Cassazione Penale, Sentenza n. 42660/2022 del 10/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato il decreto che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di revoca della confisca (decreto del 18/04/2012) su un conto corrente, una polizza vita, un conto deposito titoli e un libretto nominativo, tutti accesi tra aprile 2005 e febbraio 2007. Hanno dedotto come "fatto nuovo" l'assoluzione di Francesco Suriano dall'imputazione di ricettazione relativa al 24/10/2002 (sentenza della Corte d'Appello di Bari del 2/12/2008, secondo i ricorrenti), sostenendo che tale assoluzione avrebbe inciso sulla valutazione del periodo di "ragionevolezza temporale" e sulla presunzione di illecito acquisto dei beni. Hanno denunciato vizio di motivazione della Corte di appello perché, a loro avviso, non si sarebbe adeguatamente confrontata con tale novità.
La decisione
I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha ritenuto che il presunto "fatto nuovo" non fosse idoneo a modificare la valutazione già compiuta dai giudici della prevenzione: in realtà era già stata considerata un'assoluzione per ricettazione ancor più prossima temporalmente ai fatti (del 2005) e la Corte aveva comunque fondato la misura su un insieme di precedenti e segnalazioni. I ricorrenti non hanno specificato in che modo l'assoluzione del 2002 avrebbe inciso in modo decisivo sulla prognosi di pericolosità e sull'origine dei beni. Per queste ragioni i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di Euro 3.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
misure di prevenzione - confisca patrimoniale (ordinamento generale)
La Corte applica il regime delle misure di prevenzione considerando la pericolosità sociale e la correlazione tra patrimoni e attività illecite; richiede che eventuali fatti nuovi siano effettivamente nuovi e rilevanti per rivedere la misura
principio della presunzione di acquisizione illecita in relazione alla ragionevolezza temporale degli acquisti (giurisprudenza sulle misure di prevenzione)
La Corte valuta la 'ragionevolezza temporale' tra ultimi fatti criminosi e acquisti: un'assoluzione può incidere solo se dimostrato concretamente che modifica la valutazione temporale e la presunzione di illiceità; l'onere è a carico del richiedente della revisione
onere di specificazione della doglianza e requisito di novità per la revisione
Per ottenere la revisione della confisca il ricorrente deve indicare chiaramente in che modo il fatto nuovo incide sulla decisione precedente: mera enunciazione dell'assoluzione senza spiegare l'effetto sul quadro probatorio rende la richiesta inammissibile
Massime di principio
- La mera esistenza di un'assoluzione non è automaticamente idonea a determinare la revoca di una misura di prevenzione: occorre dimostrare la concreta incidenza di quell'assoluzione sulla valutazione complessiva della pericolosità sociale e sull'origine dei beni
- Nel giudizio sulle misure di prevenzione conta il quadro complessivo degli antecedenti: un singolo episodio favorevole non cancella la valutazione fondata su molteplici precedenti e segnalazioni
- Il ricorrente ha l'onere di specificare e motivare in che modo il fatto nuovo modifica la precedente decisione; formule generiche o mancata spiegazione dell'effetto rendono la richiesta inammissibile
- Il criterio temporale (ragionevolezza) tra l'ultimo fatto criminoso e gli acquisti è rilevante ma va provato che la rettifica temporale, derivante dall'assoluzione, rende non più plausibile la presunzione di illecito acquisto
- L'inammissibilità della richiesta può comportare condanne alle spese e sanzioni (qui pagamento di Euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende)
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