Sentenza n. 136/2026 - Brescia, Sezione 1
per l'annullamento - del Provvedimento Cat.A.12/2020/Immig/IISez/19BS045628 emesso dalla Questura di Brescia in data -OMISSIS-, notificato all’interessato in data -OMISSIS-, con il quale è decretato il diniego dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno nr. -OMISSIS- per motivi di lavoro subordinato; - di ogni altro atto connesso, collegato, presupposto o consequenziale comunque lesivo degli interessi del ricorrente;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato
Esito
Favorevole al resistente (questura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il provvedimento del Questore della Provincia di Brescia che aveva respinto la sua istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, chiedendone anche la sospensione cautelare. La domanda cautelare è stata respinta dal TAR e la relativa ordinanza è stata confermata dal Consiglio di Stato. Nel corso del giudizio di merito, il ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione, avendo richiesto un permesso di soggiorno per motivi familiari dopo l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte della madre.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. Il giudice ha ritenuto vincolante la dichiarazione espressa del ricorrente, intervenuta prima della decisione, di non voler più coltivare il giudizio. Secondo il principio dispositivo in senso ampio, il ricorrente conserva la disponibilità dell'azione fino al momento in cui la causa è trattenuta in decisione e il giudice non può decidere nel merito, procedere d'ufficio o sostituirsi alla parte nella valutazione dell'interesse ad agire. Le spese della fase di merito sono state compensate. È rimasta ferma la precedente condanna del ricorrente alle spese della fase cautelare, non superata dall'esito del giudizio.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
Prevede la declaratoria di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato dal giudice nell'ambito della disciplina applicata alla definizione del giudizio.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione della causa nell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Posto a fondamento dell'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi del ricorrente.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, unitamente alla normativa nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- Nel processo amministrativo, la dichiarazione espressa del ricorrente di non avere più interesse alla decisione, resa prima che la causa sia trattenuta in decisione, impone al giudice di dichiarare l'improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse, in assenza di repliche o diverse richieste delle altre parti.
- Il giudice amministrativo non può decidere il merito della controversia né rilevare d'ufficio la permanenza dell'interesse ad agire quando il ricorrente abbia dichiarato di non avere più interesse, poiché non può sostituirsi alla parte nella disponibilità dell'azione.
- La declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse nella fase di merito non travolge automaticamente una precedente condanna alle spese relativa alla fase cautelare, quando restino ferme le ragioni che l'avevano giustificata.
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