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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32115/2026 del 27/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato era stato ritenuto responsabile del delitto di riciclaggio, previsto dall'art. 648-bis c.p., per avere partecipato a una serie di operazioni relative alla vendita di un'autovettura di provenienza illecita. Secondo la ricostruzione valorizzata dai giudici di merito, egli aveva pubblicato online l'annuncio di vendita, avuto rapporti con l'acquirente, mantenuto il veicolo presso il proprio piazzale, ricevuto acconti, svolto attività di intermediazione per il finanziamento presso due istituti bancari e indicato la propria concessionaria nel contratto di assicurazione. Il ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 110 e 648-bis c.p., sostenendo che non fosse provata la consapevolezza della provenienza illecita del veicolo e che egli fosse intervenuto soltanto nella fase finale della vendita, mentre le operazioni precedenti sarebbero state gestite da un concorrente. Ha inoltre censurato la valutazione di inattendibilità della propria versione difensiva e lamentato l'omessa ricostruzione dell'intera catena delle operazioni. In via subordinata, ha chiesto la riqualificazione del fatto come ricettazione, assumendo di non avere partecipato alle attività dirette a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita del bene.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il motivo era aspecifico e non si confrontava effettivamente con la motivazione della sentenza d'appello, limitandosi a reiterare doglianze già adeguatamente disattese. La Corte ha ribadito che il riciclaggio ricorre anche quando le operazioni non impediscano definitivamente la tracciabilità del bene, essendo sufficiente che rendano concretamente più difficile l'accertamento della sua provenienza delittuosa. Ha ritenuto logicamente motivata la conclusione dei giudici di merito secondo cui l'insieme delle attività svolte dall'imputato aveva ostacolato l'identificazione della provenienza illecita dell'autovettura. È stata quindi esclusa la riqualificazione in ricettazione, poiché la condotta non si era limitata alla ricezione o alla vendita di un bene di provenienza illecita, ma aveva incluso operazioni funzionali a rendere più difficili i passaggi di proprietà e l'individuazione dell'origine delittuosa. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 648-bis c.p.

    integra il delitto di riciclaggio il compimento di operazioni consapevolmente volte ad impedire in modo definitivo, od anche a rendere difficile, l'accertamento della provenienza dei beni, del denaro ovvero di altre utilità

    Per la configurazione del riciclaggio non è necessario che la tracciabilità del bene sia efficacemente e definitivamente impedita; è sufficiente che la condotta la ostacoli concretamente.

  • art. 110 c.p.

    Richiamato con riguardo alla contestata partecipazione dell'imputato alle operazioni costituenti riciclaggio.

  • art. 648 c.p.

    La riqualificazione in ricettazione è esclusa quando la condotta accertata comprende operazioni ulteriori, consapevolmente dirette a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa del bene.

  • art. 616 c.p.p.

    L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in presenza di profili di colpa, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il delitto di riciclaggio si configura quando l'autore compie operazioni consapevolmente dirette a impedire o anche soltanto a rendere più difficile l'accertamento della provenienza delittuosa di beni, denaro o altre utilità; non occorre che la tracciabilità sia definitivamente o efficacemente eliminata.
  • La pluralità coordinata di attività relative alla commercializzazione di un bene, quali pubblicizzazione della vendita, gestione dei rapporti con l'acquirente, custodia del bene, riscossione di acconti, intermediazione finanziaria e utilizzo di documentazione o intestazioni idonee a dissimulare i passaggi proprietari, può integrare una condotta di riciclaggio se complessivamente funzionale a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita.
  • La distinzione tra riciclaggio e ricettazione dipende dalla natura della condotta successiva alla disponibilità del bene: la mera ricezione o vendita di un bene di provenienza delittuosa può ricadere nella ricettazione, mentre il compimento di ulteriori operazioni dirette a rendere più difficile l'accertamento dell'origine illecita integra il riciclaggio.
  • È logicamente motivata la valutazione della consapevolezza della provenienza illecita quando essa sia desunta, mediante prova documentale e inferenziale, dal ruolo concretamente svolto dall'imputato nella complessiva sequenza di operazioni e dagli obblighi di verifica connessi alla sua attività professionale.
  • È inammissibile il ricorso per cassazione che riproponga le medesime doglianze già esaminate e disattese dal giudice d'appello senza un confronto critico ed effettivo con la motivazione impugnata.

Come è indicizzato

MaterieRiciclaggioImpugnazioni
RamiDelitti economiciProcesso penale
IstitutiConcorso di persone

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