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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29136/2022 del 22/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva respinto la sua istanza di remissione del debito derivante dalla sentenza del Tribunale di Palermo del 10/06/2010 e dalle spese di mantenimento in carcere. Il motivo unico dedotto riguarda la presunta carenza di motivazione in ordine alla sussistenza del requisito delle "disagiate condizioni economiche" necessario per la remissione del debito, e la tesi che le alienazioni di immobili in favore dei figli non avrebbero inciso sulla capacità patrimoniale poiché i beni sarebbero rimasti nell'ambito del patrimonio familiare.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il requisito per la remissione del debito richiede lo stato di "assoluta indigenza" oppure che l'adempimento comporti un serio e considerevole squilibrio del bilancio familiare tale da pregiudicare le esigenze vitali e il reinserimento sociale; semplici difficoltà finanziarie non sono sufficienti. Il magistrato di sorveglianza aveva svolto un apprezzamento di merito adeguatamente motivato; la cessione degli immobili ai figli è stata considerata comunque riconducibile al patrimonio familiare e quindi non idonea a precludere l'attuale possibilità di soddisfacimento del credito erariale. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 616, comma 1, codice di procedura penale

    Ai sensi dell'art. 616, comma 1, cod. proc. pen., alla decisione consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma determinata, in via equitativa

    La norma è richiamata per disporre la condanna alle spese e al pagamento di una somma equitativa alla Cassa delle ammende in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (massime richiamate)

    Sez. 1, n. 42026 del 6/7/2018, M.; Sez. 1, n. 13611 del 13/3/2012, Valenti; Sez. 1, n. 5621 del 16/1/2009, Guarino; Sez. 1, n. 14541 del 24/1/2006, Mangione; Sez. 1, n. 1137 del 8/3/1994, Spagnolo; Sez. 1, n. 3575 del 28/5/2013, Antonuccio

    La giurisprudenza definisce il requisito delle "disagiate condizioni economiche": richiede lo stato di assoluta indigenza o che il pagamento del debito determini uno squilibrio tale da impedire bisogni vitali e il reinserimento sociale; non è sufficiente la mera difficoltà economica.

Massime di principio

  • La remissione del debito per motivi economici richiede lo stato di "assoluta indigenza" o un pregiudizio serio e concreto delle esigenze vitali e del reinserimento sociale; le difficoltà finanziarie ordinarie non bastano.
  • La valutazione del magistrato di sorveglianza sull'esistenza delle condizioni economiche è un apprezzamento di merito che, se corredato da motivazione congrua e logica, è difficilmente censurabile in sede di legittimità.
  • Le operazioni di alienazione di beni in favore di familiari possono essere valutate nel loro complesso: se i beni permangono nella sfera patrimoniale familiare, possono essere considerati a disposizione per soddisfare il credito, anche qualora formalmente non più intestati al debitore.
  • Chi chiede la remissione deve fornire prove specifiche e circostanziate dello stato di indigenza o dell'impatto del pagamento sulle esigenze vitali; affermazioni generiche o deduzioni non documentate sono insufficienti.
  • In caso di rigetto o dichiarazione di inammissibilità del ricorso, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e ad una somma in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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