Cassazione Penale, Sentenza n. 32936/2024 del 22/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso contestava la motivazione della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio (artt.81 c.p. e 73/4 DPR 309/90) basandosi su un "coacervo indiziario": somma di denaro trovata nell'abitazione (parte insieme allo stupefacente), strumenti di pesatura, un'agendina con nomi e importi e l'assenza di redditi dell'imputato e dei conviventi. Il ricorrente denunciava mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, nonché errata applicazione dell'art.192 co.2 e dell'art.533 c.p.p., sostenendo che non vi erano elementi certi tali da dimostrare che il denaro fosse provento di cessioni operate da lui (mancavano indicazione di singole cessioni, destinatari, importi e monitoraggi), e che la somma in cassaforte poteva avere origine lecita o da altre attività o essere di terzi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo fondato e ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio per insussistenza del fatto. La Corte ha osservato che la motivazione d'appello era carente e non aveva compiuto i passaggi inferenziali necessari: gli elementi indicati (denaro, strumenti di pesatura, agendina) non erano stati valutati singolarmente nella loro certezza e precisione né adeguatamente riscontrati con indagini mirate (es. accertamenti patrimoniali, identificazione dei nominativi dell'agendina, verifica della titolarità della somma nella cassaforte). È stato richiamato il principio per cui ogni indizio deve corrispondere a un fatto certo e non si può fondare la prova su una presunzione fatta discendere da un'altra presunzione (praesumptio de praesumpto). Per queste ragioni la motivazione non ha raggiunto la persuasione richiesta "oltre ogni ragionevole dubbio" e la condanna è stata annullata definitivamente.
Norme richiamate
art.81 cod. pen.
Richiamata nella sentenza di merito in relazione alla continuazione tra reati; nella cassazione non è stata oggetto di approfondimento sostanziale, essendo il giudizio incentrato sulla carenza probatoria indiziaria.
art.73 comma 4 d.P.R. 309/1990
Norma che disciplina la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti; la Corte ha rilevato che la detenzione di stupefacente era accertata in altro procedimento ma detta circostanza, da sola, non prova la reiterata attività di cessione collegata al denaro sequestrato.
art.192 comma 2 cod. proc. pen.
Richiede che ogni indizio corrisponda a un fatto certo e verificato: la Corte ha applicato questo principio per censurare la sentenza di merito che si era fondata su elementi indiziari non adeguatamente verificati e non univoci.
art.533 cod. proc. pen.
Norma che disciplina i motivi di cassazione per vizio di motivazione; il ricorso ha contestato la motivazione e la Corte ha ritenuto fondato il vizio, disponendo l'annullamento senza rinvio.
Giurisprudenza di Cassazione (principi sulla prova indiziaria: Sez. Un. n. 33748/2005; Sez. Un. n. 6682/1992; Sez. 1 n. 44324/2013 e altri)
Richiamati i principi consolidati: l'accertamento indiziario richiede valutazione separata e puntuale di ciascun indizio (certezza, precisione, gravità), il coordinamento unitario degli indizi e il divieto della "praesumptio de praesumpto" (non è ammessa una doppia presunzione come base di condanna). La Corte ha applicato questi principi per mostrare le lacune argomentative della sentenza impugnata.
Massime di principio
- Il mero possesso di una somma di denaro non è di per sé prova che tale somma sia provento di spaccio: occorre dimostrare il collegamento materiale e temporale con specifiche cessioni (destinatari, importi, tempi).
- Ogni elemento indiziario deve essere certo e verificato; non è ammesso fondare la condanna su presunzioni di secondo grado o su elementi meramente verosimili.
- Documenti informali (es. agendine) assumono rilevanza probatoria solo se sono stati oggetto di riscontri investigativi concreti (identificazione dei nominativi, riscontri sulle transazioni).
- In assenza di indagini di riscontro (accertamenti patrimoniali, monitoraggi, identificazione dei compratori) il dubbio residuo deve favorire l'imputato: la Cassazione può annullare senza rinvio se la carenza probatoria è definitiva e non sanabile in altro giudizio.
- Per sostenere un'accusa basata su indizi è necessario costruire un ragionamento logico-giuridico completo che colleghi in modo univoco i fatti certi agli elementi da provare; omissioni di passaggi inferenziali essenziali rendono la motivazione invalida.
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