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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35793/2025 del 31/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello per ragioni diverse: Leonardo Patanè ha censurato la difformità tra la pena concordata in applicazione dell'art. 599-bis c.p.p. (anni 2) e la pena effettivamente inflitta (anni 2 e mesi 4); Michelangelo Costanzo e Giovanni Marco Condorelli hanno sollevato questioni relative alla qualificazione giuridica del reato e vizi di legge ma, per effetto della rinuncia ai motivi con il concordato, le loro doglianze sono ritenute precluse; Carmelo Caminiti ha denunciato vizio di motivazione relativo all'addebito di partecipazione al clan Santapaola-Ercolano e alla valutazione delle prove (dichiarazioni di collaboratori e intercettazioni), lamentando genericità e insufficienza delle argomentazioni; Angelo Andò ha dedotto vizi di motivazione sull'attribuzione del ruolo apicale nel gruppo (anche alla luce di un periodo di detenzione), omesso esame di motivi d'appello relativi a capi specifici, e contestato l'applicazione di aggravanti/recidiva in modo difforme rispetto ai coimputati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Michelangelo Costanzo, Giovanni Marco Condorelli, Angelo Andò e Carmelo Caminiti per i motivi rispettivamente indicati (preclusione per rinuncia nell'ambito del concordato, genericità o manifesta infondatezza). Ha invece accolto il ricorso di Leonardo Patanè limitatamente alla difformità tra la pena concordata e quella pronunciata: la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio solo sul punto del trattamento sanzionatorio relativo alla pena detentiva e la pena è stata rideterminata nella misura concordata di anni due di reclusione (multa confermata). È stata disposta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende per i ricorrenti dichiarati inammissibili. Richiesta di trattazione orale tardiva di Andò è stata rigettata per intempestività.

Norme richiamate

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Regola il concordato in appello sulla determinazione della pena: la rinuncia ai motivi di gravame relativa alla responsabilità limita la cognizione del giudice di appello e produce effetti preclusivi anche in sede di legittimità; le doglianze riguardanti questioni rinunciate sono inammissibili

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti di deducibilità dei motivi nella ricostruzione dell'impugnazione (richiamato per limiti formali dei motivi di ricorso)

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Riferito alle condizioni di proscioglimento e alla rilevanza di questioni che possono incidere sull'estinzione per prescrizione; i motivi relativi a condizioni di proscioglimento sono inammissibili salvo casi specifici (es. estinzione per prescrizione antecedente)

  • art. 619, comma 2, cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione, quando la sentenza impugnata presenti difformità formali sulla quantità della pena concordata, di rettificare direttamente l'errore e annulare senza rinvio la parte relativa alla pena, trattandosi di epilogo obbligato non discrezionale

  • art. 611, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    Fissa il termine per la richiesta di trattazione orale in Cassazione; la richiesta tardiva è rigettabile come intempestiva

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali e alla somma a favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso

  • art. 74 d.P.R. 309/90

    Riguarda i reati connessi al traffico di stupefacenti; citata nelle doglianze sulla qualificazione giuridica dei fatti

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante speciale collegata all'associazione mafiosa: la sua applicazione o esclusione è valutata concretamente e la contestazione vana se non è stata effettivamente contestata o applicata dal giudice

Massime di principio

  • Se un imputato ottiene un concordato in appello limitato alla determinazione della pena (art. 599-bis c.p.p.) e rinuncia ai motivi relativi alla responsabilità, le questioni sulla colpevolezza diventano precluse e non possono essere riproposte in Cassazione salvo casi eccezionali (es. estinzione per prescrizione antecedente).
  • Se la pena pronunciata è difforme da quella concordata dalle parti, la Cassazione può annullare senza rinvio la determinazione della pena e rettificarla direttamente ai sensi dell'art. 619, comma 2, c.p.p., trattandosi di correzione di un errore formale non discrezionale.
  • Motivi di ricorso generici, aspecifici o che non si confrontano in modo puntuale con le ragioni della decisione impugnata sono inammissibili per difetto di specificità; il ricorrente deve indicare criticità concrete e riferite all'argomentazione decisoria.
  • Differenze di trattamento sanzionatorio tra coimputati non implicano automaticamente vizio: il giudice non è obbligato a motivare comparativamente le pene se la determinazione si basa su parametri individuali e ragioni oggettive; la censura comparativa richiede dimostrare l'arbitrarietà o l'illogicità della decisione.
  • Richieste procedurali (es. trattazione orale) presentate oltre i termini perentori possono essere rigettate e compromettere la posizione del ricorrente.
  • La declaratoria di inammissibilità comporta spesso la condanna alle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., il pagamento di una somma a favore della Cassa delle ammende.

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