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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4946/2022 del 10/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Prostamo impugna l'ordinanza del 17/06/2021 del Tribunale del riesame di Catanzaro che ha rigettato il suo appello avverso il diniego di sostituzione della custodia in carcere con misura meno afflittiva. Deduce violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che il Tribunale avrebbe illegittimamente valorizzato una pronunzia di condanna formatasi in sede di giudizio di merito (giudicato cautelare) e che, perciò, non si poteva ritenere valido tale elemento ai fini cautelari; invoca il principio di proporzionalità e contesta altresì il mancato esame dell'applicazione degli arresti domiciliari con controllo a distanza (braccialetto elettronico). Contesta inoltre l'uso di presunzioni e la valutazione dell'attualità del pericolo di recidiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per più ragioni: (1) aspecificità del ricorso rispetto al punto cruciale della decisione impugnata, ossia le ragioni che motivano la sussistenza del rischio di recidiva (pregresse violazioni di misure, stabile inserimento nel traffico di stupefacenti, detenzione successiva di un'arma); (2) la Corte ha ritenuto che la pronuncia di condanna, pur relativa a reati per i quali l'originario titolo cautelare era stato annullato, costituisca un "quid novi" valutabile dal giudice della cautela e idonea ad aggravare la prognosi di pericolosità; (3) la Corte ha ritenuto infine che il Collegio del riesame abbia implicitamente e congruamente escluso l'idoneità di misure alternative come gli arresti domiciliari con controllo a distanza. Di conseguenza il ricorso è stato dichiarato inammissibile, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende; inoltre non è disposta la rimessione in libertà e la cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di legge.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'appello al Tribunale del riesame: la sua citazione inquadra la procedura con la quale sono stati impugnati i provvedimenti cautelari

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Riferimento all'aggravante "mafiosa" la cui presenza o meno incide sulla valutazione della gravità indiziaria e sulle esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto che l'accertamento di tale aggravante fosse rilevante nel precedente iter e che il Tribunale dovesse argomentare in base al vincolo di rinvio

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato per il principio secondo cui la condanna per taluni reati può fondare la presunzione di pericolosità che giustifica la custodia in carcere; la Corte ha ricordato che la sentenza di condanna costituisce elemento valutabile ai fini della prognosi cautelare

  • art. 616 cod. proc. pen. (come modificato dalla L. 23 giugno 2017, n. 103)

    Norma che prevede la condanna alle spese e la possibilità di comminare somme alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile; applicata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di Euro 3.000,00

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Prescrive gli adempimenti della cancelleria quando dal provvedimento non consegue la rimessione in libertà del detenuto; la Corte ha disposto gli adempimenti conseguenti

  • Sez. U., n. 8825 del 27/10/2016 (Galtelli) - giurisprudenza

    Principio secondo cui il ricorso per cassazione è inammissibile se manca la necessaria correlazione con le ragioni della decisione impugnata; invocato dalla Corte per motivare l'inammissibilità per aspecificità

  • Sez. 1, n. 13407 del 08/01/2021 (Iadonisi) e Sez. 6, n. 30144 del 06/05/2015 (Sansone) - giurisprudenza

    Giurisprudenza richiamata per il principio che la pronuncia di condanna costituisce un fatto nuovo idoneo a fondare o a giustificare misure coercitive personali e, in alcuni casi, la presunzione di pericolosità

  • Sez. 2, n. 31572 del 08/06/2017 (Caterino); Sez. 2, n. 43402 del 25/09/2019 (Marsili); Sez. 2, n. 3696 del 15/12/2015 (H e altri) - giurisprudenza

    Giurisprudenza che supporta la possibilità di ritenere inadeguate misure alternative (es. arresti domiciliari con controllo a distanza) rispetto alla custodia in carcere quando le esigenze cautelari lo richiedono

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione contro un provvedimento cautelare deve essere specifico e deve direttamente confutare le ragioni decisive della motivazione impugnata; la genericità o la mancata correlazione con i punti cruciali espone all'inammissibilità
  • La pronuncia di condanna intervenuta successivamente all'adozione o all'annullamento di provvedimenti cautelari può costituire un "quid novi" valutabile dal giudice della cautela e può influenzare la prognosi di pericolosità anche se riguarda reati per i quali l'originario titolo cautelare era stato disconosciuto
  • Fatti successivi alla misura cautelare (violazioni di prescrizioni, inserimento in traffici illeciti, detenzione successiva di armi) sono indicatori rilevanti e legittimano il mantenimento o l'aggravamento della misura custodiale per rischio di recidiva
  • La contestazione del mancato esame di misure alternative come il braccialetto elettronico richiede una motivazione puntuale: il giudice può ritenere implicita la motivazione negativa se risulta che tali misure non soddisfano le esigenze cautelari
  • Proporzionalità e adeguatezza della misura devono essere argomentate nel ricorso; il ricorrente corre anche il rischio di essere condannato a spese e ammende se il ricorso è inammissibile o manifestamente infondato

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