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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47915/2023 del 01/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato il riesame del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di euro 41.814,00 disposto dal GIP il 9/9/2022, nell'ambito di indagini per il reato previsto dall'art. 2 d.lgs. n. 74/2000 (uso di fatture per operazioni inesistenti). Il ricorrente contestava la fondatezza del "fumus commissi delicti", fornendo documentazione (DDT, pagamenti, prova degli acquisti di gadget e partecipazione a fiere) a dimostrazione dell'effettiva esistenza delle prestazioni indicate nelle fatture contestate (una fattura 2019 – acquisto gadget; due fatture 2020 – servizi/eventi fieristici). Contestava inoltre l'assenza di motivazione circa il "periculum in mora": il Tribunale avrebbe genericamente ritenuto l'insufficienza del patrimonio societario a fronte della confisca senza motivare la necessità anticipatoria della misura rispetto alla persona fisica indagata, che è il soggetto colpito dal sequestro per equivalente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando il giudizio al Tribunale di Milano. La Corte ha censurato la carenza e l'apparenza della motivazione sul "fumus commissi delicti": per la fattura 2019 la motivazione è del tutto assente; per le fatture 2020 la motivazione è apparente e non mostra un percorso logico che giustifichi la ritenuta fittizietà. Ha altresì ritenuto fondata la censura sul "periculum in mora": il Tribunale non ha fornito una motivazione concreta e specifica in ordine alla necessità anticipatoria del sequestro nei confronti della persona fisica colpita dalla misura (confondendo profili relativi alla società e quelli relativi alla persona fisica), in palese violazione dei principi stabiliti dalle Sezioni Unite (sent. "Ellade") e dalla giurisprudenza successiva. Conseguentemente si è disposta la cassazione dell'ordinanza e il rinvio per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 12-bis d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    disposizione relativa alla confisca obbligatoria e alla confisca per equivalente

    Il sequestro è stato disposto in funzione della confisca per equivalente ex art. 12‑bis; la Cassazione ricorda che la natura obbligatoria della confisca non giustifica un automatismo e che il periculum in mora deve essere motivato specificamente.

  • art. 2 d.lgs. n. 74 del 2000

    rilevante per i reati tributari contestati (uso di fatture per operazioni inesistenti / dichiarazione fraudolenta)

    Fattispecie penale contestata alla società/legale rappresentante; il giudice del sequestro deve valutare concretamente il fumus rispetto a tale norma, tenendo conto delle prove e delle eccezioni difensive.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    limiti del sindacato di legittimità in cassazione sui provvedimenti cautelari reali

    La Cassazione può sindacare solo questioni di diritto, incluse le violazioni di legge e i vizi di motivazione così gravi da rendere il provvedimento incomprensibile o privo dei minimi requisiti.

  • art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    ricorso per cassazione per vizi della motivazione

    Fondamento formale del motivo di ricorso diretto a censurare l'assenza/insufficienza della motivazione del provvedimento impugnato.

  • art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.

    limiti alla esposizione dei motivi in cassazione

    Richiama i limiti di brevità e concentrazione dei motivi nella memoria di impugnazione; qui citata in riferimento al rispetto delle formalità difensive.

  • Sezioni Unite (sent. "Ellade")

    principio secondo cui il sequestro finalizzato alla confisca obbligatoria richiede esplicita motivazione sul periculum in mora

    La Corte richiede che il periculum in mora sia motivato in modo conciso ma concreto e riferito ai singoli soggetti colpiti dalla misura; non è ammesso automatismo fondato sulla sola obbligatorietà della confisca.

  • giurisprudenza di legittimità citata (es. Sez. 6 n. 49478/2015; Sez. 6 n. 18183/2017; Sez. 3 n. 4920/2022 ecc.)

    varie pronunce sul fumus e sui requisiti motivazionali del sequestro

    Richiamate per precisare che il giudice deve valutare il fumus con verifica puntuale delle risultanze e delle contestazioni difensive e che la motivazione deve essere coerente, completa e comprensibile.

Massime di principio

  • Per disporre un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente il giudice deve motivare in modo concreto sia il fumus commissi delicti sia il periculum in mora, collegando l'anticipazione ablativa alle circostanze specifiche del caso.
  • La valutazione del fumus deve confrontare puntualmente le risultanze investigative con le contestazioni difensive (DDT, pagamenti, documentazione di partecipazione a eventi, contratti, ecc.); non è sufficiente ripetere la ricostruzione accusatoria o esprimere giudizi apodittici.
  • Il periculum in mora non può essere dedotto automaticamente dalla natura obbligatoria della confisca: occorre motivare la concreta e attuale probabilità che il bene o il valore sottratto alla confisca venga disperso o reso inidoneo, e tale motivazione deve essere riferita specificamente a ciascun soggetto colpito dalla misura (persona fisica o giuridica).
  • Se la misura è eseguita sul patrimonio del rappresentante per una confisca derivante dall'insufficienza del patrimonio sociale, il giudice deve distinguere e motivare separatamente in ordine alla situazione patrimoniale della società e a quella della persona fisica indagata.
  • In situazioni analoghe la difesa dovrebbe produrre documentazione probatoria rilevante (DDT, ricevute, prove di pagamento, elenchi partecipanti alle fiere, contratti) e informazioni patrimoniali sul soggetto destinatario del sequestro per consentire al giudice una valutazione completa e non sommaria.

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