Cassazione Penale, Sentenza n. 42150/2024 del 15/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del GIP che aveva riconosciuto la continuazione tra due condanne per reati di stupefacenti relative a periodi distinti (fatti commessi tra novembre 2013 e agosto 2014 e fatti commessi negli anni 2019-2021). Il pubblico ministero ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione perché il giudice dell'esecuzione non ha valutato adeguatamente elementi decisivi quali il lungo intervallo temporale (oltre cinque anni), il periodo di detenzione intercorso e il diverso contesto criminale in cui sono avvenuti i nuovi episodi, elementi che escluderebbero un unico disegno criminoso originario e indicherebbero invece autonome scelte criminose o una mera propensione a delinquere.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione non avesse effettuato il necessario esame concreto dei tempi e delle modalità delle violazioni per accertare l'unicità del disegno criminoso ai sensi dell'art. 81, comma secondo, c.p. La motivazione dell'ordinanza impugnata è risultata carente perché fondata soltanto sulla somiglianza delle modalità operative senza confrontarsi con il lungo intervallo temporale, il periodo di detenzione e il mutato contesto criminale. La Corte ha annullato il provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale di Cosenza perchè proceda a un nuovo esame conforme ai principi esposti.
Norme richiamate
art. 81, comma secondo, codice penale
La norma disciplina il reato continuato, richiedendo l'esistenza di un unico disegno criminoso sostanziale sin dal momento ideativo delle diverse condotte. L'applicazione richiede un accertamento indiziario dei tempi, delle modalità, dell'omogeneità del bene tutelato e delle condizioni di tempo e luogo; la semplice propensione a delinquere o la reiterazione non bastano.
art. 73 D.P.R. 309/1990
Norma sostanziale che punisce il traffico illecito di stupefacenti: i fatti oggetto delle sentenze coinvolgono reati previsti da questa disposizione, che costituiscono il nucleo fattuale della valutazione sulla continuazione.
art. 74 D.P.R. 309/1990
Norma che prevede l'aggravante dell'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; è richiamata in relazione ai primi fatti (partecipazione associativa) utili a valutare il contesto originario rispetto ai successivi episodi.
Massime di principio
- Per riconoscere la continuazione occorre provare l'esistenza di un unico disegno criminoso ideato sin dall'origine: non è sufficiente la mera somiglianza delle condotte o la ripetizione del reato nel tempo.
- Indicatori rilevanti per l'accertamento della continuazione sono: la ridotta distanza temporale tra i fatti, le modalità operative concrete, l'omogeneità del bene giuridico tutelato e la coerenza di tempo e luogo; anche alcuni di questi elementi, se significativi, possono essere determinanti.
- Un lungo intervallo temporale tra reati, specialmente se accompagnato da un periodo di detenzione o da un mutamento del contesto criminogeno, è indice logico di autonomità delle ideazioni criminose e ostacola l'applicazione della continuazione, salvo che non emerga una chiara giustificazione della frazionatura temporale legata a un unico progetto.
- La propensione o l'abitualità a delinquere non equivalgono all'unità di ideazione richiesta per la continuazione; la norma è di favore e va interpretata restrittivamente rispetto al cumulo materiale delle pene.
- Il giudice che riconosce la continuazione deve motivare confrontando esplicitamente i fattori temporali, modalità esecutive e contesti, spiegando perché tali elementi fondano l'esistenza di un disegno unitario o, al contrario, non la fondano.
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