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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46200/2023 del 16/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del GIP che convalidava il DASPO a suo carico. Contesta: 1) la identificazione del soggetto nelle immagini (sostiene che i fotogrammi non consentirebbero di riconoscerlo), la mancata valutazione corretta della sua personalità e l'assenza di comportamento violento individuale; 2) la carenza di motivazione rispetto alle gravose modalità di presentazione imposte (obbligo di comparire in caserma al 10° e al 40° minuto di ogni tempo per le gare casalinghe e al 40° minuto del primo tempo per le trasferte). Si rileva altresì che il GIP aveva ridotto la durata della misura da 3 a 2 anni

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato parzialmente fondato. Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile: la censura era principalmente fattuale e violava l'onere di autosufficienza del ricorso, posto che il provvedimento impugnato e gli atti di polizia giudiziaria indicavano la ripetuta condotta aggressiva del ricorrente e la sua identificazione nei fotogrammi; la Corte ha ritenuto che non fossero fornite dal ricorrente prove documentali a confutazione. Il secondo motivo è stato invece ritenuto fondato: il GIP non ha adeguatamente motivato la necessità e la proporzionalità delle gravose modalità di firma imposte. Perciò l'ordinanza impugnata è stata annullata limitatamente alla frequenza dell'obbligo di presentazione correlato alle partite casalinghe, con rinvio al Tribunale di Agrigento per nuovo esame su tale specifico punto; per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile (o rigettato)

Norme richiamate

  • legge 13 dicembre 1989, n. 401

    La motivazione circa la necessità dell'obbligo di presentazione non richiede formule esplicite ma può desumersi dalla gravità del fatto e dalla pericolosità del soggetto; tuttavia ciò non esonera il giudice dall'illustrare in modo specifico e proporzionato le modalità più gravose imposte

  • giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 3, n. 32739 del 06/10/2020, Rv. 279826 - 01

    Conferma che la motivazione sull'obbligo di presentazione può essere desunta dalla gravità del fatto e dalla pericolosità, ma ribadisce la necessità di motivazione concreta quando si adottano modalità particolarmente gravose

Massime di principio

  • La contestazione dell'identità basata su fotogrammi richiede nel ricorso prove e argomentazioni autosufficienti: mere affermazioni generiche sono inammissibili
  • I motivi di fatto senza adeguata documentazione probatoria vengono generalmente respinti per violazione del principio di autosufficienza del ricorso
  • L'imposizione di modalità gravose di presentazione (firma in orari specifici, frequenze elevate) impone una motivazione specifica e proporzionata che spieghi perché tali oneri siano necessari per prevenire il rischio di reiterazione
  • Il giudice può desumere la necessità di misure preventive dalla gravità della condotta e dalla pericolosità soggettiva, ma non può limitarsi a enunciazioni generiche quando disciplina aspetti particolarmente onerosi
  • In caso di carenza motivazionale su aspetti concreti della misura, la Corte può annullare limitatamente a quegli aspetti e rinviare per un nuovo esame, lasciando il resto del provvedimento integerrimo se adeguatamente motivato

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