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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19899/2023 del 10/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di Messina del 06/06/2022 che aveva confermato la responsabilità di Galletta per il reato di furto di energia elettrica, aggravato dall'uso del mezzo fraudolento, per prelievi irregolari commessi tra il 03/10/2012 e il 02/10/2017. La ricorrente deduceva: (1) inutilizzabilità del verbale di verifica dei tecnici Enel e carenza di prova che l'occupazione dell'immobile e il prelievo abusivo fossero a lei riconducibili; contestava inoltre i calcoli quantificativi dell'energia sottratta; (2) violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata applicazione della condizione di non punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p.; (3) vizio di motivazione e violazione di legge in relazione alla qualificazione dell'allacciamento abusivo come "mezzo fraudolento" ai fini dell'aggravante.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ha ritenuto sussistente il caso di "doppia conforme" tra primo grado e appello, con la conseguente lettura congiunta delle motivazioni; ha ritenuto i motivi generici, ripetitivi e non confrontati con le motivate decisioni di merito. Sul merito processuale: il verbale e l'accertamento tecnico sono stati ritenuti utilizzabili e collegati all'abitazione della ricorrente, che aveva dichiarato domicilio all'indirizzo beneficiario della fornitura illecita; la mancata prova dell'inaffidabilità degli strumenti spettava alla difesa in termini di allegazione; la particolare tenuità (art. 131-bis c.p.) è stata ritenuta inapplicabile per la durata temporale e l'entità del danno e per i precedenti penali rilevanti dell'imputata; l'allacciamento mediante cavo alla rete esterna configura "mezzo fraudolento" ai fini dell'aggravante. La sopravvenuta modifica legislativa sulla procedibilità a querela non incide sull'inammissibilità del ricorso. In conseguenza dell'inammissibilità, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 63 cod. proc. pen.

    La corte ha ritenuto infondata la doglianza sull'inutilizzabilità del verbale di verifica: il verbale amministrativo non contiene dichiarazioni dell'utente e l'accertamento tecnico è stato confermato dalla deposizione del tecnico e dalla contestuale sottoscrizione; l'articolo non ha trovato applicazione ostativa all'impiego dell'atto nel processo.

  • art. 131-bis cod. pen.

    La condizione di non punibilità per particolare tenuità non è stata riconosciuta a causa dell'ampiezza temporale dei prelievi irregolari, della significativa entità del danno economico e della personalità dell'imputata (precedenti specifici), elementi che escludono l'astratta applicabilità della tenuità.

  • art. 625 comma 1 n.2 cod. pen.

    L'utilizzo di un allacciamento abusivo alla rete esterna mediante cavo "volante" è qualificato come 'mezzo fraudolento' e integra l'aggravante prevista da tale articolo.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, la corte ha applicato le conseguenze previste dall'art. 616 c.p.p., condannando la ricorrente al pagamento delle spese e disponendo l'ulteriore versamento a titolo di ammenda per possibile colpa nella formulazione dei motivi.

  • Decreto Legislativo n.150/2022, art.2, comma 1, lett. i)

    La modifica legislativa che ha reso il reato perseguibile a querela è menzionata; la corte ha chiarito che la sopravvenuta procedibilità a querela non incide sull'inammissibilità del ricorso né sul c.d. 'giudicato sostanziale', diversamente dall'abolitio criminis che legittimerebbe revoca ai sensi dell'art. 673 c.p.p.

  • art. 673 c.p.p.

    Richiamato come norma che consente la revoca della sentenza nel caso di abrogazione/abolitio criminis; la corte distingue la sopravvenuta procedibilità a querela dall'ipotesi abolitiva che giustificherebbe la revoca.

Massime di principio

  • Un ricorso in Cassazione non può limitarsi a ripetere i motivi già dedotti in appello: occorre una critica specifica e argomentata della motivazione della corte di merito, altrimenti il motivo è considerato generico e il ricorso può essere dichiarato inammissibile.
  • I verbali amministrativi e gli accertamenti tecnici (es. verifiche Enel) possono essere utilizzati come prova se sono supportati da deposizioni e coerenti con altri elementi processuali; la difesa deve allegare e documentare concretamente l'inaffidabilità degli strumenti per metterne in dubbio gli esiti.
  • La dichiarazione di domicilio in un immobile può essere valutata come elemento indiziario della reale disponibilità dell'abitazione e del collegamento con il prelievo illecito di energia.
  • Per ottenere il riconoscimento della particolare tenuità ex art. 131-bis c.p. è necessario dimostrare la limitatezza temporale e l'esiguità del danno: durata prolungata del fatto, rilevante danno economico o precedenti specifici ostano all'applicazione della causa di non punibilità.
  • In tema di furto di energia elettrica, l'allaccio abusivo mediante cavo alla rete esterna costituisce 'mezzo fraudolento' rilevante ai fini dell'aggravante; la qualificazione è consolidata nella giurisprudenza di legittimità.
  • Le modifiche normative sopravvenute che incidono sulla procedibilità (es. passaggio a procedibilità a querela) non cancellano automaticamente la sentenza se il ricorso è inammissibile; solo l'abolitio criminis dà luogo, in genere, alla revoca della sentenza ai sensi dell'art. 673 c.p.p.

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