Cassazione Penale, Sentenza n. 49665/2022 del 30/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano il decreto del 15/03/2022 con cui la Corte d'appello di Catanzaro, in esito al rinvio disposto da questa Corte, ha nuovamente confermato la confisca di un capannone di proprietà di Elisa Geracitano, disposta ai sensi dell'art. 24 d.lgs. n. 159/2011 in relazione a disponibilità ritenute sproporzionate rispetto ai redditi leciti del nucleo familiare (domenico Origlia – indiziato di appartenenza mafiosa). I ricorrenti censurano la valutazione della corte d'appello circa la consulenza contabile di parte (redatta dal dott. Brogneri), lamentando che la stessa non sia stata adeguatamente considerata insieme alla documentazione allegata (redditi dal 1984, giacenze bancarie, fatture, indennità di disoccupazione, donazioni e risparmi), e che pertanto sarebbe stata travisata la "sproporzione" tra costi di costruzione (circa €175.000) e capacità reddituali lecite del nucleo famigliare.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi per motivi non consentiti e comunque generici. Ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 10, comma 3, d.lgs. n. 159/2011, il ricorso per cassazione contro i decreti in materia di misure di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge; non è sindacabile in questa sede la mera critica del percorso logico-valutativo del giudice di merito, salvo che la motivazione sia inesistente o meramente apparente. Nel caso di specie la Corte d'appello ha effettivamente confrontato le consulenze di parte e ne ha motivatamente contestato la metodologia e i risultati (scostamento ingiustificato dagli indici ISTAT, periodo temporale inadeguato rispetto alla realizzazione dell'immobile, inclusione di somme posteriori alla costruzione). Le censure difensive sono state ritenute generiche e prive della specificità necessaria a dimostrare che il giudice di rinvio abbia omesso un elemento decisivo. Conseguentemente i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati alle spese processuali e al pagamento di 3.000 euro ciascuno alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
d.lgs. n. 159 del 2011, art. 24
Norma che disciplina la confisca per sproporzione; applicata come fondamento della misura ablativa impugnata
d.lgs. n. 159 del 2011, art. 10, comma 3
Interpretato nella parte in cui limita il ricorso in Cassazione contro i decreti in materia di misure di prevenzione alla sola ipotesi di violazione di legge; esclude il sindacato di merito salvo motivazione inesistente o meramente apparente
art. 606, comma 1, lett. e), codice di procedura penale
Richiamato per distinguere l'illegittimità del sindacato per "illogicità manifesta" dalla più grave situazione di motivazione inesistente o meramente apparente, che è invece sindacabile in Cassazione nel settore delle misure di prevenzione solo se integra una violazione dell'obbligo motivazionale
art. 616, codice di procedura penale
Applicato per la pronuncia sulla condanna alle spese e sul pagamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso
art. 627, codice di procedura penale (citato dai ricorrenti)
Richiamato dai ricorrenti come presunta norma violata, ma la Corte non ha ritenuto che la doglianza costituïsse una violazione di legge direttamente sindacabile
legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (art. 4) e legge 31 maggio 1965, n. 575 (art. 3-ter, comma 2)
Riferimenti normativi storici richiamati a titolo di continuità normativa sulla disciplina dei ricorsi contro le misure di prevenzione: sostanzialmente confermano il limite di legittimità al sindacato di legge
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione contro i provvedimenti in materia di misure di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge: non è il canale ordinario per riesaminare valutazioni di merito, salvo che la motivazione sia inesistente o meramente apparente
- Per far ritenere la motivazione "meramente apparente" è necessario dimostrare che il giudice ha omesso di considerare un elemento concreto e potenzialmente decisivo, cioè la cui esclusione potrebbe ragionevolmente determinare l'esito contrario del giudizio
- Le censure generiche che non indicano chiaramente quando e per quale importo si siano verificate entrate o fatti escludono l'ammissibilità del ricorso: occorrono dati precisi (date, importi, documenti) che permettano di apprezzare l'effettivo impatto sul giudizio di sproporzione
- In sede di rinvio il giudice di merito è obbligato a confrontarsi con le consulenze e la documentazione indicate dalla difesa, ma può motivatamente ritenerle inconcludenti se appaiono incoerenti con dati oggettivi (es. data di realizzazione dell'opera, somme percepite dopo la costruzione, metodologie non plausibili)
- Quando le consulenze di parte si discostano da indici statistici (es. ISTAT) occorre che giustifichino metodologicamente tali scostamenti e che il periodo considerato sia pertinente alla formazione del bene oggetto di confisca; altrimenti il giudice può ritenere valido il confronto operato dagli investigatori
- Se il ricorso è dichiarato inammissibile la parte può essere condannata a spese e ad una somma alla Cassa delle ammende: per evitarlo è opportuno valutare preventivamente la fondatezza giuridica e la specificità delle censure proposte
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