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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17760/2022 del 04/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna alla reclusione (mesi 6) per il reato di minaccia aggravata (art. 612, co. 2, c.p.), sostenendo che il giudice aveva riconosciuto le circostanze attenuanti generiche e quindi, a seguito del necessario giudizio di bilanciamento ex art. 69 c.p. con la circostanza aggravante, la specie della pena applicabile avrebbe dovuto essere quella prevista per la minaccia semplice (art. 612, co. 1, c.p.), ossia la multa, e non la pena detentiva prevista per la fattispecie aggravata

La decisione

La Corte di Cassazione (V Sezione Penale) ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha rilevato che il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ha imposto il confronto tra circostanze ai sensi dell'art. 69 c.p., con esito tale da rendere inutile l'operatività della fattispecie aggravata ai fini della determinazione della specie della pena. Di conseguenza la pena detentiva inflitta in primo grado e confermata in appello è stata qualificata come illegale "ab origine" perché diversa per specie da quella che avrebbe dovuto essere irrogata. La Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della specie e della quantità della pena e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Caltanissetta per la nuova determinazione della pena conformemente ai principi esposti

Norme richiamate

  • art. 612 c.p., co. 1

    Disciplina la fattispecie base della minaccia semplice e la relativa specie di pena (sanzione pecuniaria). La Corte ha ritenuto che, a seguito del riconoscimento delle attenuanti generiche, la pena applicabile doveva essere quella prevista per la fattispecie di cui al comma 1

  • art. 612 c.p., co. 2

    Prevede la fattispecie aggravata di minaccia e la pena detentiva. La Corte ha affermato che l'operatività di questa aggravante non sussisteva dopo il bilanciamento con le attenuanti generiche, sicché la pena detentiva inflitta è risultata illegale

  • art. 69 c.p.

    Stabilisce il giudizio di bilanciamento tra circostanze di segno opposto (equivalenza o prevalenza). La decisione si fonda sul fatto che il giudizio di comparazione ha reso inefficace l'aggravante ai fini della specie della pena

  • art. 62-bis c.p.

    Regola le circostanze attenuanti generiche. Nel caso concreto il riconoscimento di tali circostanze ha innescato il bilanciamento che ha portato alla necessità di applicare la pena della fattispecie meno grave

Massime di principio

  • Se il giudice riconosce le circostanze attenuanti generiche occorre procedere al bilanciamento ex art. 69 c.p.; se dalle comparazione le attenuanti prevalgono o equivalgono all'aggravante, l'aggravante non può determinare la specie di pena più grave
  • L'applicazione di una pena diversa per specie rispetto a quella che sarebbe risultata dall'esito del bilanciamento è vizio che può integrare motivo di annullamento limitato alla determinazione della specie e della quantità della pena
  • In caso di annullamento limitato alla pena, la Corte di Cassazione rinvia normalmente la causa al giudice di merito per rideterminare la pena conformemente ai principi di diritto indicati
  • Nelle impugnazioni è utile contestare specificamente la determinazione della specie della pena quando vi sia stato riconoscimento di attenuanti concorrenti con aggravanti, e richiedere una motivazione chiara sul confronto delle circostanze
  • La difesa dovrebbe evidenziare in primo grado e in appello gli elementi a favore della prevalenza o equivalenza delle attenuanti per evitare l'irrogazione di una pena di specie diversa da quella effettivamente dovuta

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