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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8144/2023 del 23/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Lecce che, riformando il proscioglimento in primo grado per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), l'ha dichiarata responsabile del reato di furto in abitazione aggravato dall'esposizione alla pubblica fede e l'ha condannata. Il ricorso per cassazione articolava due motivi: (1) carenza di motivazione sul mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena, richiesta dal difensore in appello e ritenuta applicabile a norma richiamata dalla ricorrente; (2) vizio di motivazione sulla nozione di "pertinenza", per non aver la sentenza indicato il luogo esatto in cui erano collocati i beni sottratti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il secondo motivo inammissibile perché versato in fatto e privo della necessaria correlazione tra le argomentazioni della sentenza impugnata e quelle del ricorso. Il primo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato: le Sezioni unite affermano che il mancato riconoscimento della sospensione condizionale non può essere impugnato in cassazione se il beneficio non era stato richiesto nel giudizio di merito; la richiesta non risulta né dall'intestazione della sentenza impugnata né dal verbale dell'udienza, per cui la ricorrente non può dolersene in cassazione. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile e la ricorrente è condannata alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende di Euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 (conv. con modificazioni dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176)

    Norma procedurale richiamata per evidenziare che le parti non hanno chiesto la discussione orale e che il Pubblico Ministero ha presentato requisitoria scritta; la Corte si è pronunciata sulla base degli atti scritti.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Norma sul proscioglimento per particolare tenuità del fatto: la sentenza di primo grado aveva prosciolto l'imputata ai sensi di tale norma, mentre la Corte d'appello ha riformato tale proscioglimento e ha condannato.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma sulle limitazioni delle censure in Cassazione; il ricorso è stato articolato nei limiti previsti da questa disposizione.

  • art. 597 cod. pen. (richiamato dalla ricorrente)

    Norma richiamata dal ricorrente come giustificativa della possibilità di concedere la sospensione condizionale della pena; la Corte non è entrata nel merito della sua applicabilità perché la richiesta del beneficio non risultava formulata nel giudizio di merito.

  • Giurisprudenza: Sez. U., n. 22533 del 25/10/2018

    Principio consolidato secondo cui l'imputato non può lamentare in Cassazione la mancata concessione della sospensione condizionale se non ne ha fatto richiesta nel giudizio di merito; richiamato dalla Corte per dichiarare infondato il primo motivo.

Massime di principio

  • Se si richiede la sospensione condizionale della pena, tale richiesta deve essere formulata nel corso del giudizio di merito; in Cassazione non è consentito lamentarne la mancata concessione se non è stata chiesta anteriormente.
  • I motivi di cassazione che si limitano ad una ricostruzione fattuale o non dimostrano la specifica dissonanza tra le argomentazioni della decisione impugnata e quelle del ricorso sono inammissibili.
  • La Corte di Cassazione può dichiarare l'inammissibilità del ricorso quando i motivi sono manifestamente infondati o versano in fatto; ciò comporta, di regola, la condanna alle spese e può comportare il versamento di somme alla Cassa delle ammende.
  • La presenza di una precedente sentenza di proscioglimento per particolare tenuità non impedisce in assoluto la riforma in appello, ma le ragioni della riforma devono essere adeguatamente motivate e resistenti al controllo di legittimità.

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