Cassazione Penale, Sentenza n. 37760/2023 del 14/09/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione, limitatamente agli effetti civili, dell'assoluzione pronunciata dalla Corte d'appello di Bari per il reato di diffamazione aggravata. Il ricorrente lamenta la errata applicazione della legge penale: a suo avviso la Corte avrebbe indebitamente scisso il contenuto dello scritto dell'imputato ritenendo irrilevante la parte che evocava un presunto "accordo di natura eversiva" tra politica e magistratura e qualificandola come mera opinione; inoltre avrebbe illegittimamente riconosciuto l'esercizio del diritto di critica rispetto alla parte in cui si insinuava che il ricorrente fosse al centro di "feroci polemiche" per presunti "insabbiamenti" quando era in servizio alla Procura di Reggio Calabria. Secondo il ricorrente la critica non era adeguatamente fondata su fatti veri o su fonti idonee (si sarebbe basata su un unico articolo) e l'imputato avrebbe dovuto verificare la verità delle affermazioni invece di attribuire genericamente condotte illecite alla persona offesa.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse correttamente qualificato la prima parte dello scritto come critica politica/istituzionale, diretta a una vicenda giudiziaria e alla posizione assunta dalla giunta dell'ANM presieduta dal Palamara, e che tale critica rientri nella libertà di manifestazione del pensiero; la Corte d'appello non ha negato il principio secondo cui l'esercizio del diritto di critica poggia su fatti che presentino un nucleo di verità, ma ha correttamente affermato che l'opinione in quanto tale non è valutabile secondo il canone di verità. Quanto alla seconda parte, la Corte di Cassazione ha condiviso la valutazione del merito secondo cui l'imputato si era basato su pluralità di articoli e su un'interrogazione parlamentare (fra cui un articolo titolato "I processi insabbiati" che indicava espressamente il Palamara), sicché esisteva un oggettivo nucleo di verità circa l'esistenza di polemiche sul suo operato; l'uso di aggettivi come "feroci" è valutazione soggettiva protetta. Nel complesso la condotta è stata ritenuta legittimo esercizio del diritto di critica e l'assoluzione per non aver commesso il fatto è confermata.
Norme richiamate
art. 51 c.p.
L'art. 51 c.p. è richiamato come esimente che giustifica l'esercizio del diritto di critica quando esso "poggia" su un fatto che presenti un nucleo di verità; la Corte ha ritenuto applicabile l'esimente perché le critiche erano ancorate a notizie di stampa e a un'interrogazione parlamentare che attestavano l'esistenza di polemiche sul comportamento del ricorrente
Giurisprudenza consolidata sul rapporto tra diritto di critica e verità del fatto
Richiamato il principio secondo cui la manifestazione del pensiero è tutelata ma, quando prende spunto da fatti, il diritto di critica si regge sulla verifica dell'esistenza di un nucleo di verità; la Corte ha ribadito che l'opinione non è soggetta al canone di verità, mentre il fatto che la origina deve avere un fondamento materiale
Massime di principio
- Distinguere sempre tra affermazione di fatto e valutazione/opinione: le opinioni (es. giudizi, aggettivi) godono di ampia tutela come manifestazione del pensiero e non sono valutabili secondo il criterio di verità
- Se una critica prende spunto da fatti, per essere giustificata penalmente occorre che il fatto abbia un "nucleo di verità" oggettivamente verificabile: fonti di stampa multiple e atti parlamentari possono costituire base informativa valida
- Attribuire generiche responsabilità illecite a una persona è più rischioso; invece stigmatizzare o criticare l'opportunità di un comportamento pubblico (anche con toni forti) tende a rientrare nella libertà di espressione
- Il giudice del merito ha ampia discrezionalità nella valutazione delle fonti e del contesto: il ricorrente deve dimostrare con elementi processuali specifici l'errore di fatto o di diritto della motivazione impugnata
- In controversie su diffamazione contro soggetti pubblici o figure di rilievo istituzionale, la soglia di tutela della critica è più ampia: è necessario provare l'assenza di qualsiasi nucleo di verità del fatto che ha dato origine alla critica per ottenere condanna
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