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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8335/2024 del 27/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che confermava la custodia cautelare in carcere applicata al Muia per i reati indicati (estorsione consumata e tentata, artt. 629 e connessi). Il ricorrente deduceva violazione di norme processuali (art. 273 e art. 125 c.p.p.) e carenza/deficit motivazionale, lamentando che il Tribunale non aveva considerato le difese e le prove di parte (relazione del consulente tecnico, messaggi, contesto familiare e temporale degli episodi, responsabilità di terzi), e sosteneva l'assenza di una minaccia estorsiva e la legittimità delle richieste per il mantenimento familiare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il controllo di legittimità non consente una riconsiderazione dei fatti né della valutazione di attendibilità delle fonti già operata dal giudice di merito; il Tribunale del riesame aveva fornito motivazione adeguata e persuasiva sulla sussistenza della provvista indiziaria e sulle caratteristiche intimidatorie implicitamente manifestate nelle condotte contestate. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    Norma incriminatrice dell'estorsione; la Corte accetta la qualificazione della condotta come estorsiva, anche considerando che la minaccia può essere implicita e idonea a coartare la volontà della vittima

  • art. 81, comma secondo cod. pen.

    Riferimento alle norme sulla continuazione o concorso di reati utilizzato nella formulazione dell'imputazione; richiamato nella descrizione dei capi d'imputazione

  • art. 110, 56 cod. pen.

    Richiamo alle regole sul concorso di persone (art.110) e alla tipologia di adesione o partecipazione ad un reato (art.56) nella ricostruzione delle condotte imputate

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma sui presupposti per l'applicazione della custodia cautelare; il ricorrente denunciava violazione ma la Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia adeguatamente motivato la sussistenza dei presupposti (gravità indiziaria e esigenze cautelari)

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Norma sulla motivazione degli atti; il ricorrente lamentava carenza motivazionale, ma la Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame sufficientemente chiara e persuasiva

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti alla motivazione richiesta per la cassazione: la Corte ricorda che il ricorso deve indicare i motivi entro i limiti necessari per la decisione

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari personali la Cassazione non rivede la valutazione di merito sui fatti né l'apprezzamento dell'attendibilità delle fonti: i ricorsi che propongono una diversa lettura dei fatti sono inammissibili se si risolvono in una mera rivalutazione probatoria.
  • Per censurare validamente una ordinanza cautelare bisogna indicare specifici vizi di diritto o illogicità manifesta nella motivazione, non semplici argomentazioni alternative o petizioni di principio.
  • Il giudice può ritenere sussistente il carattere intimidatorio di una condotta anche quando la minaccia sia implicita o indeterminata, purché, nel contesto concreto, sia idonea a incutere timore e a coartare la volontà della vittima.
  • La mera produzione di elementi difensivi (es. consulenze, messaggi) non è automaticamente idonea a far cadere la misura cautelare se non è dimostrato che quei mezzi probatori avrebbero portato a una diversa valutazione logico-giuridica da parte del giudice di merito.
  • Quando il ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile per genericità o manifestata infondatezza il ricorrente può essere condannato alle spese e a sanzioni pecuniarie (es. Cassa delle ammende).

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