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Sentenza

Sentenza n. 4908/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia (Sezione Terza) n. 00911/2024, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202405542

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto dirigenziale recante diniego dell’istanza di variante sostanziale dell’autorizzazione ex art. 208 d.lgs. 152/2006, volta ad aumentare la capacità di trattamento e recupero dell’impianto da 100 a 1.280 tonnellate al giorno

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (stazione autorizzante)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società, titare di un’autorizzazione alla gestione di un impianto per il recupero di rifiuti inerti e la produzione di materie prime seconde, aveva chiesto una variante sostanziale per incrementare la capacità produttiva da 100 a 1.280 tonnellate giornaliere. Dopo il preavviso di diniego, motivato dalla presenza di cumuli di materiale in aree esterne a quelle autorizzate, la società aveva prospettato la riduzione dell’incremento a 500 tonnellate giornaliere, una diversa organizzazione delle aree di stoccaggio, la previsione di lotti liberi e il blocco dell’ingresso di ulteriori rifiuti al raggiungimento della capacità massima di deposito. Il diniego è stato impugnato deducendo, in appello, omessa pronuncia ed erroneità della sentenza di primo grado; erroneità e apoditticità della motivazione, travisamento o irrilevanza dei presupposti di fatto, sul rilievo che gli accumuli di MPS in aree esterne sarebbero stati rimossi; violazione dell’art. 10-bis l. 241/1990 e dell’art. 64 c.p.a., per omessa o incompleta valutazione delle osservazioni e delle soluzioni proposte; irragionevolezza, illogicità manifesta, violazione dei principi di economicità ed efficacia dell’azione amministrativa ex art. 1 l. 241/1990 e del buon andamento e dell’imparzialità ex art. 97 Cost.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto tutti i motivi e confermato la sentenza del TAR Lombardia. Ha ritenuto irrilevante, ai fini della legittimità del diniego, che al momento dell’adozione dell’atto fossero stati eventualmente rimossi alcuni cumuli di MPS, poiché l’amministrazione aveva valorizzato una pluralità di elementi istruttori: sopralluoghi comunali e di ARPA, presenza di cumuli di materiali e di MPS in aree esterne, ordinanza comunale di ripristino e precedente diffida per violazione delle prescrizioni autorizzative. Tali elementi evidenziavano una sistematica disfunzione nella gestione dello stoccaggio già con la capacità autorizzata di 100 tonnellate al giorno e rendevano ragionevole la prognosi di inidoneità dell’organizzazione aziendale a sostenere un incremento significativo della produzione. Il giudice ha inoltre ritenuto adeguata la valutazione delle osservazioni presentate dopo il preavviso di diniego: le soluzioni prospettate dalla società erano generiche e programmatiche e richiedevano verifiche concrete e analitiche, da svolgersi in un autonomo procedimento, non potendo imporre all’amministrazione di autorizzare l’incremento nell’ambito del procedimento già avviato. Le spese del grado di appello sono state poste a carico della società appellante e liquidate in 8.000 euro, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 208 d.lgs. 152/2006

    La variante sostanziale dell’autorizzazione alla gestione dei rifiuti può essere negata quando gli elementi istruttori evidenziano l’inidoneità dell’organizzazione e della gestione dell’impianto a sostenere l’incremento produttivo richiesto.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Le osservazioni presentate a seguito del preavviso di diniego devono essere valutate dall’amministrazione, ma proposte generiche e programmatiche, che richiedano autonome verifiche istruttorie, non impongono la positiva conclusione del procedimento né possono essere considerate risolutive delle criticità già accertate.

  • art. 1 l. 241/1990

    I principi di economicità ed efficacia dell’azione amministrativa non impediscono il rigetto di una variante quando la verifica concreta delle soluzioni proposte richieda un distinto procedimento istruttorio.

  • art. 97 Cost.

    I principi di buon andamento e imparzialità risultano rispettati quando il diniego si fonda su una pluralità di accertamenti e su una prognosi ragionevole circa l’inidoneità dell’impianto a sostenere l’incremento richiesto.

Massime di principio

  • Nel procedimento di rilascio di una variante sostanziale a un’autorizzazione ambientale, l’amministrazione può fondare il diniego su una prognosi di inidoneità dell’impianto e dell’organizzazione del gestore a sostenere l’incremento richiesto, valorizzando anche pregresse criticità gestionali già emerse con la capacità autorizzata.
  • La rimozione, prima dell’adozione del diniego, di alcuni accumuli irregolari non rende illegittimo il provvedimento quando l’amministrazione abbia motivato sulla base di una pluralità di elementi istruttori indicativi di una disfunzione sistematica nella gestione dello stoccaggio.
  • Le soluzioni progettuali e organizzative prospettate dal richiedente dopo il preavviso di diniego, se formulate in termini generici e programmatici e bisognose di verifiche tecniche concrete, possono essere ritenute non idonee a superare le criticità nel procedimento in corso e demandate a un autonomo procedimento istruttorio.
  • Il rispetto dell’art. 10-bis l. 241/1990 non comporta l’obbligo dell’amministrazione di accogliere le osservazioni del privato, quando esse non dimostrino in modo concreto e analitico il superamento delle ragioni ostative individuate nel preavviso.

Come è indicizzato

MaterieRifiutiAIA, AUA e autorizzazioni ambientaliPartecipazione al procedimentoMotivazione del provvedimento
RamiAmbienteProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di istruttoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnicaPartecipazione procedimentaleProporzionalità e ragionevolezza

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