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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31307/2025 del 19/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) violazione della disciplina relativa all'irreperibilità dell'imputato (contestata applicazione dell'art. 159 c.p.p. invece dell'art. 9, legge 28/04/2014 n.67 e delle norme richiamate, con la tesi che il regime previgente avrebbe imposto la sospensione delle ricerche e altri effetti procedurali); 2) errata applicazione dell'art. 131-bis c.p. (richiesta di assoluzione per particolare tenuità del fatto: imputato incensurato, pena nel minimo inferiore a 2 anni, valore economico degli assegni modesto e assenza di danno provato dalla parte offesa); 3) vizio nella determinazione della pena ai sensi dell'art. 133 c.p. (sosteneva che la Corte d'appello avrebbe dovuto applicare pena al minimo e ridotta per le attenuanti, arrivando a 1 anno e 4 mesi).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Nel merito: primo motivo respinto come infondato perché la disciplina invocata (artt. 420-bis, 420-quater, 420-quinquies c.p.p. sostituiti dall'art.9 legge n.67 del 2014) riguardava il processo di primo grado e non imponeva una diversa disciplina per il giudizio di appello; inoltre la notificazione in appello poteva essere valida tramite consegna al difensore. Secondo motivo respinto come infondato: i giudici di merito hanno correttamente valutato che la ricettazione di moduli di assegni in bianco non è compatibile con l'esimente della particolare tenuità, perché il valore da valutare è la potenziale utilizzabilità del modulo e il pericolo di ulteriori reati, e gli importi contestati non erano trascurabili. Terzo motivo non è consentito (ossia inammissibile) perché la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e la Corte d'appello ha adeguatamente motivato con riferimento alla gravità del fatto e del danno; la Cassazione non sindaca la misura intermedia applicata. Constatata l'inammissibilità, il ricorrente è condannato alle spese del procedimento e al pagamento di Euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 159 c.p.p.

    Norma sul procedimento in caso di irreperibilità dell'imputato, applicata in sede d'appello con notificazione al difensore; la Corte ha ritenuto corretta la procedura adottata in appello

  • legge 28/04/2014 n.67 (art.9) e artt. 420-bis, 420-quater, 420-quinquies c.p.p.

    Disciplina sostitutiva riferita al regime di irreperibilità applicabile ratione temporis al primo grado; la Corte ha precisato che tali norme regolavano l'instaurazione del processo di primo grado e non imponevano nuovi esiti per il giudizio di appello

  • art. 598-ter c.p.p. (introdotto dalla riforma "Cartabia")

    Articolo introdotto dal d.lgs. n.150/2022 che ha previsto una verifica specifica in appello in precise ipotesi; non era applicabile al caso in esame ratione temporis

  • art. 131-bis c.p.

    Norma sulla particolare tenuità del fatto: la Corte del merito ha ritenuto non sussistente l'esimente per la ricettazione di moduli/assegni in bianco, per il valore potenziale e il rischio di ulteriori reati

  • art. 648 c.p.

    Articolo che disciplina il reato di ricettazione; la Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la ricettazione di moduli in bianco non si presta all'applicazione della particolare tenuità

  • art. 133 c.p.

    Criteri per la determinazione della pena: la Corte ha confermato che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e che la motivazione fornita era sufficiente

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che disciplina la condanna alle spese per il ricorso inammissibile; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e delle ammende

  • d.lgs. 10/10/2022 n.150 (riforma "Cartabia")

    Ha introdotto modifiche processuali (tra cui l'art. 598-ter c.p.p.) rilevanti per l'appello; la Cassazione ha osservato i limiti di retroattività/temporalità della riforma

  • legge 15/12/1990 n.386 (art.2)

    Citata in motivazione come riferimento alle contestazioni amministrative ricevute dalla persona offesa a seguito della vicenda; la Corte ha considerato tale circostanza nella valutazione del danno

Massime di principio

  • Quando si contesta l'applicabilità di norme processuali di una riforma, verificare sempre la decorrenza temporale e se la disciplina sia riferita al primo grado o anche all'appello; le norme introdotte successivamente possono avere efficacia limitata ratione temporis.
  • Nelle ipotesi di ricettazione che riguardano moduli o assegni in bianco, i giudici ritengono in genere non applicabile l'esimente della particolare tenuità: per la valutazione del danno si considera la potenziale utilizzabilità del modulo e il rischio di ulteriori reati, non il valore materiale dello stampato.
  • La determinazione della pena tra i limiti edittali è questione rimessa alla discrezionalità del giudice di merito; la Cassazione interviene soltanto se sussiste manifesta illogicità, contraddittorietà o violazione del principio di legalità nella motivazione.
  • Gli appelli dichiarati inammissibili o manifestamente infondati possono comportare condanne alle spese processuali e somme aggiuntive (ammende) se sussistono profili di colpa nella deduzione dell'impugnazione; valutare il rischio economico prima di proporre ricorso infondato.
  • Per chiedere l'assoluzione per particolare tenuità (art.131-bis c.p.) è necessario documentare in modo convincente la totale minima offensività del fatto, l'assenza di pericolo sociale e il concreto danno esiguo; la sola entità numerica degli importi può non essere sufficiente se esiste rischio di ulteriore impiego del bene o documento

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