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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13117/2026 del 09/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di L'Aquila che aveva concesso la detenzione domiciliare nonostante sussistessero elementi che avrebbero dovuto far ritenere non idonea la misura a prevenire il pericolo di commissione di altri reati. Tali elementi comprendevano: la revoca precedente della misura di affidamento terapeutico per arbitrario allontanamento dalla comunità; il fatto che, mentre era detenuto, il condannato sia riuscito a farsi consegnare sostanza stupefacente dalla figlia; la presenza nel casellario di una condanna per evasione nel 2023 e la recente detenzione illecita di stupefacenti (fatto del 16/02/2023); il collegamento con la criminalità organizzata; e la non idoneità del domicilio perché inserito in contesto con altre persone sottoposte a misura. Il ricorso denunciava che il Tribunale non aveva adeguatamente valutato o motivato il giudizio prognostico sulla assenza di pericolo di recidiva, omettendo argomenti decisivi quali la cessione di stupefacenti durante la detenzione e la condanna per evasione.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso ritenendolo fondato: ha annullato l'ordinanza impugnata per manifesta illogicità del giudizio prognostico del Tribunale, in quanto quel provvedimento ha omesso di considerare e argomentare su elementi rilevanti che dimostravano l'inaffidabilità del condannato (fallimento della misura terapeutica, consegna di stupefacenti durante la detenzione, evasione recente). L'ordinanza è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di sorveglianza di L'Aquila per nuovo giudizio sul punto.

Norme richiamate

  • art. 47-ter, comma 1-bis, ord. pen.

    "sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati"

    Per ammettere la detenzione domiciliare è necessario un giudizio prognostico favorevole sull'assenza del pericolo di recidiva; il Tribunale deve valutare e motivare in modo esplicito gli elementi che incidono su tale prognosi e la loro incidenza sulla idoneità della misura

  • art. 52, D.Lgs. 196/03 e ss.mm.

    "A NORMA DELL'ART. 52 D.LGS.196/03 E SS.MM."

    Prescrizione sulla omissione dei dati identificativi nelle comunicazioni pubbliche del provvedimento (redazione per diffusione), come riportato a chiusura del provvedimento

Massime di principio

  • Il Tribunale di sorveglianza deve formulare e motivare esplicitamente il giudizio prognostico circa l'assenza del pericolo di recidiva quando concede misure alternative (es. detenzione domiciliare); la sola affermazione generica non è sufficiente
  • Elementi quali revoca di misure terapeutiche per inadempimento, consegna/introduzione di stupefacenti durante la detenzione, condanne recenti per evasione e reati commessi in epoca ravvicinata sono fattori che aggravano la prognosi e devono essere valutati concretamente
  • La mancata considerazione o la pretermissione motivazionale di circostanze rilevanti rende il giudizio del Tribunale manifestamente illogico e può determinare l'annullamento del provvedimento in sede di impugnazione
  • La valutazione dell'idoneità del domicilio deve tenere conto del contesto familiare e della presenza di altre persone sottoposte a misure che possano rendere meno efficace il controllo o favorire il reato
  • Il fallimento di misure alternative precedenti o della stessa custodia (es. introduzione di stupefacenti in carcere) pesa significativamente contro la concessione di misure meno afflittive
  • Se sussistono elementi concreti che indicano pericolosità o inaffidabilità del soggetto, l'organo di sorveglianza dovrà negare la misura alternativa o motivare in modo stringente perché, nonostante tali elementi, ritiene comunque la misura idonea a prevenire ulteriori reati

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