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Sentenza

Sentenza del 17/01/2017 n. 956 - Corte di Cassazione

Giurisdizione Civile - Ricorso per motivi giurisdizionali - Limiti - Difetto di giurisdizione CdS- Inammissibilità-Fattispecie -

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

AGCOM ha impugnato davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, ai sensi dell’art. 111, comma 8, Cost., la sentenza del Consiglio di Stato che aveva confermato l’annullamento di due delibere relative ai contributi dovuti dagli operatori di comunicazioni elettroniche. L’Autorità sosteneva che il Consiglio di Stato avesse ecceduto i limiti esterni della propria giurisdizione: invadendo la competenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, disapplicando illegittimamente la normativa nazionale sul finanziamento dell’AGCOM e incidendo sulle attribuzioni regolatorie dell’Autorità. In realtà, le doglianze riguardavano l’asserita erronea interpretazione e applicazione del diritto dell’Unione e della sentenza della CGUE, cioè un error in iudicando interno all’esercizio della giurisdizione amministrativa.

La decisione

Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Hanno stabilito che il ricorso per Cassazione contro una sentenza del Consiglio di Stato è ammesso soltanto per violazione dei limiti esterni della giurisdizione, non per contestare il modo in cui il giudice amministrativo ha interpretato o applicato il diritto nazionale o dell’Unione europea. Il Consiglio di Stato, applicando la sentenza della CGUE e verificando la compatibilità del prelievo con l’art. 12 della direttiva autorizzazioni, aveva esercitato una funzione propria della giurisdizione amministrativa, senza negare tutela né invadere le competenze della CGUE, del legislatore o dell’AGCOM. AGCOM è stata condannata al pagamento delle spese, liquidate in 10.000 euro, oltre 200 euro per spese e accessori di legge, per ciascuna controricorrente.

Norme richiamate

  • Art. 111, comma 8, Costituzione

    Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso per cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

    La norma limita il sindacato della Cassazione sulle sentenze del Consiglio di Stato alla verifica dei limiti esterni della giurisdizione; non consente di riesaminare errori interpretativi o applicativi del diritto, anche se riguardano norme dell’Unione europea.

  • Art. 362 c.p.c.

    Conferma l’ammissibilità del ricorso per Cassazione contro le decisioni dei giudici speciali esclusivamente per motivi attinenti alla giurisdizione.

  • Art. 12 della direttiva 2002/20/CE, direttiva autorizzazioni

    I diritti amministrativi imposti agli operatori devono essere destinati esclusivamente alla copertura dei costi delle attività di gestione, controllo e applicazione del regime autorizzatorio e delle attività strettamente connesse; il gettito non deve superare tali costi e il prelievo deve essere proporzionato, obiettivo e trasparente. Spetta al giudice nazionale verificare il rispetto di tali condizioni.

  • Art. 34 del D.Lgs. n. 259/2003, Codice delle comunicazioni elettroniche

    Attua nell’ordinamento italiano i requisiti europei relativi ai diritti amministrativi, collegandoli ai costi amministrativi pertinenti e imponendo criteri di proporzionalità, obiettività, trasparenza e contenimento dei costi.

  • Art. 1, commi 65 e 66, della legge n. 266/2005

    Prevede il finanziamento delle autorità di regolazione mediante contribuzioni poste a carico del mercato di competenza. La compatibilità concreta del prelievo con il diritto dell’Unione deve essere verificata dal giudice, senza che tale verifica costituisca invasione della potestà legislativa o amministrativa.

  • Art. 13, comma 1-quater, e art. 158 del D.P.R. n. 115/2002

    Non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, poiché AGCOM rientra tra le amministrazioni pubbliche ammesse alla prenotazione a debito.

Massime di principio

  • Il ricorso per Cassazione contro una sentenza del Consiglio di Stato non è uno strumento per correggere errori di interpretazione o applicazione della legge: è ammissibile solo quando il giudice amministrativo abbia esercitato un potere che non gli spettava, abbia negato la propria giurisdizione o abbia invaso la sfera riservata ad altro giudice.
  • La violazione, anche asserita, del diritto dell’Unione europea da parte del Consiglio di Stato costituisce normalmente un error in iudicando e non un eccesso di potere giurisdizionale. La Cassazione non può quindi verificare, in questa sede, la correttezza dell’interpretazione data dal Consiglio di Stato a una sentenza della CGUE.
  • Il giudice amministrativo può disapplicare una norma nazionale ritenuta incompatibile con una norma europea direttamente applicabile, senza per ciò solo invadere le competenze del legislatore o dell’autorità amministrativa.
  • Un’eccezione può configurarsi solo in casi estremi, nei quali la decisione determini un radicale stravolgimento delle norme europee e comporti un sostanziale diniego di tutela giurisdizionale; la mera decisione ritenuta errata o non condivisibile non è sufficiente.
  • In materia di diritti amministrativi a carico degli operatori regolati, il prelievo deve essere collegato ai costi pertinenti delle attività autorizzatorie e regolatorie, non eccedere tali costi e rispettare proporzionalità, obiettività e trasparenza. La verifica concreta di questi requisiti appartiene al giudice competente del merito.

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