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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36536/2025 del 10/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza per due motivi principali: (1) vizio di motivazione rispetto alla ritenuta sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per il reato di tentata rapina pluriaggravata (artt. 56, 110, 628 c.p.), sostenendo che le immagini di videosorveglianza contraddicevano le dichiarazioni della persona offesa e che il Tribunale non avrebbe esaminato compiutamente il filmato né le incongruenze emerse nelle dichiarazioni; (2) carenza o illogicità della motivazione rispetto all'esigenza cautelare del pericolo di reiterazione e alla proporzionalità della misura (custodia cautelare in carcere), lamentando l'omessa valutazione di misure meno afflittive e l'assenza di ancoraggio a elementi concreti e attuali.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto che la valutazione dei gravi indizi fosse adeguatamente motivata dal Tribunale di Palermo: coerenza del nucleo essenziale delle dichiarazioni della persona offesa e di una testimone, riscontri investigativi (tentativo di fuga del ricorrente, tentativo di disfarsi di un coltello con manico arancione, rinvenimento di un bastone, lesione alla bocca della vittima) e corrispondenza con immagini di videosorveglianza; le differenze formali tra dichiarazioni e video sono state spiegate col fatto che la vittima non era assistita da interprete nelle fasi iniziali. La Corte ha inoltre ritenuto non ammissibili le censure che si risolvono in mera richiesta di rivalutazione del materiale probatorio già esaminato. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto la parte relativa al pericolo di reiterazione a-specifica e quindi non consentita; quanto alla scelta della custodia cautelare in carcere, ha ritenuto la motivazione del Tribunale adeguata: pericolosità concreta e attuale desunta dalle modalità violente del fatto, dall'uso di arma e dalla personalità/precedenti dell'imputato, e irreperibilità di contenimento del rischio tramite arresti domiciliari anche con controllo elettronico. Conseguenze pratiche: ricorso inammissibile; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p. e pagamento di € 3.000,00 alla cassa delle ammende per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma di riferimento per i motivi di cassazione; la Corte ricorda i limiti del controllo di legittimità sulle censure di motivazione nelle misure cautelari.

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto delle formalità della motivazione impugnata; la Corte verifica l'adeguatezza della motivazione ai sensi delle lettere citate.

  • art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Consente la custodia cautelare quando sussiste il pericolo di reiterazione; la Corte conferma che il Tribunale ha motivato concretamente e attualmente tale pericolo.

  • art. 275, commi 1 e 2 cod. proc. pen.

    Principio di adeguatezza e proporzionalità della misura cautelare: la Corte ha ritenuto motivata la scelta della custodia in carcere per l'impossibilità di contenere il rischio con misure meno afflittive.

  • art. 275-bis, comma 1 cod. proc. pen.

    Richiamato rispetto al controllo elettronico: la Corte osserva che il controllo a distanza non impedisce né evita effettivamente la violazione, quindi può essere inidoneo per reati di violenza alla persona.

  • art. 616, comma 1 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina le spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Riferimento alla nozione e rilevanza dei gravi indizi di colpevolezza; la Corte richiama i limiti per eccepire l'insussistenza dei gravi indizi in cassazione.

  • artt. 56, 110, 628 cod. pen.

    Norme sostanziali relative al reato contestato (tentata rapina pluriaggravata in concorso); la Corte valuta la qualificazione del fatto e i gravi indizi alla luce di tali disposizioni.

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non riesamina i fatti né rivaluta liberamente l'attendibilità delle prove: le censure che chiedono una diversa valutazione del materiale probatorio sono inammissibili se non evidenziano vizi di motivazione specifici.
  • Per ritenere sussistenti i gravi indizi di colpevolezza è sufficiente una motivazione logica che colleghi dichiarazioni, riscontri investigativi e, se presenti, immagini/video; discrepanze formali devono essere spiegate nel provvedimento (es. difficoltà linguistiche, concitazione).
  • Il pericolo di reiterazione deve essere concreto e attuale e si valuta con prognosi fondate sulle modalità del fatto, sulla personalità dell'indagato e sulle sue condizioni di vita; non è necessario individuare una specifica occasione futura di reato.
  • Nella scelta della misura cautelare il giudice deve motivare l'adeguatezza e la proporzionalità rispetto alle esigenze cautelari: se il rischio è di violenza alla persona, gli arresti domiciliari con controllo elettronico possono risultare insufficienti se non è credibile l'autocontenimento.
  • L'impugnazione in cassazione richiede motivi specifici e confronti puntuali con la motivazione del giudice di merito; motivi 'a-specifici' o che si limitano a esprimere dissenso senza indicare vizi formali/giuridici saranno dichiarati inammissibili.
  • Le impugnative infondate o mal fondate possono comportare condanne alle spese processuali e, in presenza di profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, anche ammende pecuniarie.

Testo integrale

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