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Cassazione Penale, Ordinanza n. 35725/2025 del 31/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi confermato la condanna già pronunciata nei gradi di merito per il reato tributario contestato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., in conseguenza dell'inammissibilità.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La sentenza impugnata aveva confermato, in rito abbreviato, la condanna di un soggetto quale legale rappresentante di una società per omesso versamento dell'IVA relativo all'anno d'imposta 2016, per l'importo di euro 286.648, fatto accertato in Ravenna il 27 dicembre 2017, ai sensi dell'art. 10-ter del d.lgs. 74/2000. Nel ricorso per cassazione sono stati proposti tre motivi: (1) vizio di motivazione ed erronea applicazione della legge penale sulla conferma della colpevolezza, sostenendo in sostanza una diversa lettura del materiale probatorio e della quantificazione dell'imposta evasa; (2) censura del diniego delle attenuanti generiche e dell'eccessività della pena; (3) doglianza sulla mancata disapplicazione delle sanzioni accessorie di cui agli artt. 12 e 12-bis d.lgs. 74/2000. La Corte ha ritenuto tutti i motivi manifestamente infondati, osservando che i giudici di merito avevano fondato la decisione sugli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate, che non vi erano incertezze sulla somma evasa né sulla confisca disposta, che il diniego delle attenuanti generiche era sorretto dai precedenti penali anche specifici dell'imputato e che pena accessoria e confisca conseguono ex lege all'accertamento del reato tributario.

Norme richiamate

  • art. 10-ter d.lgs. 74/2000

    Integra il reato l'omesso versamento dell'IVA dovuta per l'anno d'imposta, accertato sulla base degli atti dell'Amministrazione finanziaria.

  • art. 12 d.lgs. 74/2000

    Le pene accessorie conseguono ex lege all'accertamento della sussistenza del reato tributario.

  • art. 12-bis d.lgs. 74/2000

    La confisca consegue ex lege all'accertamento della sussistenza del reato tributario e trova applicazione secondo la quantificazione dell'imposta evasa.

  • art. 616 c.p.p.

    Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità non è consentita una mera rivalutazione alternativa del compendio probatorio, quando la motivazione di merito sia logica e completa.
  • Nel reato di omesso versamento IVA, gli accertamenti dell'Amministrazione finanziaria possono fondare la ricostruzione dell'omissione e della relativa quantificazione dell'imposta evasa, se non emergono specifiche incertezze decisive.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è legittimo quando sia sorretto da elementi ostativi concreti, come precedenti penali anche specifici dell'imputato.
  • Le pene accessorie e la confisca previste dalla normativa tributaria operano come conseguenza legale della condanna, senza necessità di una specifica disapplicazione da parte del giudice di merito quando il reato sia ritenuto sussistente.
  • Quando il ricorso per cassazione è dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi, il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieOmesso versamentoImpugnazioni
RamiReati tributariProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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