause di inammissibilità del ricorso per cassazione (tra cui la mancata specificazione dei motivi ai sensi dell'art. 581).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma sulle spese nel procedimento cautelare/impugnatorio; la Corte ha condannato il ricorrente alle spese a norma di questa disposizione.

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamata dal ricorrente in ordine al principio di "ne bis in idem"; la Corte ha ritenuto il richiamo improprio nella specie perché la preclusione cautelare opera solo con riferimento alla stessa tipologia di misura e alle identiche premesse.

Massime di principio

  • Il divieto di "ne bis in idem" in materia cautelare opera soltanto quando si tenta di adottare nuovamente la stessa tipologia di misura reale sul medesimo bene e sulla base delle stesse premesse giuridiche e fattuali; misure diverse (es. sequestro per profitto vs sequestro per sproporzione) possono coesistere salvo identità di presupposti.
  • L'annullamento di una ordinanza cautelare per vizi formali (es. mancanza di motivazione o di autonoma valutazione) non impedisce, di per sé, che l'autorità procedente adotti nuovamente la misura se formula una motivazione idonea: la proibizione di rinnovazione non si estende automaticamente agli annullamenti per motivi formali.
  • In Cassazione contro provvedimenti cautelari sono ammissibili principalmente questioni di diritto o vizi gravissimi della motivazione; rilievi meramente di fatto o generici sulla motivazione del giudice di merito sono spesso inammissibili.
  • Chi impugna deve articolare i motivi con precisione, indicando fatti e ragioni giuridiche a sostegno di ciascun motivo (art. 581 c.p.p.); l'assenza di specificità può comportare l'inammissibilità del ricorso.
  • Per mettere in dubbio la sussistenza del periculum in mora o la provenienza lecita di somme sottoposte a sequestro è necessario produrre elementi concreti e specifici; affermazioni generiche sul carattere lecito delle somme sono normalmente insufficienti in sede di impugnazione straordinaria.
  • Quando si contesta la legittimità di misure reali, occorre distinguere attentamente la finalità del vincolo (confisca del profitto vs confisca per sproporzione) e i relativi presupposti probatori e giuridici.

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