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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17080/2022 del 02/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso era diretto avverso la sentenza della Corte d'appello di Torino che, confermando la condanna per bancarotta semplice commessa da Negro quale amministratore delegato della "Elena Tova" S.r.l., aveva riformato la sentenza di primo grado solo sul trattamento sanzionatorio e aveva respinto il gravame della parte civile, pur ponendo a carico dell'imputato le spese da questa sostenute per il grado. Il ricorrente deduceva quattro motivi: (1) violazione del principio di correlazione fra accusa e sentenza per esser stato condannato a titolo di colpa grave mentre l'imputazione era basata sul dolo; (2) vizio per mancata acquisizione in appello di documenti offerti dalla difesa (verbali assembleari e tracciati spostamenti) che avrebbero provato l'assenza di cognizione dell'erosione del patrimonio; (3) violazione e vizio di motivazione per non avere valutato la possibilità di concorso colposo dell'imputato nell'altrui reato doloso; (4) illegittima condanna alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile nonostante la sua soccombenza in appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo generico e privo di allegazione di concreto pregiudizio per la difesa; ha confermato che, nel reato di bancarotta semplice, la mancata tempestiva richiesta di fallimento può essere punita anche a titolo di colpa grave e dunque la riqualificazione non aveva arrecato pregiudizio. Ha ritenuto infondato il secondo motivo perché la mancata acquisizione dei documenti non risultava decisiva alla luce delle altre prove e non rientrava nelle ipotesi di prova sopravvenuta; il terzo motivo è stato ritenuto irrilevante perché l'imputato rispondeva come intraneus (amministratore) e la Corte d'appello aveva correttamente motivato sulla colpa grave; il quarto motivo è stato disatteso in quanto il giudice di merito può, nell'esercizio del suo potere discrezionale e con motivazione congrua, condannare l'imputato alla rifusione delle spese della parte civile in caso di soccombenza parziale o di mantenimento della responsabilità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile quantificate in Euro 3.600,00.

Norme richiamate

  • Legge Fallimentare (L.F.)

    art. 217, comma 1, n. 4; art. 224, comma 1; artt. 41 e 43 L.F.

    La condotta di omettere la tempestiva richiesta di dichiarazione del fallimento è rilevante ai fini della bancarotta semplice; la colpa grave è una modalità punibile in tale fattispecie. Gli artt. citati sono stati interpretati nel senso che l'amministratore (intraneus) ha il dovere di attivarsi quando il patrimonio è eroso.

  • Codice di procedura penale

    art. 521; art. 522; art. 603; art. 606, comma 1, lett. d)

    Art. 521-522 richiamati in relazione al principio di correlazione fra imputazione e sentenza: la Corte ha ritenuto che la modifica da dolo a colpa grave non costituisce automaticamente violazione salvo dimostrazione di concreto pregiudizio per la difesa. Art. 603 (rinnovazione istruttoria in appello) e art. 606(1)(d) (vizio per mancata rinnovazione) sono stati valutati limitando il sindacato alla rilevanza decisionale della prova; la mancata acquisizione non era decisiva o sopravvenuta.

  • Codice civile

    Richiamato per definire i doveri dell'amministratore: la diligenza richiesta dall'incarico imponeva al ricorrente di attivarsi per ricapitalizzare o richiedere il fallimento quando era a conoscenza della situazione economica.

  • Codice di procedura civile

    Riferito in relazione al regolamento delle spese: la Corte ha confermato che la compensazione delle spese è possibile ma non obbligatoria; il giudice di merito può condannare alla rifusione delle spese della parte civile se vi è soccombenza parziale o mantenimento della responsabilità dell'imputato.

Massime di principio

  • Nel reato di bancarotta semplice l'omissione della tempestiva richiesta di fallimento da parte dell'amministratore è punibile anche a titolo di colpa grave: la giurisprudenza ammette la punibilità per colpa grave quando l'omissione è consapevole e provata concretamente.
  • La modifica della qualificazione del fatto (es. da dolo a colpa grave) non determina automaticamente la nullità della sentenza per violazione del principio di correlazione: il ricorrente deve dimostrare il concreto pregiudizio subito nella difesa e che la nuova qualificazione abbia mutato radicalmente l'oggetto dell'imputazione.
  • La mancata acquisizione in appello di documenti offerti dalla difesa è rilevante ai fini di cassazione solo se i documenti sono sopravvenuti o avrebbero avuto efficacia decisiva tale da determinare una diversa pronuncia; il giudizio sulla rilevanza probatoria resta in larga parte rimesso al giudice di merito e sindacabile in Cassazione solo limitatamente alla motivazione.
  • La possibilità per il giudice di condannare l'imputato alla rifusione delle spese della parte civile non è esclusa dalla mera reciprocità di soccombenza: se l'impugnazione dell'imputato è solo parzialmente accolta o la responsabilità è mantenuta, il giudice può motivatamente imporre la rifusione delle spese alla parte che ha perduto in parte.
  • In cassazione i motivi devono essere specifici e indicare con chiarezza le censure e il concreto pregiudizio subito; la genericità o la mera enunciazione di principi senza specificazione di come siano stati violati comporta inammissibilità.
  • Quando l'imputato risponde in qualità di amministratore (intraneus), il sindacato sulla colpa è circoscritto alla verifica della correttezza motivazionale del giudice di merito circa la consapevolezza della situazione patrimoniale e l'inosservanza dei doveri di diligenza.

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