Cassazione Penale, Sentenza n. 16500/2022 del 28/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore Generale impugnava la decisione della Corte di appello di Bologna che, in sede di rinvio, aveva rifiutato la consegna di Zlotea Marian destinatario di mandato di arresto esecutivo. Il ricorso articolava due censure principali: (1) violazione degli artt. 2 e 16 della legge 22 aprile 2005, n. 69 con riferimento al calcolo dello spazio minimo individuale in cella (le informazioni indicavano 4 metri quadrati comprensivi di un letto e di mobili); il ricorrente sosteneva che lo spazio occupato dai mobili non dovrebbe essere computato salvo che si tratti di arredi fissi, e quindi le autorità rumene avrebbero dovuto precisare la natura del mobilio; (2) violazione dell'art. 2 della legge 69/2005 e dell'art. 3 CEDU, sostenendo che i c.d. fattori compensativi (es. ore fuori cella) potevano essere considerati anche in presenza di regime detentivo "chiuso" quando, di fatto, il detenuto goda di significative ore fuori cella (nel caso specifico circa 8 ore), richiamando la giurisprudenza europea (Mursic) che non distingue rigidamente i regimi.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la Corte di appello, nel giudizio di rinvio, era vincolata dalla pronuncia di annullamento precedente (sentenza n. 27661/2021) che aveva richiamato i principi delle Sezioni unite (n. 6551/2020, Commisso). In particolare: (a) i c.d. fattori compensativi possono operare solo quando il detenuto è sottoposto a regime "semiaperto" e non nel regime "chiuso" come nel caso esaminato; (b) la Corte di appello ha compiuto una valutazione non manifestamente illogica delle informazioni ricevute ritenendo che, nonostante la superficie indicata di 4 mq, la presenza del letto individuale e la sua non facilmente spostabilità riducevano lo spazio disponibile a meno dei 3 mq richiesti. Il ricorso del Procuratore Generale è stato dunque respinto come inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
artt. 2, 16; art. 22, comma 5
La normativa interna disciplina il procedimento di consegna e richiede verifica delle condizioni detentive nello Stato richiedente. La Corte ha applicato i criteri di compatibilità con l'art. 3 CEDU e ha imposto l'accertamento dello spazio minimo individuale. L'art. 22, comma 5 è richiamato per adempimenti successivi.
Convenzione europea dei diritti dell'uomo
L'art. 3 vieta trattamenti inumani o degradanti. La giurisprudenza ECHR presuppone presunzione di violazione quando lo spazio personale in cella è inferiore a 3 mq; tale presunzione può essere superata da fattori compensativi solo in certi casi secondo la giurisprudenza nazionale richiamata.
Sezioni Unite Corte di cassazione, sentenza n. 6551 del 24/09/2020 (Commisso)
Ha stabilito i criteri per il calcolo dello spazio minimo e la possibilità di detrarre solo gli arredi fissi; ha anche motivato quando i fattori compensativi possono essere considerati.
Corte di cassazione, sentenza n. 27661 del 13/07/2021
Pronuncia che ha annullato la precedente decisione di consegna e ha affermato, richiamando le Sezioni Unite, che i fattori compensativi operano solo per il regime "semiaperto" e non per il "chiuso"; vincola quindi le decisioni successive.
Corte EDU, Grande Camera, Mursic c. Croazia
Giurisprudenza europea citata dal ricorrente per sostenere che la Grande Camera non distingue tra regimi detentivi nel valutare l'impatto degli spazi; la Corte di cassazione ha ritenuto che, comunque, la giurisprudenza nazionale (Sezioni Unite e successiva Cassazione) abbia fissato specifiche modalità applicative nel contesto del procedimento di consegna.
Massime di principio
- Il calcolo dello spazio minimo individuale in cella (soglia di 3 metri quadrati) esclude, in generale, la superficie occupata da arredi fissi: è importante verificare se mobili e letti sono fissi o facilmente spostabili.
- Se lo spazio risulta inferiore a 3 mq si presume una violazione dell'art. 3 CEDU; tale presunzione può essere superata solo con fattori compensativi (ore fuori cella, condizioni generali, ecc.), ma secondo la giurisprudenza di legittimità italiana questi fattori sono applicabili solo se il detenuto è sottoposto al regime "semiaperto", non nel regime "chiuso" per periodi prolungati.
- Le decisioni di merito basate su valutazioni di fatto (es. misurazione dello spazio, mobilità del letto) hanno ampia discrezionalità e non sono agevolmente rimesse dalla Corte di cassazione se non per vizio manifesto di motivazione o illogicità.
- In procedimenti di consegna basati su mandati di arresto è fondamentale acquisire informazioni dettagliate e precise dallo Stato richiedente: metratura effettiva, natura degli arredi (fissi o mobili), ore effettive di attività fuori cella, tipologia di regime detentivo applicato.
- Quando il periodo di pena da scontare è non breve e in regime chiuso, il sindacato sulla compatibilità delle condizioni detentive è più rigoroso: le autorità nazionali tendono a non ritenere idonei i fattori compensativi per giustificare spazi inferiori ai 3 mq.
- Il ricorrente (es. Procure) dovrebbe, prima di impugnare, chiedere chiarimenti precisi e documentazione puntuale sul punto critico (misure, planimetrie, foto, natura dei mobili) perché la Cassazione non sostituisce la valutazione di merito se questa è logicamente motivata.
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