Cassazione Penale, Sentenza n. 6325/2024 del 13/02/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di merito che lo aveva dichiarato colpevole del reato di tentata estorsione (artt. 56 e 629 c.p.) per aver inviato minacce via cellulare a Paolo Fedeli per ottenere il rimborso di sanzioni amministrative scaturite da una segnalazione. Il ricorso proponeva cinque motivi: carenza dell'elemento oggettivo e soggettivo della minaccia; riconoscimento della desistenza volontaria; riqualificazione del fatto ai sensi dell'art. 660 c.p. con applicazione dell'art. 131-bis c.p. (lieve entita'); applicazione retroattiva della diminuzione di pena sulla base di una pronuncia della Corte Costituzionale; vizio di motivazione sulla condanna al risarcimento del danno e sulla provvisionale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: ha ritenuto inammissibili o infondati i motivi che chiedevano la riconsiderazione dei fatti (controllo di merito), non ha riconosciuto la desistenza volontaria perché mancavano elementi che attestassero una volontaria interruzione dell'attività criminosa, ha confermato la qualificazione di tentata estorsione valutando adeguatamente il carattere intimidatorio e la pretestuosita' delle richieste; ha escluso l'applicabilità della riduzione per lieve entita' alla luce della concreta gravita' della condotta; ha dichiarato infondato il gravame sulla provvisionale risarcitoria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di difesa della parte civile (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
Norma sul tentativo: la Corte ha ritenuto integrati gli estremi del tentativo in combinato con art. 629 c.p., respingendo la censura sulla mancanza dell'elemento oggettivo e soggettivo.
art. 629 cod. pen.
Norma che sanziona l'estorsione: la condotta è stata ricondotta a tentata estorsione in quanto le minacce avevano finalita' intimidatorie per ottenere un ingiusto profitto.
art. 660 cod. pen.
Richiesta di riqualificazione proposta dal ricorrente; la Corte ha ritenuto la riqualificazione infondata, avendo il giudice di merito individuato finalita' intimidatorie tipiche dell'estorsione.
art. 131-bis cod. pen.
Norma sulla particolare tenuità del fatto/non punibilità: il ricorrente invocava l'applicazione o la causa di non punibilità, ma la Corte ha ritenuto la condotta di effettiva gravità, escludendo l'operatività della disciplina.
Sentenza Corte Costituzionale n.120 del 24/05/2023
Pronuncia che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la parte dell'art. 629 c.p. che non prevedeva la diminuzione della pena per i casi di lieve entità; la Corte di Cassazione ha ritenuto però la pronuncia inapplicabile al caso concreto per la valutata gravità della condotta.
art. 3 Cost.
Richiamato nella discussione sulla costituzionalita' relativa alla parità e ragionevolezza delle pene (collegato alla pronuncia costituzionale citata).
art. 27, terzo comma, Cost.
Richiamato in relazione ai principi invocati nella pronuncia costituzionale sulla proporzione della pena; la Corte ha valutato che il caso non fosse di lieve entità.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la condanna alle spese processuali: la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e alla rifusione delle spese di difesa della parte civile.
Sez. Un., Sentenza 30/04/1997 n.6402
Giurisprudenza richiamata per il principio che la Cassazione non puo' rivedere la valutazione di merito sui fatti e sulla credibilita' delle prove, salvo vizi specifici della motivazione.
Sez. 2, Sentenza n. 3793 del 11/09/2019
Giurisprudenza che stabilisce che, in caso di estorsione, l'assenza della consegna del denaro per la ferma resistenza della vittima non integra la desistenza volontaria dell'agente.
Massime di principio
- La Cassazione non sostituisce la propria valutazione dei fatti a quella del giudice di merito: le censure che impongono una diversa lettura della prova sono inammissibili se non evidenziano vizi di motivazione manifesti, contraddittorietà o ignoratio proborum.
- Per l'integrazione del reato di tentata estorsione è sufficiente che le minacce abbiano carattere intimidatorio e finalità di ottenere un ingiusto profitto; il fatto che la vittima dichiari di essersi sentita solo 'disagiata' non esclude automaticamente la gravità della minaccia.
- La desistenza volontaria richiede una volontaria e autonoma scelta dell'agente di interrompere l'azione delittuosa; l'interruzione dovuta alla resistenza della vittima non vale come desistenza.
- Le richieste di riqualificazione a fattispecie meno gravi o di applicazione della causa di non punibilità per lieve entità vanno valutate rispetto alla concreta gravità e alle modalita' dell'azione: le pronunce costituzionali che ampliano gli spazi di lieve entità non producono effetti automatici se il giudice di merito ha accertato elementi concreti di particolare gravità.
- Le statuizioni provvisionali in sede penale sono scelte discrezionali del giudice e sono difficilmente censurabili in Cassazione; le questioni di liquidazione definitiva del danno competono al giudice civile o al giudice della separata fase di liquidazione.
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