Cassazione Penale, Sentenza n. 42871/2024 del 22/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di riesame che confermava il sequestro preventivo disposto ai sensi dell'art. 321, comma 1, c.p.p., con la censura principale che mancavano elementi idonei a dimostrare che Lorenzo Tellarini fosse amministratore di fatto della Energy Consultings srls e che, dunque, non sussisteva il presupposto per imporre il vincolo ablativo sui beni aziendali; la difesa sosteneva che non fosse sufficiente il riferimento alla ricezione di due bonifici sul conto della società per giustificare il sequestro.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per essere proposto con un motivo generico e manifestamente infondato. Ha ritenuto che il Tribunale di Ravenna avesse esaminato e adeguatamente motivato le censure difensive, accertando che ingenti somme, profitto di reati di truffa commessi tramite una "scatola vuota" (Confederimprese) per la quale Tellarini era direttore commerciale, erano confluite sui conti della Energy Consultings srls, dimostrando una oggettiva destinazione dei proventi all'azienda e il concreto pericolo di reiterazione o uso illecito dell'impresa. La Corte ha ribadito il principio secondo cui il sequestro preventivo (non finalizzato alla confisca) può colpire cose in proprietà di terzi se la loro disponibilità libera è idonea a costituire pericolo di aggravamento o protrazione delle conseguenze del reato oppure ad agevolare la commissione di ulteriori illeciti. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 321, comma 1, cod. proc. pen.
norma che autorizza il giudice a disporre il sequestro preventivo di cose pertinenti al reato; la Corte ha ritenuto legittimo il sequestro dei beni aziendali in presenza di collegamento tra proventi del reato e disponibilità aziendale
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
limita il sindacato della Cassazione sulle ordinanze del riesame alla sola verifica di violazione di legge, valutata soprattutto in caso di assenza assoluta o motivazione meramente apparente; la Corte ha applicato questo criterio per dichiarare l'impugnazione inammissibile
art. 616, cod. proc. pen.
consente la condanna alle spese e a sanzioni quando il ricorso è inammissibile; la Corte ha applicato questa norma per imporre la somma di euro 3.000 alla cassa delle ammende per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità
art. 23, comma 8, decreto-legge 28/10/2020 n. 137 (conv. con modificazioni)
consente la trattazione scritta del procedimento in Cassazione in mancanza di tempestiva richiesta di discussione orale; la Corte ha proceduto per iscritto conformemente alla norma
Massime di principio
- Il sindacato della Cassazione sulle ordinanze di riesame è limitato alla verifica di violazione di legge e di carenza assoluta o apparente della motivazione: i motivi generici o non specificamente diretti a far emergere una violazione di legge sono destinati a essere dichiarati inammissibili.
- Il sequestro preventivo può colpire beni di terzi non imputati quando esista un collegamento tra il reato e la cosa (non necessariamente tra reato e autore): è rilevante se la libera disponibilità della cosa può aggravare o protrarre le conseguenze del reato o agevolare ulteriori illeciti.
- In ricorsi contro misure reali è fondamentale contestare specificamente la motivazione del giudice di merito e indicare punti concreti di violazione di legge o di manifesta illogicità, non limitandosi ad affermazioni generiche.
- La mera circostanza di trasferimenti bancari verso il conto di una società può essere ritenuta significativa se inserita in un quadro probatorio che dimostri la destinazione di proventi illeciti all'attività aziendale e il rischio di utilizzo dell'impresa per reiterare condotte illecite.
- Proceduralmente, in Cassazione si può procedere per trattazione scritta se non è richiesta tempestivamente la discussione orale; chi impugna deve inoltre evitare argomentazioni che possano essere considerate dilatorie o infondate per non incorrere in condanne per spese e sanzioni.
- Quando si impugna un provvedimento di sequestro preventivo, è utile produrre elementi probatori o ragionamenti specifici contrari alla ricostruzione del collegamento tra beni e reato (ad es. movimentazioni contabili spiegate, documentazione che dimostri la legittima origine di somme, mancanza di disponibilità effettiva dei beni) per contrastare la motivazione del giudice di merito.
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