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Sentenza

Sentenza n. 641/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sezione staccata Salerno (Sezione Seconda), n. 19/2023.

Giustizia amministrativa202307145

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania, Sezione staccata di Salerno, che aveva respinto il ricorso contro il diniego di rilascio del permesso di costruire in sanatoria e il conseguente ordine di demolizione

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietaria)

Prevale il privato

La controversia

La proprietaria aveva impugnato il diniego comunale relativo a un’istanza di rilascio del permesso di costruire in sanatoria e il successivo ordine di demolizione concernente diversi manufatti e opere realizzati nell’area. In primo grado aveva dedotto plurime violazioni del d.P.R. n. 380/2001 e della l. n. 241/1990, nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria e motivazione, travisamento, illogicità, perplessità e sviamento. Il TAR aveva respinto il ricorso. In appello sono stati dedotti errori in iudicando e in procedendo, violazione degli artt. 3, 6, 6-bis, 10, 20, 22, 31, 32, 34, 36 e 37 del d.P.R. n. 380/2001, violazione degli artt. 1, 2 e 3 della l. n. 241/1990, dell’art. 41 c.p.a. e dell’art. 97 Cost., nonché vizi di eccesso di potere e riproposizione dei motivi non esaminati. Le opere contestate comprendevano un manufatto destinato a deposito, un box per cani, un locale tecnologico, piastre in ferro ancorate al suolo, pozzetti con sottostanti serbatoi in GPL, il livellamento del piazzale e un muro di recinzione. L’appellante sosteneva, in particolare, che le opere non richiedessero titolo edilizio o fossero già legittimate, e contestava la legittimità del diniego di sanatoria e dell’ordine demolitorio.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha accolto parzialmente l’appello e riformato la sentenza di primo grado nei limiti necessari. Ha ritenuto che il box in ferro per cani, il modesto locale tecnologico destinato a ospitare un serbatoio e un impianto di depurazione dell’acqua, le tre piastre in ferro sul piazzale, i cinque pozzetti con sottostanti serbatoi in GPL e il livellamento del piazzale in terreno vegetale rientrassero nell’edilizia libera e non richiedessero il previo rilascio di un titolo edilizio. Ha inoltre rilevato che il muro di recinzione era già stato assentito con SCIA e che la relativa superficie non superava il 2% di quella legittimamente assentita. Per tali opere, il diniego di sanatoria e il conseguente ordine di demolizione sono stati dichiarati illegittimi e annullati. Ha invece ritenuto che le ulteriori opere comportassero la creazione di nuove superfici e volumi e richiedessero un titolo edilizio, che non risultava rilasciato. Quanto a tali opere, la presentazione dell’istanza di accertamento di conformità non ha determinato l’inefficacia dell’ordine di demolizione: essa ne sospende soltanto l’efficacia sino alla definizione del procedimento di sanatoria. Nel caso concreto, anche considerando l’interruzione del termine conseguente al preavviso di diniego, si era comunque formato il silenzio-rigetto dopo ulteriori sessanta giorni; pertanto l’ordine demolitorio aveva riacquistato efficacia. L’annullamento è stato quindi limitato alle opere qualificate come edilizia libera o già assentite. Le spese sono state compensate per la soccombenza reciproca derivante dall’accoglimento parziale.

Norme richiamate

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    la presentazione di una istanza di sanatoria ex art. 36 d.p.r. 380/2011 non rende inefficace il provvedimento sanzionatorio pregresso ma determina una mera sospensione dell'efficacia dell'ordine di demolizione

    L’istanza di accertamento di conformità sospende l’efficacia dell’ordine di demolizione, ma non ne determina la cessazione; dopo il rigetto della sanatoria, l’ordine riacquista efficacia.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Richiamato quale fondamento della disciplina dell’ordine di demolizione, la cui legittimità è stata esclusa limitatamente alle opere non soggette a previo titolo edilizio o già assentite.

  • art. 34 d.P.R. 380/2001

    Richiamato tra le disposizioni applicabili alla disciplina sanzionatoria edilizia dedotta in giudizio.

  • art. 37 d.P.R. 380/2001

    Richiamato in relazione alla qualificazione e alla disciplina delle opere edilizie contestate.

  • art. 3 l. 241/1990

    Richiamato con riguardo all’obbligo di motivazione e ai dedotti vizi di difetto di motivazione e istruttoria.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Ha disciplinato la trattazione dell’appello mediante collegamento da remoto nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • Le opere edilizie che rientrano nell’attività di edilizia libera non richiedono il previo rilascio di un titolo edilizio; il diniego di sanatoria e l’ordine di demolizione adottati sul presupposto della loro abusività sono illegittimi e devono essere annullati limitatamente a tali opere.
  • La presentazione di un’istanza di accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36 d.P.R. 380/2001 non rende inefficace l’ordine di demolizione già adottato, ma ne sospende soltanto l’efficacia fino alla definizione del procedimento di sanatoria.
  • In assenza di una specifica previsione legislativa, l’istanza di accertamento di conformità non determina ipso iure la cessazione degli effetti dell’ordine di demolizione; in caso di rigetto della sanatoria, l’ordine riacquista efficacia.
  • Le opere che comportano la creazione di nuove superfici e volumi richiedono un previo titolo edilizio; se tale titolo manca, la sanzione demolitoria resta legittima anche quando sia stata presentata un’istanza di sanatoria, una volta formatosi il relativo silenzio-rigetto.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioTermini del procedimento e silenzio
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazionePrincipio di legalità e tipicitàDifetto di istruttoriaDifetto di motivazione

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