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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27860/2025 del 29/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso deduceva principalmente la violazione dell'art. 521 c.p.p. per mancata informazione e contraddittorio circa la riqualificazione del fatto operata in sede di merito (richiamando anche la sentenza C-175/22 della Corte di Giustizia UE e profili della Convenzione EDU), oltre a censurare la carenza di motivazione sulla configurabilità del reato di peculato rispetto agli elementi probatori (natura dell'istituto, contabilità, fatture e prova del rapporto contrattuale con la Securitas).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo ritenendolo fondato: ha rilevato che i giudici di merito hanno condannato l'imputato per un "fatto nuovo" (peculato) incompatibile con la contestazione originaria (concorso nel reato tipizzato dall'art. 648-bis, riciclaggio), senza instaurare il necessario contraddittorio né trasmettere gli atti al Pubblico Ministero per le opportune iniziative. Per tale motivo la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento è stato rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per nuovo giudizio; il secondo motivo non è stato esaminato per assorbimento.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    Norma sostanziale applicata in sentenza come riqualificazione del fatto; la Cassazione ha ritenuto che l'accusa iniziale non corrispondesse a tale fattispecie, configurando un "fatto nuovo" rispetto alla contestazione originaria

  • art. 648-bis cod. pen.

    Reato inizialmente contestato (riciclaggio). La Corte ha sottolineato che la clausola di riserva di questa norma rende incompatibile la condanna per il reato presupposto senza la necessaria contestazione e contraddittorio

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiede correlazione tra accusa e sentenza e consente la riqualificazione giuridica del fatto solo se resta identico il fatto storico; la Corte ha accertato la violazione di tale principio per trasformazione in "fatto nuovo" senza contraddittorio

  • art. 516 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la modifica della contestazione: va usata quando emergono variazioni essenziali degli elementi dell'imputazione sul medesimo fatto storico; se non applicata e il fatto risulta invece nuovo, c'è pregiudizio per la difesa

  • art. 517 cod. proc. pen.

    Stabilisce l'obbligo di trasmissione degli atti al Pubblico Ministero in caso di emersione di un 'fatto nuovo' nel dibattimento; la Corte ha ritenuto che tale obbligo non sia stato rispettato

  • art. 611, comma 1-sexies cod. proc. pen. (introdotto dal d.lgs. n.150/2022)

    art. 611, 1-sexies c.p.p.

    Prevede l'attivazione del contraddittorio sul diverso inquadramento giuridico anche nel giudizio di legittimità; la Corte lo ha richiamato a supporto del principio di informazione tempestiva dell'imputato

  • art. 111 Cost.

    Principio costituzionale di ragionevole correlazione tra accusa e sentenza, integrato dalla giurisprudenza CEDU in tema di diritto di difesa

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 6

    Diritto a un processo equo e a essere informato della natura e causa dell'accusa; la Corte ha richiamato la giurisprudenza CEDU (Drassich) per sottolineare l'obbligo di informare l'imputato sulla qualificazione giuridica dei fatti

  • Direttiva 2012/13/UE e Direttiva (UE) 2016/343; sentenza C-175/22 (Corte di Giustizia UE)

    C-175/22, sentenza 9/11/2023; direttive 2012/13/UE e 2016/343/UE

    La Corte di Giustizia ha ritenuto che la normativa UE osti a giurisprudenza nazionale che consenta la riqualificazione senza informare tempestivamente l'imputato, richiedendo che la persona abbia la possibilità concreta di esercitare la difesa rispetto alla nuova qualificazione

  • Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, art. 47

    Riconosce il diritto a un effettivo ricorso giurisdizionale; evocata per integrare le garanzie processuali alle quali la riqualificazione deve assoggettarsi

Massime di principio

  • La riqualificazione giuridica operata dal giudice è lecita solo se il fatto storico (condotta, evento, nesso causale, tempo e luogo) resta identico: in tal caso l'imputato non subisce pregiudizio difensivo
  • Se la diversa qualificazione comporta una trasformazione sostanziale degli elementi essenziali del fatto ("fatto nuovo"), il giudice doveva o modificare la contestazione (art. 516 c.p.p.) o, in mancanza delle condizioni previste, trasmettere gli atti al Pubblico Ministero (art. 517 c.p.p.)
  • La mancata informazione tempestiva e il mancato contraddittorio sulla nuova qualificazione configurano violazione del diritto di difesa e possono portare all'annullamento della sentenza di merito
  • Gli standard europei (Corte EDU e Corte di Giustizia UE) impongono che l'imputato abbia la possibilità concreta di preparare la difesa rispetto a qualsiasi nuova qualificazione giuridica prospettata durante il processo
  • In caso di condanna per un reato diverso e incompatibile con l'accusa originaria, la Corte di cassazione è legittimata ad annullare e rinviare per nuovo giudizio; il ricorrente può ottenere la restitutio in integrum delle garanzie difensive
  • La presenza di documentazione contabile o fatture non esonera dall'obbligo di accertare l'effettiva esistenza e annotazione del rapporto contrattuale e la consapevolezza dell'illecito: tali profili devono essere valutati nel contraddittorio
  • A valle del recepimento normativo (art. 611, 1-sexies), nel giudizio di legittimità è prevista la possibilità di rinvio per udienza con partecipazione delle parti quando la corte intenda cambiare la qualificazione giuridica del fatto

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