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Sentenza

Sentenza n. 3659/2026 - Napoli, Sezione 5

per l'annullamento previa sospensione dell’efficacia del decreto prot. uscita n° 0002717 del 22 gennaio 2026 emesso dal Questore della Provincia di Benevento; di tutti gli atti presupposti, connessi e consequenziali.

Giustizia amministrativa202602622

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. VSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: revoca dell'autorizzazione al porto di fucile per uso sportivo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto del Questore di Benevento che aveva revocato l'autorizzazione al porto di fucile per uso sportivo. Il provvedimento traeva origine da un controllo dei Carabinieri del 5 settembre 2025, dal quale era emerso che alcune armi erano state trasferite in un luogo diverso da quello indicato nella denuncia di detenzione senza presentare una nuova denuncia e che altre armi erano custodite in modo non diligente, appoggiate a muro in una camera da letto e in un locale deposito. Sono stati dedotti l'omessa comunicazione di avvio del procedimento e la violazione dell'art. 38 TULPS.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, definendo la causa con sentenza semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. La censura relativa alla mancata comunicazione di avvio è stata disattesa perché agli atti risultavano sia la comunicazione ex art. 7 l. 241/1990 sia le osservazioni presentate dal ricorrente. Nel merito, il giudice ha ritenuto che l'art. 38 TULPS imponga di ripresentare la denuncia ogni volta che l'arma venga trasferita in un luogo diverso da quello denunciato e di assicurare adeguate garanzie di sicurezza del luogo di custodia. Tali obblighi sono funzionali a consentire il controllo costante e tempestivo delle armi da parte dell'autorità di pubblica sicurezza e non costituiscono meri adempimenti formali. Il trasferimento di un fucile in altro immobile, distante circa 250 metri, senza aggiornamento della denuncia ha interrotto la corrispondenza tra luogo denunciato e luogo effettivo di custodia; la collocazione delle altre armi appoggiate a muro le rendeva accessibili a soggetti non autorizzati, senza che fosse decisiva la coabitazione con la sola madre anziana. Le condotte giustificavano quindi il giudizio di inaffidabilità ai fini dell'art. 43 TULPS e la revoca della licenza. Il TAR ha ritenuto ampia la discrezionalità dell'autorità di pubblica sicurezza nella valutazione dell'affidabilità, estesa anche alla previsione di possibili comportamenti futuri, e ha escluso vizi logico-giuridici tali da consentire il sindacato sostitutivo del giudice. Il ricorrente è stato condannato alle spese, liquidate in euro 1.500,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio con sentenza semplificata, previo avviso alle parti, quando ne ricorrono i presupposti.

  • art. 7 l. 241/1990

    La comunicazione di avvio del procedimento risultava effettuata, sicché è stata esclusa la fondatezza della relativa censura.

  • art. 38 TULPS

    La denuncia di detenzione di cui al primo comma deve essere ripresentata ogni qual volta il possessore trasferisca l’arma in un luogo diverso da quello indicato nella precedente denuncia. Il detentore delle armi deve assicurare che il luogo di custodia offra adeguate garanzie di sicurezza.

    L'obbligo di nuova denuncia è funzionale al controllo costante e tempestivo delle armi; l'obbligo di custodia diligente impone modalità idonee a impedire l'accesso e l'utilizzo da parte di soggetti non autorizzati.

  • art. 43 TULPS

    La licenza di portare armi può essere ricusata o revocata, tra gli altri, a chi non dia affidamento di non abusarne ovvero non sia più ritenuto meritevole del giudizio di affidabilità.

    La violazione degli obblighi di denuncia e custodia può fondare un giudizio di inaffidabilità e la conseguente revoca della licenza di porto d'armi.

  • art. 39 TULPS

    Attribuisce all'autorità di pubblica sicurezza un'ampia discrezionalità nella valutazione dell'affidabilità del soggetto nell'uso delle armi, sindacabile dal giudice solo in presenza di vizi logico-giuridici.

Massime di principio

  • L'obbligo di ripresentare la denuncia di detenzione delle armi ogni volta che esse siano trasferite in un luogo diverso da quello denunciato non è un mero adempimento formale, ma uno strumento essenziale per consentire all'autorità di pubblica sicurezza il controllo effettivo e tempestivo delle armi.
  • Il detentore di armi deve adottare modalità di custodia concretamente idonee a impedire che soggetti non autorizzati possano impossessarsene o utilizzarle; la mera collocazione in un ambiente abitativo o in un contenitore non sufficientemente sicuro può denotare negligenza.
  • La violazione degli obblighi di denuncia del luogo di detenzione e di diligente custodia può oggettivamente fondare un giudizio di inaffidabilità e la revoca della licenza di porto d'armi ai sensi dell'art. 43 TULPS.
  • Nella materia del porto d'armi l'autorità di pubblica sicurezza dispone di ampia discrezionalità prognostica e può fondare il giudizio di inaffidabilità anche sulla mera possibilità di futuri comportamenti inappropriati; il giudice non può sostituire la propria valutazione a quella amministrativa quando essa sia adeguatamente motivata e immune da vizi logico-giuridici.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezza
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblico
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaPartecipazione procedimentale

Testo integrale

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