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Sentenza

Sentenza n. 1019/2026 - Ancona, Sezione 1

Giustizia amministrativa202200541

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Marche - Ancona, Sez. ISentenzaAzione risarcitoria

Atto impugnato: Occupazione e utilizzazione di aree private per la realizzazione di una strada pubblica, con mancato perfezionamento del trasferimento delle aree residue nei pubblici registri immobiliari

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietari)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti hanno chiesto il risarcimento del danno derivante dall'asserita occupazione illegittima di terreni, avvenuta negli anni Ottanta per la realizzazione di un'infrastruttura stradale, sostenendo che il Comune non avesse emanato il decreto di esproprio entro il termine previsto e che l'occupazione fosse quindi divenuta illecita e permanente. Hanno domandato il pagamento del valore venale delle aree, quantificato in euro 107.122,17, oltre a euro 30.000 per danno morale, nonché la regolarizzazione dell'intestazione dei cosiddetti frustoli nei pubblici registri immobiliari, a cura e spese del Comune. I ricorrenti hanno inoltre dedotto la nullità dell'impegno assunto dai loro danti causa di cedere gratuitamente le aree, richiamando la disciplina civilistica della promessa di donazione. Il Comune ha sostenuto, nella memoria depositata dopo l'ordine istruttorio, che l'acquisizione fosse avvenuta in forza degli atti sottoscritti dai proprietari e delle successive deliberazioni comunali.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda risarcitoria e accolto la domanda di regolarizzazione delle intestazioni. Ha qualificato gli atti sottoscritti nel 1980 dai danti causa dei ricorrenti, sebbene formulati con il riferimento alla cessione in donazione, come proposte di cessione volontaria gratuita, perfezionatesi mediante le successive accettazioni comunali. La qualificazione è stata fondata sulla causa concreta dell'operazione: gli atti erano collegati alla realizzazione della strada pubblica e all'interesse dei proprietari a rendere edificabili e accessibili i terreni secondo il PRG, non a un autonomo spirito di liberalità. Ne consegue che il Comune disponeva di un valido titolo acquisitivo e che non vi è stata occupazione illegittima. Il mancato decreto di esproprio non rileva, poiché la cessione volontaria costituisce modalità consensuale alternativa di acquisizione nell'ambito del procedimento espropriativo. Il TAR ha inoltre escluso l'applicabilità dell'art. 42-bis d.P.R. 327/2001, che presuppone l'assenza di un valido titolo legittimante. Ha tuttavia riconosciuto il diritto dei ricorrenti a ottenere, in attuazione degli accordi originari, la regolarizzazione dell'intestazione dei frustoli nei pubblici registri immobiliari, ponendo le relative attività e spese a carico del Comune. Le spese di giudizio sono state compensate per la reciproca soccombenza parziale.

Norme richiamate

  • artt. 12 e 45 ss. l. 865/1971

    La disciplina previgente al testo unico sulle espropriazioni regolava la cessione volontaria o bonaria, quale modalità consensuale di acquisizione delle aree nell'ambito del procedimento espropriativo.

  • l. 2359/1865

    Richiamata quale disciplina generale dell'espropriazione per pubblica utilità vigente all'epoca dei fatti.

  • l. 359/1992

    Richiamata per la disciplina dei criteri di determinazione dell'indennità di espropriazione.

  • art. 45 d.P.R. 327/2001

    Richiamato come disposizione che ha sistematizzato la cessione volontaria nel testo unico in materia di espropriazione per pubblica utilità.

  • art. 42-bis d.P.R. 327/2001

    La disposizione presuppone che l'amministrazione utilizzi un bene privato per ragioni di pubblico interesse in assenza di un valido titolo legittimante; non si applica quando l'acquisizione è avvenuta mediante cessione volontaria gratuita.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato per la trattazione della causa nell'udienza di smaltimento.

  • art. 46, comma 2, c.p.a.

    Ha consentito al TAR di ordinare al Comune il deposito di una relazione dettagliata e della documentazione utile alla ricostruzione della vicenda.

Massime di principio

  • La cessione volontaria di un'area in favore dell'amministrazione richiede il collegamento con una formale procedura espropriativa e costituisce una modalità consensuale alternativa all'emanazione del decreto di esproprio, con effetti acquisitivi del bene in capo all'amministrazione.
  • La qualificazione dell'atto di trasferimento gratuito deve essere determinata in base alla causa concreta: se il trasferimento è funzionalmente collegato alla realizzazione di un'opera pubblica e alla definizione del procedimento acquisitivo, esso integra una cessione volontaria gratuita e non una donazione fondata su spirito di liberalità.
  • La mancata emanazione del decreto di esproprio non rende illegittima l'occupazione quando l'amministrazione abbia acquisito la disponibilità dell'area sulla base di una valida cessione volontaria perfezionata mediante l'accettazione dell'ente.
  • L'acquisizione sanante prevista dall'art. 42-bis d.P.R. 327/2001 presuppone l'assenza di un valido titolo legittimante; pertanto non trova applicazione quando l'utilizzazione dell'area privata sia sorretta da una cessione volontaria, anche gratuita.
  • Quando l'amministrazione abbia assunto l'obbligo di curare il frazionamento e il trasferimento formale della proprietà, il proprietario può ottenere la condanna dell'ente a regolarizzare l'intestazione delle aree residue nei pubblici registri, con spese a carico dell'amministrazione.

Come è indicizzato

MaterieDecreto di esproprio e procedimentoOccupazione illegittima e acquisizione sananteDanno da provvedimento illegittimo
RamiEspropriazione per pubblica utilitàResponsabilità della pubblica amministrazione
IstitutiRisarcimento del danno da attività amministrativaPrincipio di legalità e tipicitàEffetto conformativo e riedizione del potere

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