Cassazione Penale, Sentenza n. 29098/2024 del 18/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione contro la sentenza di conferma della condanna (1 anno e 6 mesi) per il reato previsto dall'art. 5 d.lgs. n. 74/2000: in qualità di amministratore unico della FIVE LOGISTICS S.r.l. omessa presentazione della dichiarazione dei redditi per l'anno 2013 con evasione IVA pari a euro 287.085,00 e IRES pari a euro 313.664,00 (oltre soglia di punibilità di euro 50.000). Il ricorrente propone due motivi: (1) vizio di motivazione e manifesta illogicità nella ricostruzione dell'elemento soggettivo del dolo specifico, dedotto dalla sola veste formale di amministratore unico nonostante l'esistenza di un amministratore di fatto (Giuseppe Iervolino) che avrebbe esercitato i poteri gestori, e censura sulla qualificazione del reato come omissivo improprio; (2) violazione dell'art. 603 c.p.p. per il rigetto senza motivazione della richiesta di rinnovazione dell'istruttoria in appello al fine di acquisire una sentenza di proscioglimento (Tribunale di Lodi, n. 383/2021) ritenuta decisiva.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul secondo motivo: il vizio è stato ritenuto generico e privo della dimostrazione della decisività della prova richiesta in appello; l'art. 603 c.p.p. è interpretato restrittivamente e la mera indicazione di una sentenza favorevole in altra vicenda analoga non dimostra che la rinnovazione avrebbe determinato un esito diverso. Sul primo motivo: manifestamente infondato; la Corte ha ritenuto correttamente sussistente il dolo specifico per evasione sulla base di una pluralità di indizi non manifestamente illogici: l'entità dell'imposta evasa (oltre la soglia), la lunga permanenza nella carica di amministratore unico, la certezza dei ricavi documentata da fatture, l'assenza di pagamento anche successivo e il precedente penale specifico. La responsabilità è stata affermata non per un obbligo di impedire evento (posizione di garanzia), ma per l'obbligo diretto dell'amministratore di presentare le dichiarazioni fiscali. Conseguenze: confermata la condanna di merito, il ricorso dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
d.lgs. n. 74/2000, art. 5
Configura il reato di omessa presentazione della dichiarazione con finalità di evasione fiscale; la Corte precisa che si tratta di reato omissivo proprio imputabile a chi è obbligato alla presentazione (es. amministratore di società) e richiede dolo specifico, che va accertato con elementi probatori aggiuntivi oltre la mera consapevolezza dell'imposta dovuta.
art. 603 c.p.p., primo comma
La rinnovazione dell'istruttoria in appello è eccezionale e va concessa solo se il giudice ritiene di non poter decidere allo stato degli atti; la richiesta deve dimostrare la decisività della prova per superare la presunzione di completezza dell'istruttoria di primo grado. Una domanda generica basata su sentenze altrui non è sufficiente.
art. 40, comma 2, c.p.
Richiamata nella motivazione sulla responsabilità dell'organo rappresentativo: il legale rappresentante è direttamente obbligato ex lege a presentare le dichiarazioni fiscali e può essere ritenuto autore principale dell'omissione, anche se privo di effettiva gestione, quando l'obbligo ricade formalmente su di lui.
art. 616 c.p.p.
Prevede che, in caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente possa essere condannato alle spese e, se l'inammissibilità è ascrivibile a colpa, al versamento alla Cassa delle Ammende; la Corte ha applicato tale disposizione fissando il versamento in euro 3.000,00.
Corte Cost. sentenza n. 186/2000
Richiamata come riferimento giurisprudenziale sul tema della responsabilità per le spese in caso di inammissibilità del ricorso che possa essere ascritta a colpa del ricorrente.
Massime di principio
- La qualifica formale di amministratore unico comporta un obbligo giuridico diretto di presentare le dichiarazioni fiscali: anche quando l'effettiva gestione sia esercitata da un amministratore di fatto, la responsabilità per omissione delle dichiarazioni può rimanere a carico dell'amministratore di diritto.
- Per configurare il dolo specifico richiesto dall'art. 5 d.lgs. n. 74/2000 non basta la mera consapevolezza dell'imposta dovuta: sono necessari indici ulteriori (es. ingente ammontare evaso oltre la soglia, lunga permanenza nella carica, mancato pagamento anche successivo, reiterazione dell'omissione, precedente penale specifico, documentazione dei ricavi) che consentano di inferire la finalità evasiva.
- La richiesta di rinnovazione dell'istruttoria in appello ai sensi dell'art. 603 c.p.p. richiede una specifica e motivata dimostrazione della decisività della prova che si intende acquisire; l'allegazione generica di una sentenza favorevole in altra causa non è idonea a ottenere la rinnovazione.
- In fase di difesa, chi ricopre formalmente cariche sociali deve documentare tempestivamente e in modo preciso l'effettiva impossibilità di adempiere o la delega effettiva dei compiti fiscali (contratti di mandato, deleghe, verbali, corrispondenza), preferibilmente già in primo grado, perché la presunzione di completezza dell'istruttoria di primo grado limita le possibilità di rinnovazione in appello.
- L'inammissibilità del ricorso per cassazione può comportare anche conseguenze economiche (spese processuali e pagamento alla Cassa delle Ammende) se il giudice ritiene che l'inammissibilità sia ascrivibile a colpa del ricorrente.
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