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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34796/2022 del 20/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Catania del 03/02/2022 che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP il 31/12/2021 nei confronti di Roberto Pappalardo per partecipazione ad associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). Due motivi principali: (1) vizio di motivazione e violazione di legge per la valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e per l'uso della condanna (per estorsione aggravata da 416-bis) e delle intercettazioni/attività di osservazione come elementi di gravità indiziaria; (2) mancata considerazione del lungo lasso di tempo tra le ultime condotte contestate (fino all'estate 2019) e l'adozione della misura (2021/2022), nonché dell'assunzione a tempo indeterminato nell'agosto 2021, elementi che, secondo il ricorrente, escluderebbero la attualità delle esigenze cautelari.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha ritenuto corretta e congrua la motivazione dell'ordinanza impugnata. In particolare: la valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia è stata considerata eseguita correttamente alla luce della giurisprudenza delle Sezioni Unite (che non impone una rigida sequenza di valutazione); la sentenza di condanna per delitto-fine (estorsione aggravata) è stata considerata uno dei riscontri utili a corroborare il quadro indiziario, non l'unico elemento; le intercettazioni, le osservazioni e le frequenti relazioni con altri esponenti del gruppo, nonché il fatto che il gruppo abbia carattere familiare, sono valutati come elementi di contesto idonei a sostenere la gravità indiziaria; la Corte ha richiamato la presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. (nei casi di associazione mafiosa) che rende la custodia cautelare in carcere presumibilmente adeguata salvo prova contraria e ha ritenuto che il decorso di poco più di due anni non sia sufficiente di per sé a superare tale presunzione, né l'assunzione a tempo indeterminato (agosto 2021) è risultata idonea a dimostrare la dissociazione. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente condannato alle spese del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Delitto di associazione di tipo mafioso: la Corte richiama che la partecipazione può essere desunta da indicatori fattuali e che la commissione di delitti-scopo è un elemento indiziario significativo; la contestazione fino all'estate 2019 costituisce il dies ad quem considerato.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari per i reati di cui al comma: se sussistono gravi indizi per associazione mafiosa, la custodia cautelare in carcere è presumibilmente adeguata salvo che l'indagato non fornisca elementi concreti per superare la presunzione; il decorso del tempo, di per sé, è neutro e non basta normalmente a smentire la presunzione.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma generale sulle misure cautelari: la Corte osserva che la presunzione speciale di cui all'art. 275, comma 3, prevale sulla disciplina generale dell'art. 274.

  • art. 292, comma 2, lett. c), cod. proc. pen.

    Norme sulla motivazione e sui vizi di motivazione dei provvedimenti: il ricorrente lamentava violazioni concernenti la motivazione; la Corte ha ritenuto la motivazione del giudice del riesame adeguata e logica.

  • art. 192, commi 3 e 4, cod. proc. pen.

    Regole sulla valutazione delle dichiarazioni (etero-accusatorie): la Corte ricorda l'orientamento delle Sezioni Unite che impone una valutazione complessiva (unitaria) della credibilità e degli eventuali riscontri esterni, senza una sequenza rigida; l'ordinanza è conforme a tali criteri.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Regola sulla enunciazione dei motivi nel ricorso per cassazione: il ricorso è stato articolato nei limiti strettamente necessari, conformemente alla norma.

  • art. 23, comma 8, d.l. 127/2020 (richiamato)

    Riferimento procedurale alla modalità di deposito delle conclusioni del Pubblico Ministero in sede di Cassazione (requisitoria scritta), qui applicata al procedimento.

Massime di principio

  • La valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia va compiuta in modo unitario: credibilità soggettiva, attendibilità oggettiva e riscontri esterni devono essere vagliati congiuntamente e non sempre seguendo una rigida sequenza formale.
  • Una condanna per un delitto-scopo (es. estorsione aggravata dal metodo mafioso) può costituire un riscontro indiziario rilevante, ma non opera automaticamente come prova unica dell'appartenenza associativa; occorre valutare il quadro complessivo degli indizi.
  • Intercettazioni, frequenti relazioni con esponenti del gruppo, attività di osservazione e altri "facta concludentia" possono concorrere a formare la gravità indiziaria, soprattutto se coerenti tra loro.
  • I legami di parentela non costituiscono di per sé prova di associazione mafiosa, ma in presenza di un'organizzazione a base familiare e di attività criminale non occasionale, tali legami assumono valore indiziario significativo ai fini cautelari.
  • Nel caso di reati associativi di tipo mafioso opera una presunzione relativa di pericolosità (art. 275, comma 3, c.p.p.): l'onere di produrre elementi idonei a smentire tale presunzione grava sulla difesa; il mero trascorrere del tempo raramente è sufficiente a superare la presunzione senza altri elementi concreti.
  • L'assunzione di un lavoro stabile o altri fatti che indichino un cambiamento di condizioni di vita possono avere rilevanza nella valutazione dell'attualità delle esigenze cautelari, ma devono essere valutati nel contesto complessivo e adeguatamente documentati per essere efficaci a superare la presunzione di pericolosità.

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