Cassazione Penale, Sentenza n. 3032/2023 del 24/01/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore generale ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Perugia del 03/03/2022 che aveva concesso la semilibertà ad Amara, censurando la motivazione come illogica e insufficiente. I punti contestati riguardavano: (1) la valutazione positiva del percorso rieducativo e del valore della collaborazione con la giustizia alla luce di sentenze, avvisi di conclusione indagini e note di polizia giudiziaria; (2) la mancata considerazione dell'emissione di una nuova ordinanza cautelare (e della perdita di collaborazione dopo il 1/7/2021); (3) la prognosi sulla consistenza delle pendenze giudiziarie e sul rischio di superamento dei limiti di pena consentiti per la semilibertà.
La decisione
La Corte ha respinto il ricorso del Procuratore generale. Ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza di Perugia avesse svolto una adeguata e analitica istruttoria, valutando concretamente le sentenze esecutive, le pendenze e le informazioni di polizia; ha valorizzato l'ampia attività di collaborazione di Amara attestata da più DDA e gli esiti positivi dell'osservazione trattamentale in carcere. La Corte ha inoltre considerato legittima la valutazione prognostica sulle pendenze, osservando che eventuali mutamenti nel corso dell'esecuzione possono essere affrontati con gli strumenti previsti (art. 51-bis O.P.). Pertanto il ricorso è infondato e viene respinto.
Norme richiamate
art. 50 O.P. (legge 26/7/1975 n. 354)
Disciplina i presupposti per l'ammissione alla semilibertà: il Tribunale deve valutare sia i risultati del trattamento individualizzato sia le condizioni per il graduale reinserimento. La Corte ha confermato che tali elementi sono stati adeguatamente valutati.
art. 323-bis, comma 2, cod. pen.
Prevede l'attenuante speciale per la collaborazione con la giustizia. La Corte ha rilevato che il riconoscimento di tale attenuante ha contribuito a valorizzare la collaborazione di Amara.
art. 7 L. n. 203 del 1991
Norma relativa a circostanze aggravanti (richiamata nel giudizio sull'eventuale collegamento con contesti mafiosi). La Corte ha ritenuto che le sentenze non riportassero l'aggravante prevista da tale norma.
art. 51-bis O.P.
Prevede la cessazione della misura alternativa se sopravvengono nuovi titoli di privazione della libertà durante l'esecuzione. La Corte ha ricordato questo rimedio nel caso in cui le pendenze evolvessero in modo da far venir meno i presupposti della semilibertà.
art. 58-ter O.P.
Richiamata dalla DDA di Potenza come riferimento ai benefici penitenziari. La Corte ha considerato la nota della DDA come attestazione della collaborazione e delle condizioni per il riconoscimento di benefici.
Massime di principio
- L'ammissione alla semilibertà richiede una valutazione duale: riscontri sul percorso rieducativo (indagine trattamentale) e sulla concreta idoneità al reinserimento sociale (collocazione, attività esterna). Entrambi gli aspetti devono emergere nella motivazione.
- Le pendenze giudiziarie non sono di per sé ostative: la loro incidenza dipende dallo stato del procedimento e dalla concreta consistenza delle imputazioni. Il giudice di sorveglianza deve esaminare il contenuto, la fase processuale e il possibile esito sanzionatorio.
- La collaborazione con la giustizia, anche se non annulla tutte le pendenze, può assumere un peso determinante nella valutazione della rieducazione e nella concessione di misure alternative.
- La discrezionalità del giudice della sorveglianza è ampia ma deve essere adeguatamente motivata; censure sulla logica della motivazione sono rilevanti solo se si dimostra che il provvedimento ha omesso di considerare o travisato elementi documentali decisivi.
- Se sopraggiungono nuovi elementi che rendono incompatibile la misura alternativa (es. condanne che superano i limiti previsti), l'ordinamento prevede strumenti (es. art. 51-bis O.P.) per la cessazione della misura e il ripristino dell'esecuzione intramuraria.
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