Cassazione Civile, Sentenza n. 24911/2021 del 15/09/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la condanna della GUY SAND al rimborso a favore di STEFANEL di Euro 138.459,72 (somma richiesta dal Comune per imposta di registro sulla nuova concessione dei locali). La ricorrente deduceva sette motivi, tra cui: errata interpretazione del contratto di cessione del ramo d'azienda (collegamento negoziale tra cessione e nuova concessione), applicazione sbagliata delle norme sul mandato e sulle obbligazioni, omissione di pronuncia su mezzi di prova e divieto di ammettere prova testimoniale (art. 2722 c.c.), nonché vizi istruttori per mancata ammissione di interrogatorio formale e testimonianze per provare la concreta volontà delle parti circa l'onere economico del rinnovo della concessione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il sesto e il settimo motivo di ricorso (relativi all'istruttoria: ammissione di prove testimoniali e dell'interrogatorio formale) ritenendo che le prove richieste dalla GUY SAND non violassero il divieto dell'art. 2722 c.c. poiché miravano a chiarire il criterio con cui le parti avevano ripartito l'onere della richiesta della nuova concessione e la reale volontà negoziale, non a introdurre patti contrari o aggiuntivi al documento scritto. Per tale motivo la sentenza impugnata è stata cassata e la causa rimessa alla Corte d'appello di Milano in diversa composizione per nuovo esame alla luce dei principi enunciati; i primi cinque motivi sono stati assorbiti. La Cassazione ha inoltre disposto che la corte di rinvio provveda anche sulle spese di cassazione ai sensi dell'art. 385 c.p.c., comma 3.
Norme richiamate
art. 1362 c.c.
Richiamato dalla ricorrente in tema di criteri di interpretazione della volontà negoziale; la Cassazione ricorda che l'accertamento della volontà è questione di merito riservata al giudice del merito salvo violazione dei canoni legali di ermeneutica.
art. 1363 c.c.
Richiamato in relazione ai principi di interpretazione contrattuale; la Corte sottolinea il limite del sindacato di legittimità: verifica del rispetto dei canoni di interpretazione e della motivazione.
art. 1475 c.c.
Citato dalla ricorrente in tema di oneri della cessione; la questione sostanziale sull'allocazione dell'imposta è stata però rimessa al giudice di merito una volta ammessa l'istruttoria richiesta.
art. 1719 c.c.
Richiamato nel mezzo che prospettava l'esistenza di un rapporto di mandato o obbligazioni proprie del mandatario; la Corte ha giudicato la questione di merito rimessa alla valutazione istruttoria.
art. 1720 c.c.
Richiamato unitamente all'art.1719 c.c. in relazione agli obblighi del mandatario; la Cassazione ha lasciato alla Corte d'appello il vaglio probatorio necessario.
art. 112 c.p.c.
Richiamato rispetto all'omessa o parziale pronuncia sui mezzi di prova dedotti in appello; la Corte di cassazione ha ritenuto rilevante la mancata valutazione e ha accolto i motivi istruttori.
art. 2722 c.c.
"divieto di provare a mezzo testimoni circostanze contrarie al contenuto dell'accordo negoziale"
La Corte precisa che il divieto riguarda solo patti aggiunti o contrari al documento scritto; non opera quando la prova è diretta a chiarire la reale portata o la volontà effettiva delle parti, a ricostruire l'origine della formulazione negoziale o a correggere un mero errore materiale.
art. 2733 c.c.
Richiamato nel contesto della doglianza sulla mancata ammissione dell'interpello; la Corte ha ritenuto che l'interrogatorio formale fosse pertinente e idoneo a provocare confessione sulla volontà negoziale.
art. 360 n. 3 c.p.c.
Invocato dalla ricorrente per la censura di violazione di norme di diritto nella motivazione (nullità della sentenza) ma la Corte ha limitato il sindacato di legittimità ai profili procedurali e di corretta applicazione dei canoni ermeneutici.
art. 385 c.p.c., comma 3
Richiamato in ordine alla pronuncia sulle spese di cassazione; la Corte di rinvio dovrà pronunciare anche sulle spese del giudizio di cassazione.
Massime di principio
- Il giudice di merito ha discrezionalità nell'accertamento della volontà negoziale e la Cassazione sindaca solo il rispetto dei canoni legali di interpretazione e la coerenza della motivazione.
- L'art. 2722 c.c. proibisce la prova testimoniale per patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento scritto, ma non impedisce la prova diretta a chiarire la reale portata del negozio o le circostanze che determinarono il consenso (es.: trattative, condizioni sospensive, errori materiali).
- Le prove testimoniali e l'interrogatorio formale possono essere ammesse quando mirino a ricostruire la reale volontà delle parti o il criterio con cui è stata ripartita una obbligazione, senza modificare il contenuto testuale del contratto.
- Quando il contenuto scritto non appare idoneo, per sola lettura, a rappresentare la comune e reale volontà delle parti (per errore di formulazione o per circostanze antecedenti), il giudice deve consentire mezzi di prova volti a integrare o chiarire tale volontà.
- L'assegnazione contrattuale di oneri (es. imposte, tributi) è rilevante ma non necessariamente esclusiva: può essere riconsiderata se dall'istruttoria emergono elementi concreti che dimostrino una diversa ripartizione concordata o condizioni che collegavano l'onere a eventi esterni.
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