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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33036/2024 del 22/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello che li aveva condannati per vari reati (tra i quali concorso esterno in associazione mafiosa; associazione a delinquere finalizzata all'esercizio illecito di giochi e scommesse; reati in materia di stupefacenti; riciclaggio; reimpiego) deducendo: inutilizzabilità di intercettazioni e di taluni atti (servizio giornalistico, interrogatorio), vizio di motivazione e insufficienza probatoria, erronea qualificazione e applicazione di aggravanti ex art. 416-bis (commi 4 e 6), errata esclusione delle attenuanti generiche, vizio nella revoca di riti alternativi (giudizio abbreviato condizionato), errata datazione dei fatti con conseguente prescrizione, e carenze sulle prove del dolo per il reato di riciclaggio. I ricorsi avevano quindi variegate censure tecniche e sostanziali relative tanto alla valutazione delle fonti testimoniali e collaborative quanto all'utilizzo di intercettazioni e alla decorrenza della prescrizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha emesso decisione mista: - Annullamento senza rinvio (per intervenuta prescrizione) delle condanne nei confronti di: Lo Iacono Francesco, Lo Iacono Fabio, Bacchi Domenico, Di Trapani Maicol, Di Trapani Vito Alessio, Lizzoli Alessandro Rosario e Primavera Maurizio; - Annullamento con rinvio per nuovo giudizio (per carenze di motivazione o questioni sull'utilizzabilità delle intercettazioni e sulla qualificazione del ruolo) nei confronti di: Ingrasciotta Salvatore e Grigoli Antonio; - Annullamento parziale con rinvio (solo rispetto alle aggravanti ex art. 416-bis, commi 4 e 6, e alla determinazione del trattamento sanzionatorio) nei confronti di Bacchi Benedetto Antonio; per il resto il ricorso di Bacchi è stato rigettato e le sue responsabilità su altre imputazioni sono state dichiarate irrevocabili; - Rigetto del ricorso di Pace Francesco Paolo (condanna confermata). Inoltre la Corte ha disposto rifusione spese per talune parti civili e ha fornito indicazioni su profili di diritto processuale inerenti prescrizione, utilizzabilità delle intercettazioni e prova del dolo per riciclaggio.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    Le aggravanti previste dai commi 4 (disp. di armi) e 6 (reimpiego di proventi illeciti) richiedono specifica motivazione e prova; non sono automatica conseguenza del vincolo mafioso quando il soggetto è qualificato come "concorrente esterno" e va valutato caso per caso.

  • art. 416 c.p.

    L'accertamento della partecipazione ad associazione per delinquere può prescindere dalla prova dei reati-fine; tuttavia la qualificazione del ruolo (organizzatore vs mero partecipe) è rilevante per l'utilizzabilità di intercettazioni autorizzate per altri reati.

  • art. 266 c.p.p.

    La autorizzazione delle intercettazioni è vincolata ai reati per i quali sono richieste; la loro utilizzabilità in procedimento connesso richiede collegamento e rispetto dei principi affermati dalle Sezioni Unite (sent. "Cavallo").

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    comma 4 (fatti gravi di traffico di stupefacenti)

    Valutazione della "droga parlata" richiede rigore e grado di credibilità elevato; in mancanza di altri elementi, la sola "droga parlata" deve essere supportata da indizi forti per condanna.

  • art. 648 ter c.p. (riciclaggio)

    Il dolo eventuale è possibile per il riciclaggio, ma occorre dimostrare che l'agente abbia concretamente potuto rappresentarsi e accettare il rischio della provenienza illecita delle somme; gli indici (offshore, interposizioni, intestazioni fittizie) vanno valutati con rigore.

  • art. 624 c.p.p.

    Disposizione richiamata per dichiarare irrevocabile l'affermazione di responsabilità già definita con sentenza passata in un certo ambito; la Cassazione può dichiarare irrevocabile responsabilità su taluni reati.

  • Sezioni Unite, sentenza "Cavallo"

    Sez. U n. 51/2019 (dep. 02/01/2020)

    Limita l'utilizzabilità delle intercettazioni autorizzate per un determinato reato quando si voglia usarle per procedere nei confronti di meri partecipi di altro reato; è necessaria adeguata individuazione del reato e del ruolo investigato.

  • Sezione U, sentenza "Iavarazzo"

    Interpreta l'aggravante del comma 6 dell'art. 416-bis in senso restrittivo: l'aggravante riguarda chi ha generato i proventi poi reinvestiti; è necessario accertare il concreto reimpiego da parte dell'autore dei proventi.

Massime di principio

  • La configurabilità delle aggravanti ex art. 416-bis (arma; reimpiego) richiede motivazione specifica e prova idonea, soprattutto quando l'imputato è qualificato come "concorrente esterno" e non come associato organico.
  • L'utilizzabilità delle intercettazioni autorizzate per un reato in procedimenti connessi non è automatica: la sentenza "Cavallo" impone che l'uso sia compatibile con il titolo autorizzativo e con la qualifica del soggetto (organico vs mero partecipe).
  • In presenza di contestazioni di reato permanente o a "consumazione in atto", l'accusa deve provare la prosecuzione della condotta fino al termine rilevante; in caso di dubbio favore al soggetto per la decorrenza della prescrizione.
  • Quando si deduce inutilizzabilità di singole prove (intercettazioni, atti giornalistici, interrogatori), il ricorrente deve specificare l'incidenza decisiva dell'eventuale esclusione sul complessivo compendio probatorio (criterio della "prova di resistenza").
  • La sola "droga parlata" può essere base per condanna ma richiede un alto grado di credibilità e la presenza di elementi probatori aggiuntivi o argomentazioni tali da escludere ragionevoli dubbi.
  • La qualificazione del ruolo (organizzatore/dirigente vs mero partecipe) incide su utilizzabilità delle prove, sulla pena e sulla decorrenza dei termini di prescrizione; perciò il giudice di merito deve motivare chiaramente la qualificazione adottata.
  • La revoca di un rito abbreviato condizionato può essere discutibile ma non sempre abnorme; l'eventuale pregiudizio è valutabile nel merito e compensabile con le tutele del percorso processuale.

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