Cassazione Penale, Sentenza n. 13060/2023 del 29/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato il sequestro preventivo a fini di confisca disposto dal GIP di Velletri (4/11/2021) su somme e beni riconducibili a Monghese, per ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti (art. 2 D.Lgs. n.74/2000). Il ricorrente deduceva: 1) carenza del fumus commissi delicti e motivazione apparente del Tribunale, sostenendo che le società emittenti le fatture avevano autonomia organizzativa e attività reale; 2) assenza del periculum in mora, essendo stata documentata una cessione a titolo oneroso del gruppo e l'esistenza di patrimonialità rilevante (contestando anche un errore nel riportare il fatturato della Tecnosystem); 3) criticava il sequestro per equivalente, sostenendo che non era stato dimostrato l'impossibilità di recuperare prezzo o profitto e che non era stato valutato compiutamente il patrimonio della capogruppo.
La decisione
La Corte ha dichiarato i motivi principali inammissibili perché miravano ad impugnare la motivazione del provvedimento (vizi di merito non riconducibili a violazione di legge ai sensi dell'art. 325 c.p.p.). Ha ritenuto che la motivazione del Tribunale del Riesame non fosse apparente: il Tribunale aveva fornito un percorso argomentativo fondato su elementi investigativi (assenza di autonomia gestionale delle cooperative, scritture contabili custodite presso lo studio del ricorrente, uso di prestanome, incongruenze oggettive come fatturati e oggetti sociali incoerenti) e aveva replicato alle deduzioni difensive. Anche sul periculum in mora la motivazione è stata ritenuta congrua: elementi oggettivi (modeste consistenze liquide e volatilità patrimoniale) e la mancata prova dell'effettivo pagamento del corrispettivo di una cessione hanno fondato il rischio di dispersione. Perciò il ricorso è stato rigettato (inammissibile) e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e a versare in favore della Cassazione la somma stimata in € 3.000,00.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 74 del 2000
La fattispecie contestata è la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti; il sequestro preventivo è stato disposto in vista della confisca obbligatoria connessa a reati tributari.
Codice di procedura penale
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
Limita il ricorso per cassazione avverso ordinanze cautelari a casi di violazione di legge; non è ammesso un sindacato esteso sui profili di merito della motivazione se non quando questa sia del tutto mancante o priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza.
D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74
Prevede la confisca obbligatoria per talune fattispecie tributarie; il sequestro preventivo può anticipare l'effetto ablativo se sussistono fumus e periculum in mora correlati alla futura confisca.
Codice di procedura penale
art. 585, comma 4, cod. proc. pen.
Stabilisce le conseguenze processuali dell'inammissibilità del ricorso e l'effetto travolgente sui motivi aggiuntivi; utilizzato per dichiarare inammissibile il motivo nuovo e per irrogare le spese.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione avverso ordinanze di sequestro preventivo è circoscritto a profili di legge: criticare la valutazione del merito o la scelta argomentativa del giudice non equivale a violazione di legge, salvo che la motivazione sia del tutto assente o manifestamente apparente.
- Per sostenere la mera apparenza della motivazione è necessario dimostrare che il provvedimento è privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza; il dissenso tecnico non basta.
- Il fumus commissi delicti nel contesto di fatture inesistenti può essere fondato su elementi di fatto oggettivi (incongruenze tra oggetto sociale e prestazioni fatturate, scritture contabili custodite presso soggetto che esercita il controllo, uso di prestanome) oltre che su indizi di eterodirezione.
- Il periculum in mora si valuta congiuntamente su elementi oggettivi (modesta disponibilità liquida, volatilità dei beni, operazioni societarie non giustificate) e soggettivi (comportamenti dell'imputato che lasciano temere atti dispositivi); è necessario offrire documentazione probante per confutare tale rischio (es. prove di effettivo pagamento del corrispettivo).
- Chi contesta il sequestro per equivalente deve mostrare che non sussiste l'impossibilità di reperire il profitto del reato e che il patrimonio disponibile è sufficiente; l'assenza di tentativi di aggressione del profitto e la mancata valutazione degli asset può essere criticata, ma tale critica deve essere formulata entro i limiti di ammissibilità del ricorso.
- In sede cautelare è importante produrre documentazione solida e specifica (es. prove di versamenti, bilanci, visure e contratti) per contrastare le argomentazioni del giudice sui rischi di dispersione patrimoniale; dati formali non contestati possono risultare insufficienti se non corredati da elementi probatori concreti.
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