Sentenza del 24/03/2017 n. 14497 - Corte di Cassazione
Amministratore cooperativa - Responsabilità - Reato dichiarazione fraudolenta.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
M.M. chiedeva la revoca del sequestro preventivo fino a concorrenza di 82.488,10 euro, disposto in relazione all'ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, riferita alla dichiarazione fiscale 2014 per i redditi 2013 della Cooperativa Atlante. Sosteneva, con tre motivi, che non poteva rispondere del reato perché si era dimesso dalla carica tre giorni prima della presentazione della dichiarazione; che questa era nulla o inefficace perché priva della sottoscrizione del legale rappresentante; e che non era provato un suo incarico al consulente fiscale per l'invio telematico. Il Tribunale aveva rilevato che M. aveva predisposto e approvato il 19 maggio 2014 il bilancio contenente le fatture ritenute false, aveva contribuito alla formazione dei costi fittizi e che la dichiarazione era stata inviata da un intermediario incaricato e accettata dall'Agenzia delle Entrate. Il ricorso per cassazione riguardava inoltre una misura cautelare reale, per la quale l'art. 325 c.p.p. limita il sindacato alla violazione di legge, includendovi solo motivazioni radicalmente mancanti o incomprensibili.
La decisione
La Cassazione ha rigettato il primo motivo, ritenendo comunque possibile il concorso dell'ex amministratore nel reato, pur essendosi dimesso prima della presentazione della dichiarazione: il Tribunale aveva indicato elementi sufficienti a sostenere il suo coinvolgimento nella predisposizione del meccanismo fraudolento e aveva considerato strumentali le dimissioni intervenute appena tre giorni prima dell'invio. La Corte ha precisato che il reato si consuma con la presentazione della dichiarazione, non con la registrazione delle fatture in contabilità, e non è punibile a titolo di tentativo; ciò non esclude, tuttavia, il concorso dell'extraneus che abbia determinato o istigato la presentazione. Il secondo e il terzo motivo, concernenti l'incarico all'intermediario e la mancata sottoscrizione, sono stati dichiarati inammissibili perché contestavano accertamenti di fatto adeguatamente motivati, non riesaminabili in cassazione in materia di misure cautelari reali. È stata inoltre rilevata la preclusione derivante dal precedente rigetto del riesame sui medesimi presupposti, nei limiti del giudicato cautelare e allo stato degli atti. Sequestro confermato; M.M. condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 2
nonostante il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture introdotto dalla normativa del 2000 si consumi nel momento di presentazione della dichiarazione [...], tanto che tale delitto non è comunque punibile a titolo di tentativo, sicchè esso può considerarsi perfezionato solamente con la condotta di presentazione della dichiarazione e non già nel momento in cui i documenti vengano registrati in contabilità
La fattispecie si perfeziona quando viene presentata la dichiarazione fraudolenta: la sola registrazione contabile delle fatture non basta e il delitto non è punibile come tentativo. Resta possibile il concorso dell'extraneus che abbia determinato o istigato la presentazione.
Codice di procedura penale, art. 325, comma 1
il ricorso per cassazione in materia di misure cautelari reali può essere esaminato solo in relazione al vizio di violazione di legge non essendo consentita, in subiecta materia, la deduzione del vizio di motivazione per espresso dettato dell'art. 325 c.p.p., comma 1.
In materia di misure cautelari reali il ricorso per cassazione è limitato alla violazione di legge. La censura sulla motivazione rileva soltanto quando l'apparato argomentativo sia radicalmente mancante o privo dei requisiti minimi di comprensibilità.
Codice di procedura penale, art. 125
Nondimeno, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito come nella violazione di legge siano ricompresi anche i vizi della motivazione così radicali da rendere l'apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento del tutto mancante o comunque privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza, come tale inidoneo a rendere comprensibile l'itinerario logico seguito dal giudice, con conseguente violazione dell'art. 125 c.p.p.
La motivazione di una misura cautelare reale può essere censurata in cassazione come violazione di legge solo se è del tutto assente o così radicalmente incoerente, incompleta o irragionevole da non consentire di comprendere il percorso decisionale.
Massime di principio
- Per la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, il momento consumativo è la presentazione della dichiarazione; la mera annotazione dei documenti in contabilità non integra da sola il reato.
- La cessazione dalla carica prima dell'invio della dichiarazione non esclude automaticamente la responsabilità: un ex amministratore può concorrere nel reato proprio se il suo contributo ha determinato o agevolato consapevolmente la presentazione fraudolenta. La predisposizione e approvazione del bilancio contenente le fatture false può costituire un elemento rilevante per valutare tale contributo.
- In materia di misure cautelari reali, la Cassazione non rivaluta liberamente fatti e prove: le contestazioni sulla ricostruzione fattuale sono ammissibili solo nei limiti della violazione di legge, inclusa una motivazione radicalmente mancante o incomprensibile.
- La riproposizione di questioni già decise in sede di riesame incontra una preclusione endoprocessuale, che opera allo stato degli atti e può essere superata se mutano le circostanze rilevanti.
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