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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11268/2022 del 28/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Le parti civili impugnano la sentenza di appello del 20/02/2020 che aveva riformato la condanna di primo grado (Tribunale di Vibo Valentia, 15/12/2014) disponendo il non doversi procedere per difetto di querela in relazione alle particelle private e assolvendo per le particelle demaniali. I motivi principali sono: (i) violazione di legge in relazione all'art. 158 cod. pen. (secondo le ricorrenti l'integrazione della denuncia del 09/08/2010, presentata durante la permanenza del reato permanente, è tempestiva e sufficiente a integrare la querela per le particelle private); (ii) violazione degli artt. 234 e 526 cod. proc. pen. per carenza di motivazione dell'appello che non ha adeguatamente confrontato e confutato il compendio probatorio (sopralluoghi, atti di pubblici ufficiali, testimonianze) su cui si era basata la condanna di primo grado.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi. Ha ritenuto che le parti civili avessero interesse ad impugnare la sentenza di appello che aveva ribaltato la condanna di primo grado e che l'integrazione della denuncia del 09/08/2010 fosse tempestiva e idonea a integrare la condizione di procedibilità della querela per le particelle di proprietà privata (art. 633 c.p.). Ha inoltre censurato la Corte d'Appello per mancata motivazione rafforzata e per non essersi confrontata con il compendio probatorio che aveva retto la condanna in primo grado. Per questi motivi la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente agli effetti civili e rinviata al giudice civile competente in grado d'appello per il nuovo giudizio e per la liquidazione delle spese relative a questo grado di legittimità. La sentenza di appello era inoltre intervenuta pronunciando l'assoluzione con la formula "perché il fatto non sussiste" su una delle imputazioni.

Norme richiamate

  • art. 633 cod. pen.

    Norma sul reato di invasione di terreni o edifici; la Corte ha ritenuto che la querela integrativa del 09/08/2010 sia idonea a rendere procedibile l'azione penale per le particelle private identificate catastalmente

  • art. 639-bis cod. pen.

    Norma relativa alle invasione di terreni demaniali (procedibilità d'ufficio); la responsabilità per le particelle demaniali è stata oggetto di valutazione probatoria distinta, ma la Corte d'appello non ha adeguatamente motivato la propria diversa valutazione

  • art. 158 cod. pen.

    Riferito nel ricorso in relazione alla condizione di procedibilità della querela: la Corte di Cassazione ha considerato corretta l'interpretazione delle ricorrenti secondo cui, in presenza di reato permanente, l'integrazione della denuncia effettuata durante la persistenza della condotta è tempestiva e può integrare la querela

  • art. 234 cod. proc. pen.

    Riferito dai ricorrenti in tema di valutazione della prova documentale e del confronto probatorio; la Corte ha richiamato l'obbligo del giudice d'appello di confrontarsi con il compendio probatorio quando riforma una condanna in senso assolutorio

  • art. 526 cod. proc. pen.

    Riferito dai ricorrenti come norma del procedimento di appello; la Corte ha ricordato l'esigenza di motivazione rafforzata nelle sentenze d'appello che assolvono in contrasto col primo grado

  • art. 576, comma 1 cod. proc. pen.

    Richiamato nella motivazione giurisprudenziale per affermare la legittimazione della parte civile ad impugnare pronunce di proscioglimento; la Corte lo utilizza per giustificare l'interesse delle parti civili ad appellare la sentenza di appello

  • art. 568, comma 4 cod. proc. pen.

    Richiamato per confermare la legittimazione delle parti civili a proporre impugnazione avverso la sentenza di appello che ribalta la condanna di primo grado

  • artt. 529-531 cod. proc. pen.

    Richiamati nella prospettazione sulla nozione di sentenza di proscioglimento e sulle tipologie di proscioglimento rilevanti ai fini dell'impugnazione delle parti civili

  • art. 622 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione agli effetti civili e alla competenza del giudice civile dopo annullamento con rinvio (art. citato per effetto pratico nella ricostruzione procedurale)

Massime di principio

  • La parte civile ha interesse a impugnare la sentenza di appello che ribalta una condanna di primo grado e dichiara il non doversi procedere o assolve: il precedente accertamento di responsabilità in primo grado le dà un vantaggio concreto, anche ai fini della tutela civile.
  • In caso di reato permanente, una denuncia/querela integrativa presentata durante la persistenza della condotta può essere considerata tempestiva e idonea a soddisfare la condizione di procedibilità per i fatti riferiti al periodo di permanenza.
  • Quando la Corte d'appello riforma in senso assolutorio una condanna di primo grado deve fornire una motivazione "rafforzata", confrontandosi puntualmente con il compendio probatorio e giustificando le ragioni delle differenti conclusioni; la carenza di tale motivazione può portare all'annullamento limitato agli effetti civili.
  • Gli atti e i rilievi redatti da pubblici ufficiali acquisiti nel fascicolo dibattimentale hanno rilievo probatorio rilevante e devono essere considerati dal giudice di appello nella valutazione complessiva; dubbi non fondati su elementi non decisivi non sono sufficienti a ribaltare la motivazione del primo grado.
  • L'annullamento limitato agli effetti civili con rinvio comporta che il giudizio sul risarcimento e sulle statuizioni civili venga trattato dal giudice civile competente in grado d'appello, evitando alla parte civile di ripartire completamente "ex novo" il procedimento civile quando sussiste un precedente accertamento penale favorevole.

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