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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15480/2022 del 20/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Salerno che aveva annullato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Iacomino per carenza di gravi indizi. Con l'imputazione provvisoria si contestava a Iacomino il riciclaggio di somme provento di truffa informatica e il tentativo di estorsione nei confronti di Battipaglia Francesca, nonché l'uso del metodo mafioso collegato al clan Mazzarella. Il Procuratore deduceva violazioni di legge e vizio di motivazione: (i) sul riciclaggio sosteneva che il Tribunale aveva errato nel ritenere possibile il concorso di Iacomino nei reati presupposti, con motivazione lacunosa; (ii) sull'estorsione sosteneva che il Tribunale aveva ignorato una intercettazione ritenuta decisiva e che l'indicazione temporale nell'imputazione era imprecisa ma non ostativa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che le censure del Procuratore si risolvessero in una richiesta di rivalutazione della capacità dimostrativa e della convergenza degli elementi probatori, attività non consentita al giudice di legittimità. La Corte ha verificato che la motivazione del Tribunale del riesame non presentava vizi di manifesta illogicità, contraddittorietà o incompatibilità con altri atti del processo: (a) quanto al riciclaggio, il Tribunale aveva legittimamente considerato, nello Stato degli atti proprio del giudizio cautelare, l'intercettazione in cui Iacomino si attribuiva la paternità del denaro come indizio di una partecipazione, almeno morale, al reato presupposto; (b) quanto all'estorsione, il Tribunale aveva correttamente ritenuto insufficiente il quadro indiziario a dimostrare un concreto contributo di Iacomino alla consumazione dell'estorsione: l'intercettazione citata dal Procuratore confermava l'interessamento al trasferimento del denaro ma non identificava un apporto concreto e riconducibile all'azione estorsiva. La presunta imprecisione temporale nell'imputazione non è stata ritenuta decisiva.

Norme richiamate

  • art. 648-bis c.p. (riciclaggio)

    La norma è stata richiamata in relazione al reato contestato; la Corte ha accettato che, in sede cautelare, l'attribuzione della "paternità" del denaro emersa in intercettazione possa costituire elemento indiziario di una partecipazione al reato presupposto, purché valutato nello "stato degli atti" e senza che ciò comporti una rivalutazione probatoria oltre il consentito.

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    Richiamato in relazione al capo di imputazione per estorsione; la Corte ha subordinato la sussistenza dei gravi indizi alla dimostrazione di un concreto contributo all'azione estorsiva, non alla mera dichiarata volontà o interesse al recupero di somme.

  • art. 56 c.p. (concorso di persone nel reato)

    Richiamato in relazione alla contestazione di concorso nei reati presupposti del riciclaggio; la Corte ha richiamato la necessità, in sede cautelare, di elementi che colleghino efficacemente il soggetto all'azione delittuosa, non solo indizi di interesse o disponibilità del denaro.

  • art. 273 c.p.p. (motivi di impugnazione)

    La norma è citata tra le basi normative della doglianza; la Corte ha precisato che le censure di motivazione non possono ridursi a richiesta di riconsiderazione del materiale probatorio, ma devono segnalare vizi di mancanza, manifesta illogicità, contraddittorietà o incompatibilità con atti specifici.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020 (procedimento celebrato con contraddittorio scritto)

    art. 23 comma 8 D.L. n. 137 del 2020

    Richiamato per motivare la celebrazione del procedimento con contraddittorio scritto; non incide sulla valutazione di merito ma sul rito seguito.

  • Giurisprudenza di riferimento (Sez. 1 n. 41738/2011; Sez. 6 n. 13809/2015)

    Sez. 1, n. 41738 del 19/10/2011; Sez. 6 n. 13809 del 17/03/2015

    La Corte ha richiamato principi giurisprudenziali secondo cui il sindacato di legittimità sulla motivazione è limitato a verificare la presenza di vizi quali mancanza, manifesta illogicità, contraddittorietà o incompatibilità con atti processuali specifici; non è consentito un sindacato approfondito sulla valutazione della persuasività degli elementi probatori.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina il materiale probatorio nello stesso modo del giudice del merito: le doglianze che chiedono una diversa valutazione della prova sono inammissibili se non fanno emergere vizi di motivazione manifesti, contraddittorietà o incompatibilità specifica con altri atti.
  • Nel giudizio cautelare il Tribunale valuta "allo stato degli atti": elementi indiziari come ammissioni o intercettazioni possono essere adeguati a sostenere la misura se indicano un collegamento significativo con il reato, ma non bastano se non mostrano il contributo concreto richiesto per la fattispecie contestata (es. estorsione).
  • Una intercettazione che attesti l'interessamento al trasferimento di denaro può supportare l'ipotesi di partecipazione al reato presupposto del riciclaggio, ma non necessariamente prova la partecipazione ad altri reati (es. estorsione) se non indica un apporto operativo o intimidatorio riconducibile a tali reati.
  • La generica imprecisione temporale nell'imputazione non è di per sé decisiva se il quadro indiziario complessivo non consente di dimostrare i gravi indizi richiesti per la misura cautelare.
  • Per impugnare efficacemente un provvedimento cautelare in Cassazione è necessario far emergere vizi qualificati della motivazione (mancanza, manifesta illogicità, contraddittorietà o incompatibilità con atti specifici), non una semplice divergenza di valutazione degli elementi probatori.

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