Cassazione Penale, Sentenza n. 2758/2025 del 23/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della conferma in appello della condanna per più reati: furto consumato di scarpe (capo n.1) aggravato, resistenza a pubblico ufficiale (capo n.2), lesioni volontarie lievi a Salvatore Lena (capo n.3), minaccia grave a Salvatore Lena (capo n.4) e furto di uno skateboard (capo n.5). Il ricorrente contestava in particolare: insufficiente prova e mancata identificazione oltre ogni ragionevole dubbio per il furto di scarpe (assenza della refurtiva addosso, discrepanze sulle descrizioni, immagini videosorveglianza parziali); la configurazione della consumazione del furto (sosteneva il tentativo richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite su furti nei supermercati); la mancata prova della minaccia e dell'identità dell'autore nel fatto di agosto; l'esistenza di una causa di giustificazione per le lesioni (autodifesa); la restituzione o prestito dello skateboard che escluderebbe il reato; e infine il diniego delle attenuanti generiche nonostante la condotta successiva e il percorso di recupero del ricorrente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendolo mera riproposizione, senza confronto, delle censure già svolte in appello; ha quindi rigettato le doglianze sui profili di fatto e di prova, confermando implicitamente le valutazioni dei giudici di merito. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria; ha altresì applicato la procedura di motivazione semplificata prevista dal Primo Presidente per ragioni già consolidate di diritto.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
Richiamato dal ricorrente per sostenere la sussistenza di un mero tentativo (assenza di disponibilità autonoma sulla refurtiva). La Corte territoriale e la Cassazione hanno ritenuto infondata la prospettazione, aderendo alle valutazioni di merito che hanno escluso la natura tentata del fatto.
art. 52 cod. pen.
Richiamato relativamente alla presunta scriminante dell'autodifesa per le lesioni; i giudici di merito hanno ritenuto non provata la sussistenza dei requisiti della scriminante.
art. 62-bis cod. pen.
Richiamato in relazione al diniego delle attenuanti generiche: la valutazione della personalità e del comportamento processuale è rimessa al giudice di merito e la Cassazione ha ritenuto legittimo il diniego alla luce delle motivazioni del provvedimento impugnato.
Sentenza Sezioni Unite n. 52117 del 17/07/2014 (Proc. Prevete e altri)
"In caso di furto in supermercato, il monitoraggio della azione furtiva in essere, esercitato mediante appositi apparati di rilevazione automatica del movimento della merce ovvero attraverso la diretta osservazione da parte della persona offesa o dei dipendenti addetti alla sorveglianza ovvero delle forze dell'ordine presenti nel locale ed il conseguente intervento difensivo \"in continenti\", impediscono la consumazione del delitto di furto che resta allo stadio del tentativo, non avendo l'agente conseguito, neppure momentaneamente, l'autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva, non ancora uscita dalla sfera di vigilanza e di controllo del soggetto passivo"
Richiamata dal ricorrente per sostenere che l'intervento della direzione e delle telecamere avrebbe impedito la consumazione; la Corte ha ritenuto che la situazione di fatto non rientri nel paradigma applicativo o che le valutazioni dei giudici di merito, che hanno ritenuto consumato il reato, siano adeguatamente motivate.
art. 616 cod. proc. pen.
Citato riguardo alla declaratoria di inammissibilità e alla necessita' di verificare se sussista 'assenza di colpa' nella determinazione dell'inammissibilità; la Corte non ha ravvisato tale situazione.
Decreto del Primo Presidente della Corte di cassazione n. 84 dell'8 giugno 2016
Richiamato per giustificare l'uso della motivazione semplificata, essendo la questione relativa a principi giuridici già consolidati.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non riesamina liberamente le valutazioni di fatto e di prova operare dai giudici di merito; motivo di cassazione che si limita a riproporre argomentazioni già svolte in appello senza indicare vizio di diritto è in genere inammissibile.
- Per l'identificazione del reo la presenza di immagini videosorveglianza, dichiarazioni di testimoni e l'insieme probatorio possono ritenersi sufficienti a fondare la condanna anche se non vi è rinvenimento immediato della refurtiva addosso all'imputato, purché il quadro probatorio sia valutato nel suo complesso.
- La giurisprudenza sulle condotte di furto in esercizi commerciali prevede che l'intervento tempestivo della vigilanza o della direzione possa, in casi particolari, impedire la consumazione; tuttavia l'applicabilità del principio dipende dalla concreta valutazione della disponibilità effettiva e autonoma sulla cosa sottratta.
- Le scriminanti come l'autodifesa (art. 52 c.p.) richiedono prova dei requisiti oggettivi e soggettivi (minaccia attuale, proporzione della reazione); l'accertamento spetta al giudice di merito e la Cassazione verifica solo la legittimità logico-giuridica della motivazione.
- La sussistenza delle attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.) è valutazione discrezionale del giudice: la semplice dichiarazione di voler cambiare vita o un percorso riabilitativo non garantiscono automaticamente l'applicazione dell'attenuante se il quadro personale e comportamentale resta negativo secondo il giudice.
- In cassazione vanno documentate chiaramente le violazioni di legge o i vizî di motivazione specifici (con riferimento puntuale a quali passaggi logici siano errati); argomentazioni meramente assertive o contrarie alle valutazioni del merito sono di solito inefficaci.
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