Sentenza del 26/11/2020 n. 26948 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti avevano impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale (che aveva accolto l'appello dell'Agenzia) con plurimi motivi: violazione del principio del contraddittorio e mancata costituzione del litisconsorzio necessario (art. 101 c.p.c., art. 111 Cost.); omessa/insufficiente o contraddittoria motivazione sui punti decisivi; errata applicazione dell'onere della prova e delle presunzioni (artt. 2697 e 2729 c.c.); vizio nell'applicazione dell'art. 86 TUIR in relazione al riconoscimento della plusvalenza per competenza; violazione del legittimo affidamento (art. 41 Cost., artt. 1175 e 1375 c.c.); mancata considerazione degli elementi indiziari (insolvenza dell'acquirente, mancato pagamento, ubicazione periferica dell'azienda) volti a escludere la realizzazione della plusvalenza; e contestazione della vincolatività tra accertamento ai fini dell'imposta di registro e determinazione del reddito da cessione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere perché, nel frattempo, l'Agenzia delle Entrate aveva annullato in autotutela i tre avvisi di accertamento relativi alla società di persone. Per il principio di trasparenza (DPR 917/1986, art. 5) la mancata imposizione alla società comporta l'eliminazione automatica del reddito imputato ai soci; pertanto il giudizio di cassazione è divenuto privo di oggetto. Le spese del processo sono state compensate tra le parti in ragione del comportamento dell'Agenzia che ha annullato gli atti durante il giudizio di cassazione.
Norme richiamate
art. 101 c.p.c.
Richiamato dai ricorrenti in riferimento al principio del contraddittorio e alla necessità di corretta partecipazione delle parti; i ricorrenti sostenevano che l'assenza di tutti i soci aveva violato tale principio. La Corte non ha deciso il merito per sopravvenuta cessazione della materia del contendere.
art. 111 Cost.
Invocato per denunciare presunte violazioni del giusto processo e del contraddittorio; le doglianze non sono state esaminate nel merito per via della declaratoria di cessazione.
art. 360 c.p.c.
Norma procedurale che disciplina i motivi di cassazione; i ricorrenti hanno fondato su tali lettere i vari motivi di nullità e vizio di motivazione, ma la Corte ha ritenuto il giudizio sopravvenuto privo di oggetto.
artt. 2697 e 2729 c.c.
Richiamati in relazione all'onere della prova e alle modalità di utilizzazione delle presunzioni: i ricorrenti affermavano di aver prodotto indizi idonei a superare la presunzione di corrispondenza del prezzo; la CTR aveva invece ritenuto non provati tali elementi, ma la Cassazione non è entrata nel merito dato l'annullamento amministrativo degli atti.
art. 86 TUIR (D.P.R. 917/1986)
Invocato dai ricorrenti in relazione alla qualificazione e al momento di imputazione della plusvalenza (principio di competenza). I ricorrenti lamentavano che la CTR non avesse valutato correttamente la mancata realizzazione della plusvalenza.
D.P.R. 917/1986
Principio di trasparenza: il reddito della società di persone si imputa direttamente ai soci. La Corte ha rilevato che, essendo stati annullati gli avvisi di accertamento della società, viene meno anche l'accertamento del reddito imputato ai soci, determinando la cessazione della materia del contendere.
art. 41 Cost.
Richiamato dai ricorrenti con riferimento al legittimo affidamento (tutela della libertà economica): essi sostenevano di aver confidato nella possibilità di fornire elementi indiziari per escludere la plusvalenza; la questione non è stata risolta in sede di Cassazione per sopravvenuta cessazione.
artt. 1175 e 1375 c.c.
Richiamati in tema di buona fede e correttezza nell'esecuzione degli obblighi (argomentazione correlata al legittimo affidamento). Anche su questo punto la Corte non si è pronunciata nel merito.
Massime di principio
- Se l'Amministrazione finanziaria annulla in autotutela gli atti impositivi su cui si fonda la controversia, il giudizio tributario può diventare privo di oggetto e la causa essere dichiarata estinta per cessazione della materia del contendere.
- Per le società di persone vige il principio di trasparenza (DPR 917/1986, art. 5): l'annullamento dell'accertamento nei confronti della società elimina l'imputazione del reddito ai soci.
- Le eccezioni processuali (es. violazione del contraddittorio o mancato litisconsorzio necessario) vanno tempestivamente allegati e provati; tuttavia, se sopravviene un fatto estintivo o ablativo (come l'annullamento amministrativo), il giudice può dichiarare il giudizio privo di oggetto senza entrare nel merito delle questioni sostanziali.
- Gli elementi indiziari prodotti dal contribuente per contestare la presunzione di corrispondenza tra prezzo di cessione e valore di mercato vanno valutati concretamente; ma la Corte civile/tributaria può ritenere che non siano sufficienti a superare la presunzione se non adeguatamente comprovati.
- L'accertamento ai fini dell'imposta di registro non è automaticamente vincolante rispetto alla determinazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, ma l'annullamento dell'atto tributario amministrativo che ha formato la base dell'accertamento può eliminare la disciplina applicabile in giudizio.
- Quanto alle spese, i giudici possono compensarle quando il comportamento dell'Amministrazione rende il giudizio privo di oggetto o quando vi sono condotte che giustificano l'equilibrio delle spese processuali.
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