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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11557/2024 del 19/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la revoca della liberazione anticipata precedentemente concessagli per il periodo di detenzione dal 15/06/2010 al 15/12/2018. La revoca, disposta dal Magistrato di sorveglianza di L'Aquila, si fondava sul fatto che per lo stesso periodo di detenzione era già stata concessa la liberazione anticipata dal Magistrato di sorveglianza di Avellino con provvedimento del 21/01/2019. Colalongo deduceva violazione e falsa applicazione dell'art.54 Ord. pen. nonché violazione degli artt.25 Cost., 6 e 7 CEDU, lamentando la lesione del principio di consumazione del potere decisorio e delle preclusioni endoprocedimentali.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha richiamato il principio del ne bis in idem e l'art.669 cod. proc. pen., secondo cui, in caso di contrasto tra più decisioni relative allo stesso soggetto e allo stesso oggetto, prevale la decisione più favorevole al condannato. Ne consegue che, potendo applicarsi solo una delle due ordinanze favorevoli, l'eventuale annullamento del provvedimento impugnato non avrebbe prodotto alcun concreto ulteriore vantaggio per il ricorrente. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art.616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art.54 Ord. pen.

    Richiamata dal ricorrente come norma rilevante per la disciplina della liberazione anticipata; la Corte non ha ritenuto che la sua applicazione sia stata violata in modo da giustificare l'annullamento, considerando invece prevalenti i principi del ne bis in idem e della prevalenza della decisione più favorevole.

  • art.25 Cost.

    Citato dal ricorrente quale parametro costituzionale (principio di legalità e/o tutela dei diritti); la Corte non ha ravvisato nel caso una violazione tale da ritenere fondato il ricorso.

  • art.6 CEDU

    Richiamato dal ricorrente in relazione al diritto a un processo equo; la Corte non ha ritenuto sussistente la violazione invocata alla luce dell'assenza di pregiudizio concreto derivante dalla revoca impugnata.

  • art.7 CEDU

    Invocato dal ricorrente (divieto di pena senza legge), ma non ritenuto idoneo a sostenere il ricorso dato che l'atto impugnato non ha determinato un peggioramento concreto della posizione del condannato.

  • art.669 cod. proc. pen.

    Interpretato dalla Corte nel senso che, in caso di contrasto tra più decisioni sullo stesso oggetto e sullo stesso soggetto, prevale la decisione più favorevole al condannato; questo principio giustifica che, se due provvedimenti equivalenti riconoscono lo stesso beneficio, soltanto uno possa essere applicato e l'annullamento dell'altro non produce ulteriore vantaggio.

  • art.616 cod. proc. pen.

    Norma sulla condanna alle spese processuali applicata dalla Corte per rimborsare la parte resistente in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Se esistono più provvedimenti, adottati da autorità diverse, che concedono lo stesso beneficio per lo stesso periodo e la stessa persona, si applica il principio del ne bis in idem e prevale la decisione più favorevole: non è possibile cumulare effetti favorevoli duplicati.
  • L'annullamento di uno dei provvedimenti favorevoli non produce un vantaggio concreto al beneficiario se resta comunque applicabile un altro provvedimento favorevole per lo stesso periodo; il ricorrente deve dimostrare un concreto ed ulteriore effetto favorevole derivante dall'annullamento per ottenere ragione.
  • La revoca o la disapplicazione ex officio di un provvedimento possono essere legittime quando sono necessarie per dare coerenza al sistema delle decisioni e per rispettare il principio che riconosce la prevalenza della decisione più favorevole.
  • Le doglianze relative a presunte violazioni di norme costituzionali o di diritti CEDU (es. art.25 Cost., artt.6 e 7 CEDU) richiedono la dimostrazione di un pregiudizio concreto e di un'effettiva lesione dei diritti; mere questioni procedurali astratte o dedotte senza prova dell'effetto non sono sufficienti.
  • In sede di impugnazione, anche quando si prospettano violazioni di principio sul potere decisorio o sulle preclusioni endoprocedimentali, il giudice valuta se l'eventuale pronuncia favorevole al ricorrente avrebbe prodotto un risultato diverso e favorevole nella pratica; se non è così, il ricorso è destinato a essere dichiarato infondato.

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