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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32135/2024 del 07/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato il sequestro preventivo di 125.875,05 euro disposto dal G.I.P. nei confronti della Gefer s.p.a., ritenendo la somma profitto illecito dei reati di dichiarazione fraudolenta ascritti a Edoardo Rossi e Alessandro Rossi. Il ricorso si articolava in tre motivi: (1) violazione degli artt. 178 lett. c), 321, 521 c.p.p. e del diritto di difesa per presunta inesistenza di elementi che colleghino i fratelli Rossi alla Gefer e per illecita integrazione dell'imputazione da parte del giudice; (2) violazione dell'art. 321 c.p.p. per mancata valutazione del fumus commissi delicti con riferimento al soggetto determinato da cui deriverebbe la responsabilità (sostenendo che Onesti fosse terzo estraneo); (3) difetto di accertamento del fumus boni iuris e carenza di motivazione, perché per la confisca diretta ex art. 12-bis d.lgs. 74/2000 sarebbe necessaria l'individuazione del soggetto attivo che ha sottoscritto/presentato le dichiarazioni fiscali o dei concorrenti, e non si poteva procedere come se fosse un sequestro ex art. 53 d.lgs. 231/2001 che consente ignoto autore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto preliminarmente che il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge o vizi motivazionali radicali, e che profili di manifesta illogicità della motivazione devono essere dedotti con il motivo di cui alla lett. E) dell'art. 606 c.p.p., non con l'art. 325. Sul merito la Corte ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse adeguatamente motivato: pur riconoscendo la formulazione non agevole della contestazione provvisoria (capo 34 bis) e la necessità di precisazioni, i giudici del riesame avevano ricostruito in maniera sinottica gli addebiti richiamando anche altri capi (1, 32, 34) disponibili alla difesa e avevano individuato sufficienti elementi per collegare le fatture e gli importi alla Gefer e per attribuire i reati fiscali ai fratelli Rossi anche in relazione alla Gefer. La Corte ha inoltre confermato il principio secondo cui, nei reati tributari, l'ente che trae profitto dall'altrui condotta non può essere considerato terzo estraneo al reato, e che per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta è legittimo applicarlo alla società che ha beneficiato del vantaggio economico, anche in assenza dell'esplicita identificazione materiale dell'autore, quando sia ragionevolmente riconducibile a chi rivestiva la carica di legale rappresentante nel periodo rilevante. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso solo per violazione di legge o vizi motivazionali così gravi da rendere la motivazione inidonea; profili di illogicità manifesta devono essere dedotti con l'art. 606 lett. E).

  • art. 178 lett. c) cod. proc. pen.

    Citato dalla difesa in relazione ai poteri del giudice penale e ai limiti della constatazione sommaria: la Corte non ha ritenuto sussistente una violazione nella ricostruzione compiuta dal giudice del riesame.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma sul sequestro preventivo; la censura riguardava la valutazione del fumus commissi delicti con riferimento a un soggetto determinato, ma la Corte ha ritenuto adeguata la valutazione compiuta dal riesame in relazione alla società beneficiaria del profitto.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiamato a sostegno di censure procedurali: la Corte non ha rilevato violazioni di legge emendabili con il ricorso per cassazione ex art. 325.

  • art. 606 lett. E) cod. proc. pen.

    La Corte ricorda che la manifesta illogicità della motivazione va dedotta con il motivo di cui a questa disposizione, non con il rimedio previsto dall'art. 325 contro le ordinanze di sequestro.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Citato in relazione al fumus boni iuris; la Corte ha ritenuto che la motivazione del riesame fosse sufficientemente argomentata sul punto.

  • art. 53 d.lgs. n. 231/2001

    Il ricorso distingue il caso dal sequestro previsto da questa norma (che può essere disposto anche con autore ignoto); la Corte ha affermato che il sequestro ai fini di confisca diretta della somma derivante da reato tributario può essere comunque disposto nei confronti dell'ente che ha tratto profitto.

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000

    Norma sulla confisca per equivalente nei reati tributari; la Corte ha ritenuto compatibile l'applicazione della cautela reale alla società che ha beneficiato dell'illecito, anche se l'autore materiale non è stato singolarmente identificato, purché la ricostruzione indiziaria renda il collegamento ragionevole.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per l'imposizione delle spese processuali al ricorrente in caso di rigetto del ricorso.

  • Principio della personalità della responsabilità penale (principio costituzionale)

    Richiamato dalla difesa per sostenere la necessità di individuare il soggetto agente; la Corte ha però distinto la responsabilità personale dell'autore dalla possibilità di applicare misure reali sulla cosa/denaro in capo all'ente che ha beneficiato dell'illecito.

Massime di principio

  • In materia di reati tributari, la società che ha tratto profitto dall'illecito non può essere considerata terzo estraneo: è legittimo il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretto nei confronti dell'ente beneficiario anche se l'autore materiale non è identificato con perfetta precisione, purché la ricostruzione indiziaria consenta il collegamento tra il profitto e l'ente.
  • Il giudice del riesame può riqualificare giuridicamente la condotta e valorizzare la formulatione sinottica delle imputazioni provvisorie, nei limiti in cui non inventi fatti nuovi o si basi su dati di fatto diversi rispetto all'accusa; la ricostruzione 'sinottica' delle imputazioni è lecita quando le fonti presenti nel fascicolo consentono tale ricostruzione.
  • I vizi relativi alla presunta illogicità manifesta della motivazione devono essere prospettati con il motivo di cui all'art. 606 lett. E) c.p.p.; il ricorso per cassazione ex art. 325 è ammesso solo per violazioni di legge o vizi motivazionali radicali.
  • Se si contesta un sequestro finalizzato a confisca diretta ex art. 12-bis d.lgs. 74/2000, la difesa deve dimostrare l'assenza di un ragionevole collegamento indiziario tra l'ente e il profitto illecito: le censure sulla mancata individuazione dell'autore materiale sono più efficaci se accompagnate da prove o argomentazioni concrete che rompano il nesso causale tra il reato e il beneficio per l'ente.
  • Questioni concernenti l'assetto fattuale o la valutazione dell'attitudine probatoria degli elementi investigativi sono, in molti casi, più opportunamente sviluppate nella fase di merito e non sempre sono rimediabili con il gravame in Cassazione contro ordinanze cautelari.

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