Cassazione Penale, Sentenza n. 46949/2022 del 12/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere dopo il ritrovamento nell'abitazione di circa 1 kg di marijuana, materiale per il confezionamento di dosi e una somma di denaro. Il Tribunale aveva escluso che la ricorrente fosse mera connivente, valorizzando una presunta corrispondenza calligrafica tra la contabilità rinvenuta e la scrittura della Kaziow e ritenendo incongrua la giustificazione relativa alla provenienza del denaro. Il ricorso deduceva vizio di motivazione sulla qualificazione del fatto come concorso nel reato, chiedeva che venisse riconosciuta l'ipotesi di mera connivenza non punibile, contestava la mancanza di adeguata prova calligrafica (assenza di perizia) e lamentava l'insussistenza delle esigenze cautelari e l'ingiustificata scelta della misura più afflittiva rispetto agli arresti domiciliari.
La decisione
Il ricorso è stato accolto. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale contraddittoria e carente: la comparazione calligrafica effettuata visivamente dal giudice era di natura tecnica e relativa a poche cifre, per cui non poteva sostituire una perizia; inoltre il figlio convivente si era attribuito l'esclusiva responsabilità e non sono emersi elementi concreti a carico della Kaziow che attestassero approvvigionamento o cessione dello stupefacente. Anche la valutazione sulla somma di denaro non è stata sufficientemente argomentata, atteso che una convivente aveva dichiarato la propria titolarità della somma. Per questi motivi la Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e l'ordinanza del Tribunale del 27 maggio 2022, disponendo l'immediata liberazione della Kaziow se non detenuta per altra causa.
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
La norma richiede un "consapevole contributo" per integrare il concorso nel reato; la mera tolleranza o passività dei conviventi può integrare soltanto la connivenza non punibile, non il concorso.
art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Norma sostanziale in materia di stupefacenti: la qualificazione del fatto come traffico/cessione richiede indizi gravi, concreti e specifici; in sede cautelare tali indizi devono conservare carattere di precisione e gravità.
Massime di principio
- La semplice presenza di sostanza stupefacente in un'abitazione comune non è di per sé sufficiente a provare il concorso attivo di tutti i conviventi; può essere compatibile con la connivenza non punibile se non emergono elementi probatori ulteriori.
- Quando la decisione cautelare si fonda su valutazioni tecniche (es. attribuzione di una calligrafia), il giudice deve avvalersi di una perizia specialistica o motivare adeguatamente perché una comparazione visiva sia sufficiente; altrimenti la valutazione è vulnerabile per vizio logico.
- Nel bilanciamento delle esigenze cautelari il giudice deve fornire elementi concreti e specifici per ritenere il pericolo di reiterazione o di inquinamento delle prove; dichiarazioni di terzi che forniscono spiegazioni alternative (es. sulla provenienza del denaro) vanno valutate con adeguata considerazione nella fase cautelare.
- La scelta della misura cautelare deve essere proporzionata e l'esclusione di misure meno afflittive (es. arresti domiciliari) richiede motivazioni concrete, non basate su mere supposizioni o su inferenze non supportate da elementi tecnici o probatori solidi.
- La presa di responsabilità da parte di un convivente (ammissione di esclusiva detenzione/gestione della droga) ha rilievo nella valutazione cautelare e può rendere insufficienti, salvo riscontri contrari, le ragioni per mantenere la custodia in carcere per gli altri conviventi.
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